21/10/19

La lotta perpetua di Ajax


Ai tempi della scuola, le mamme dei miei amici sconsigliavano caldamente ai figli la mia frequentazione, perché non studiavo ed ero un ripetente. Successivamente, e in altri contesti, sono stato sconsigliato perché poco solvibile e palesemente antiborghese. Ne sono sempre uscito vittorioso, dopo l’iniziale e ostentato menefreghismo. Mi ispiravo ad Ajax de “I guerrieri della notte”, capirai quanto mi potevano destabilizzare le ramanzine saccenti, le disgustate scomuniche e i mesti vaticini sul mio conto in banca.

Eppure, quelle pagine non dovrebbero essere dimenticate. Sono una buona dimostrazione di come vanno le cose in seno alla società. E anche della marcia volatilità di certe opinioni, suscettibili di oscillazioni decisive in caso di riscatto. Sempre lì si va a finire: il riscatto agli occhi degli altri, i privilegi, le comodità, l’accesso a luoghi, cose e persone, rendere meno fetido il breve passaggio terreno grazie a beni e qualità della vita.

Da ragazzo, quando alcuni adulti (e non solo) mi scoraggiavano circa lo scrivere, preconizzandomi un futuro di stenti e frustrazioni, già riuscivo a pensare “che ipocriti del cazzo. Se diventerò famoso un giorno, mi troverò questi ramarri a leccarmi le scarpe e dirmi che in me avevano sempre creduto”
Le loro prediche non mi convincevano; le loro ricette per sfangare la gavetta e ottenere presto una buona posizione mi nauseavano.
Nella prima adolescenza, ogni qualvolta un adulto mi prendeva da parte per elargirmi una lezione di vita e di giustezza comportamentale, reagivo prima con un silenzio sdegnoso e smorfie à la James Remar, poi tornavo a casa e mi sparavo a tutto volume “Hell Awaits” degli Slayer. E vaffanculo.
Conoscevo a menadito tutte le parti di basso di Tom Araya, che un giorno ringrazierò di persona per avermi salvato l’anima dalla vera schiavitù, quella rappresentata dal contegno furbo e strisciante dei borghesi.

Negli anni, non ho potuto contare sempre sulle chirurgiche linee di basso di Tom, così mi sono difeso strenuamente; e difendendosi a oltranza si finisce anche per sbagliare, certamente esagerare. Si confondono nemici e fiancheggiatori, si diventa ingiusti con i silenziosi, si spara nel mucchio e finisci per biascicare un “okkio al cranio” a uno che voleva solo chiederti un’indicazione stradale.

Quando ho iniziato a lavorare per la grande distribuzione, le malelingue si sono acquietate, anzi si sono prodotte nelle tipiche inversioni a U del caso. Qualcuno arrivò a dirmi “finalmente ti sei calmato”, “sei maturato, hai capito”, “quello che ho di fronte è un uomo completamente diverso dal ragazzino aggressivo che conoscevo”
Dovevo trattenermi per non vomitare. Per non parlare dei complimenti senza senso che arrivarono per la prima pubblicazione solista. Complimenti senza leggere il libro, naturalmente. Non ci volle molto a comprendere che non sarei mai diventato un affermato giallista tuttologo, così gli adulatori si stancarono rapidamente e ritornarono all’antica, appuntita diffidenza rivestita di indifferenza con cuciture levigate.

Quindi, riassumendo:
-         Sei quel che fai;
-         Sei quanto guadagni;
-         Sei le vacanze che scegli e i privilegi che ostenti;
-         Sei rappresentato dalle tue comodità;
-         Se qualcosa è andato storto, la colpa è solo tua, sei tu che non ti sei adeguato;
-         Le persone non ammetteranno mai che i loro ampli orizzonti sono solo una farsa perpetrata in assenza di casi reali;
-         La mediocrità mentale della borghesia ha infettato le classi più disagiate, lanciandole come pallottole di sterco nella pancia tanfante della destra più cafona e tribalistica;
-         La società ignorante, ignara e ingorda qualifica l’anarchia più indomita come bieca preparazione di bombe inefficaci, mancando codesta società di una pur minima impanatura culturale che la introduca al concetto di libertà individuale e collettiva;
-         I saggi con il sospensorio giocano a citare la livella di Totò per dire che un giorno saremo tutti uguali. Ma in morte l’uguaglianza non vale un cazzo, cari i miei filosofi monoscopata. È ora che conta, non dopo. Il povero vale il ricco, bastardi. Il disoccupato vale il capitano d’industria;
-         Se ora le cose ricominciassero a ingranare, i catastrofisti pietistici nascosti dietro le porte blindate e le Madonne souvenir regalate dai morti, ebbene tornerebbero in banana dura ed ecco ripartire la stima come una macchinetta per fare gnocchi. Da cui si deduce che la stima è qualcosa di uterino, indimostrato e capriccioso, più ancora delle voglie sessuali stesse;
-         Puoi fare ammenda solo con i risultati, non conta cosa raggiungi e che profondità di sguardo ti potrà guidare, conta per la borghesia al gusto vongole e per i poveri incarogniti ed emulanti la foto che posterai dall’atollo per pochi intimi;
-         La vera lotta di classe è non cambiare idea in presenza dei numerosi ricatti di non accesso e di esclusione dal mondo cosiddetto funzionante;
-         Il senso della lotta individuale non è l’isolamento nauseato, bensì il continuare a creare precedenti di difformità dai modelli inculcati.

Mi è stato consigliato, in passato, di non far capire su questo blog (e anche, naturalmente, fuori) le mie idee sociali e sulla società in genere. Rischiavo di alienarmi delle simpatie e anche di non essere chiamato per dei lavori. Tanto, rispondevo, se non ti vogliono chiamare non è un blog che cambierà le sorti. E poi, basta guardarmi in faccia per capire che non sono un aziendalista, un mago del profitto, un venduto ai sogni degli altri. La prudenza? Donna Prudenza de Prudis può prendermelo tranquillamente in bocca e succhiarlo tutta la vita, finché non morirò.
La vera lotta di classe è non cedere di un solo millimetro quando ti arrivano le minacce sorridenti di esclusione civile, quando la simpatia colora il culo di quello dietro di te, quando non arriva l’applauso e tu insisti, quando ami la vita e la libertà fino al punto di concepire la morte.
Quando scrivi senza pensare alle vendite e alle classifiche.
Quando ami senza guardare la posizione sociale e economica del partner.
Quando ti innamori senza sapere se sarai ricambiato.
Quando non ti innamori delle attenzioni degli altri, ma dei loro occhi senza te dentro.

©Luca De Pasquale 2019

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