12/08/18

Ambizione letteraria coito interrotto


Sono uno scrittore poco noto, solitario e bastardo. La verità è che non seguo il mercato editoriale. Non l'ho mai seguito, lo ammetto. Difficilmente leggo nuovi scrittori e non sono a caccia di sensazioni. Quasi impossibile poi che io legga un “nuovo scrittore italiano”. Non ho mai studiato la scena editoriale italiana per regolarmi di conseguenza. Non conosco editor, agenti letterari, agentucoli, portaborse, uffici stampa altolocati. Non ho amicizie in campo letterario. Non frequento persone che potrebbero essermi utili per uscire dalla nebbia degli “scrittori marginali”. Sono un animale bastardo, ma non sono arrogante e sparapose. E non mi reputo un incompreso. Desidero solo che non mi si rompano i coglioni con associazionismi velleitari. Non scriverò mai un giallo, serio, farsesco o allegorico. Preferisco il nero seppia e al limite l'arancione. Preferisco la luce dell'alba e il senso di perdizione del continuarsi.

Mi hanno detto che facevo mie certe pagine di Bukowski e Palahniuk; quest'ultimo, lo confesso, non l'ho mai letto. Preferisco certe pagine devastanti di Welsh, ma non “Trainspotting”. I miei scrittori preferiti compongono una lista eterogenea e personale: Dagerman, Hamsun, Gifford, Puskin, Dostoevskij, Gaston Criel, Ricardo Piglia, Jens Bjørneboe, Ligotti, Sologub, Philip Roth, Piero Chiara, Henning Mankell e molti altri. Non mi piacciono gli scrittori politici. Non voglio che un libro mi faccia ridere, voglio che mi disveli altri mondi oscuri. Non voglio essere rassicurato da un libro, voglio essere invece spiazzato, rimanere scosso, subire violenza intelligente.
Non amo gli umoristi, che spesso diventano dei ruffiani volgari. Non sempre, ma spesso.

Probabilmente non sono mai stato ambizioso. Realmente ambizioso.
Di ambiziosi ne ho conosciuti a bizzeffe. Vere e proprie maschere, tutti compenetrati nella loro missione ad alto tasso di compromesso e di cocciutaggine. Ho smesso di giudicare gli scrittori ambiziosi, soprattutto perché non li frequento e dunque non sono costretto ad ascoltare i loro deliri da pallottoliere.
Non sono mai stato realmente ambizioso, l'ho ammesso con i miei amici e i variegati, episodici nemici. Il mondo degli scrittori italiani mi è risultato sempre piuttosto estraneo e difficile da comprendere, nei suoi interstizi di fili scoperti e invidie da unghie laccate. Non puoi fare a morsi e pugni in mezzo ad una torma di ambiziosi, se tu riesci a creare e ad emozionarti grazie al senso di perdita, di sconfitta, di scacco esistenziale perpetuo.

Perché amo tanto Piero Chiara ancora oggi?
Perché era leggero senza essere stronzo o ruffiano. E perché aveva classe anche quando giocava, e lui poteva di buon diritto, sul lato boccaccesco del narrare. L'eleganza di Piero Chiara me la sogno, come forse l'amarezza arguta di Luciano Bianciardi e la sincera disperazione (schermata) di Vasco Pratolini.
Queste doti spontanee se le sognano, pur non desiderandole, anche i nomi più gettonati sulla piazza, quelli che vendono, la maggior parte dei quali sono dei triviali guitti travestiti da condottieri della parola.

Credo che la condizione ideale di uno scrittore che si mangia la vita ogni giorno, perdendo l'equilibrio e il principio della gloria racimolata, sia la solitudine, il calcolato isolamento, l'estraneità difesa strenuamente. E non c'è bisogno di aggredire questa teoria soggettiva con tutta quella caciara concettuale sul confronto, sull'unione creativa e altre fesserie prive di qualsiasi schietta urgenza.

Voglio essere franco fino al masochismo.
Ogni tanto hanno provato a presentarmi qualche letterato di successo. Magari per farmi finire sotto l'ala, periferico alle natiche o solo nel campo visivo miope del fortunato e vincente soggetto. Sarebbe stato più onesto ed immediato chiedermi se potevo ben dispormi verso il sesso anale passivo. Non sono un distributore di complimenti e di blandizie. Non credo nei circoli culturali, nelle associazioni, non credo nell'unione che fa la forza (ma rispetto a cosa? Per quali sublimi ed universali scopi degli scrittori dovrebbero mai associarsi?), non sono uno di quei soldatini con la scopa nel culo che va in libreria a controllare se il suo libro è esposto. Non credo che uno scrittore, anche se non conosciuto, debba fare l'agente di se stesso. Non credo che uno scrittore, anche l'ultimo degli ultimi, debba organizzarsi presentazioni, come chiedono sempre più spesso case editrici della più disparata origine e consistenza.
Non ho i soldi per pagare un agente ed in ogni caso non lo pagherei.

La verità, l'ennesima, è che questo circo editoriale mi interessa assai poco. Preferisco l'ambiente dei musicisti. È gente che può inventare meno competenze: o sai suonare o no. Non si scappa.
Una sacerdotessa isterica, una di quelle che ti strappa i lobi mentre state scopando solo perché hai osato decelerare o accelerare, mi disse una volta che io sono come la volpe con l'uva. In verità non ricordo se me lo disse mentre stavamo scopando. Non credo. Ad ogni modo le dissi quel che pensavo, e cioè che aveva detto una banale cazzata senza costrutto.
Se mi fossi davvero impegnato e avessi fallito la mia entrata nel gotha dei letterati, solo in quel caso potrei diventare la volpe avvinazzata. Ma così che mi incazzo a fare? Non ho studiato per entrare liscio e meglio. Sono sempre stato uno svogliato e un bastardo. Non riesco mai a inumidire le zone di entrata per fare miglior figura umana ed esistenziale. Sono irruente, sconsiderato, nichilista, sono il poster di un vampiro in una stanza con le tapparelle abbassate.
Non ho fratelli, padri putativi, protettori, fiancheggiatori, estimatori che se lo tirano fuori per dimostrare la loro devozione, non ho il badge per la stanza rossa dei palpiti, tendo alla pubblicità regresso e mi piace pisciare nei vasi Ming delle idee raffinate altrui. Ragiono surrettiziamente con il lasciapassare del sesso e delle pulsioni, in me alberga una certa violenza e una sporca, grezza tendenza all'anarchia, ne pago il prezzo anche quando mi giro nel letto.. Tutte le volte che mi ammorbidisco poi divento recalcitrante, parossistico, finisco per esplodere come un palloncino ad una festa per adulti.
Io stesso sono una festa mancata per adulti, un divieto trascurato, un lupo che si è mangiato la coda e forse si è fottuto da solo per scarsa propensione al compiacimento e per aver lasciato credere che mi interessasse l'autocompiacimento decadente.
Sono pieno di difetti con charme ondivago.
Un tempo mi piaceva dire, ma ero ridicolo, che non ho mai venduto il mio piccolo culo da scrittore marginale. Si trattava di una boutade oscena e dalla coda cortissima. Non credo di possedere i requisiti adeguati per emettere queste sentenze di purezza. Cosa cazzo è la purezza per uno che scrive?
Un momento.
Un momento come un altro.

La donna insoddisfatta si tocca in bagno mentre il marito usa whatsapp con gli amici coglioni. Preferisce le sue dita al sesso e all'alito del coniuge.
Il dj fallito sniffa, insegue vanamente proprietari di locali e paga una prostituta vicino Varcaturo per un pompino, ma non gli si rizza.
L'operaio si suicida perché ha perso il lavoro, ma da morto non potrà scrivere grotteschi “stati democratici” su facebook. E l'operaio che si suicida non compone le storielle Instagram.
L'ex estremista di sinistra isolato va in cabina elettorale e schizza sperma sulla scheda, poi la chiude con sapienza. Non vota partitini di sinistra centrista. Leghe reazionarie, cinquestalle, fascistini per l'onore della famiglia e della razza, tutto affanculo nel voto disperso. È la società ad essere una merda, e chi si annuncia diverso è la schiuma dello sterco residuale. Tutto qui.
Un tempo Pinelli volava dalla finestra della questura. Oggi si scrivono gialli del cazzo con cipiglio progressista fasullo e tanta attenzione a vendite e scaffali. L'editoria è imprenditoria in doppiopetto e con papillon ben sistemati, ma il tanfo di orina è lo stesso degli ospedali e dei bagni chimici dove i froci vogliono essere chiamati froci senza offendersi.
Io sono in queste scene. La mia sensibilità mangia questa roba e soffre lontano da sguardi indiscreti e giudicanti.

Non sono uno scrittore democratico e progressista.
Non sono certo che nessuno me lo abbia mai succhiato.
Non sono certo di non essermi venduto.
Sogno la libertà assoluta da sempre e per questo creperò senza onori.
Non sono un talento dissipato. Sono solo un bastardo che alterna scie di fascino non dimostrato e pessime pagine di pornografia della speranza abortita. Le mie ambizioni sono un coito interrotto, non sia mai che ingravidi l'aria dei miei desideri.

©Luca De Pasquale 2018

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