28/07/18

La collezione di dischi di Ottiero Laurinchia


Ottiero Laurinchia mi invita a casa sua. Al telefono mi spiega affannosamente che ha bisogno di me per riordinare la sua vasta discografia in vinile e in cd. Accetto con riluttanza, pur avendo bisogno di soldi, per un motivo semplice e banale: Ottiero Laurinchia mi è sempre stato sul cazzo. I suoi modi affettati e pomposi, la sua ostentazione di competenza musicale, il suo indecente modo di fingere conoscenze vacanti, il suo status di pingue borghese con smanie progressiste inverificabili sul campo, il suo amore orbo e anche un po' effeminato per scrittori e autori della sinistra “bene”, la sua casa sfarzosa e non funzionale, con quelle croste alle pareti e tutte quelle foto di viaggio così cafone e dimostrative.
Una di quelle case dove quelli come me devono, sono costretti anzi, a pisciare nel lavandino. Una casa da profanare, un'ostentazione da lordare. Una volta ho conosciuto sua moglie e il suo sguardo diceva chiaramente che non era soddisfatta delle prestazioni di Ottiero. Del resto, uno che passa la vita ad accumulare dischi per mostrarli agli altri non può che chiavare male e durare poco. Quattro gocce e si torna allo stereo per un'altra dose di finzione da comunicare prontamente.

Quando mi apre la porta, riconosco nella bombata figura di Ottiero il cliente che per anni mi ha tormentato con le sue domande del cazzo, quasi tutte inutili e poste per colpire i suoi occasionali accompagnatori, delle mezze seghe con i brufoli purulenti a quarant'anni, nascosti dalla barba.
Tutta gente con alto reddito e PIL sessuale inesistente, come da canovaccio.
Prego, ciao, accomodati, ti trovo bene, non ti si vede più tanto in giro”
A cosa rispondo per prima, Ottiero?”
Sempre brillante il nostro scrittore!”
Non sono uno scrittore”
Non più?”
Sono solo un uomo”
Bella questa, chi stai citando?”
Mammeta, penso. Questi palloni gonfiati come si eccitano, quando provano interesse per una frase; pensano sempre che tu stia citando qualcuno. Pallone gonfiato.

Mi porta in salotto. Bella casa. Quadri alle pareti. Merda oleografica pagata anche cara. Follia. Foto di viaggi ovunque: barche, montagne, laghi, aerei, idrovolanti, pareti rocciose, ghiacciai, baite, alberghi a Parigi, tramonti a Tokyo, tavolate immense in qualche buco di culo esotico, tutta roba del genere. Ma chi credi di impressionare, BORGHESE?
Arriva la moglie con il caffè. Bella donna, sfiorita. Sfiorita ma sensuale come sa essere sensuale -e irresistibile- chi non fa o fa male. Le sorrido da maschio annegato, lei da donna-cenere nascosta nei bei tratti e nella cortesia, la sua non affettata.
Il caffè è buono, le chiacchiere di Ottiero neanche un po'. Prova a trascinarmi su territori politici, non sapendo che sono in sciopero vocale, verbale e scritto.
Abbiamo il dovere di ribellarci alla tirannia”, dice con sussiego.
Tu dici all'attuale governo?”, chiedo svogliatamente.
Esatto. Tu non sei scandalizzato come me, come noi?”
Noi. Ma noi chi, BORGHESE?
Perdona la franchezza Ottiero, del governo in carica non me ne fotte nulla, scusa il tono. Nel senso che lo avverso totalmente, senza sconti, ma non gioco a fare l'eroe che risveglia le coscienze. Detesto queste pose plastiche da grandi spiriti”
Ma cosa vorresti dire? Noi abbiamo il dovere civile...”
Il dovere civile l'Italia non l'ha quasi mai avuto, abbiamo vissuto due ventenni e questo ha fatto comodo a molti. Ottiero, non parlo di politica. Dove sono i dischi?”
Ora andiamo: ma tu da che parte stai?”
Necessiti di uno schema? Dove sono i dischi, Ottiero?”
Okay, andiamo... come tu sai, io posseggo 7450 vinili e 11223 cd, oltre a dei rarissimi picture discs, Laser Discs, acetati, Super 8, oltre ad una collezione davvero ragguardevole di buuttlèg
E mi guarda. Io non dico una parola. E lui continua a fissarmi.
So cosa vuole, questo dildo con l'alopecia, so cosa vuole. Vuole che io mi stupisca prima, che mi complimenti poi e che lo invidi dopo. Forse questo gli potrebbe procurare quell'erezione decente che la moglie sta attendendo da un ventennio, l'ennesimo ventennio orrendo da citare oggi.
Io non batto ciglio. Niente. Arrivo al suo “muro del suono”, come lo chiama lui, ed è come se mi trovassi di fronte ad una parete di reti di pesca o di scatole di tonno.
Non vorrei avere tutti i suoi dischi. Certo, glieli ruberei. Soprattutto quelli hard rock ed heavy metal, perché non può comprenderne a pieno la valenza, la rivoluzionaria presenza. Non voglio la sua montagna di indie rock “friariello” e calato nel mobile per convincersi di essere giovane ancora e pure di sinistra. Che può capire dei Motörhead, perché possiede gli Accept? Ah già, perché glieli consigliai io. Vedi che fesso sono stato.
Provo disgusto per questa ostentazione così di basso livello, qui non c'è nulla che mi segnali passione e nemmeno reale competenza. Questi sono solo dischi senza niente attorno, e dunque solo ostentazione di soldi spesi e di discrete capacità di catalogazione. Anche i suoi rudimenti in materia di musica sono svuotati di ogni senso di ricerca, questo è un bignami vivente che spolvera i suoi vinili come un maniaco con il sospensorio. E poi... ma chi credi di impressionare, BORGHESE?

Alla fine il cane mi chiede di catalogargli tutto l'apparato, e mi offre una miseria che non riesco nemmeno a trascrivere. Faccio un po' di trattativa, giusto perché sono venuto fino a qui, ma io non sono un piazzista, le mie competenze non me le porto dietro in un mercato semovente immaginario.
Alla fine strappo, grazie a modi urbani e patinati in superficie, a pettinargli una cifra migliore della prima offerta. Mi toccherà stare a casa sua per una settimana. Sua moglie mi porterà del buon caffè, con quell'aria da Giovanna d'Arco disinnescata. Fumerò sul suo balcone, guardando la distesa di cemento e verde soffocato del quartiere collinare.
Dopo qualche altro insopportabile convenevole, apro le danze gettandogli con garbo a terra tutti i vinili dalla A alla D. Gli chiedo se è possibile ascoltare, possibilmente a manetta, “Stormbringer” dei Deep Purple, che lui naturalmente possiede in versione colorata 180 grammi. Ottiero Laurinchia acconsente, ma è obbligato a dirmi: “Nella versione che spero maneggerai con cura ci sono due tracce in più che non ha praticamente nessuno... ho pagato questa stampa quasi trecento euro, limitata a 255 pezzi... non so se mi spiego”
Ti spieghi benissimo”, replico, senza degnarlo di uno sguardo.
Hai sbagliato, BORGHESE. Perché in questa settimana, ora è sicuro, una pisciata nel lavandino non te la toglie nessuno.
Lui sorride come una ricciola asessuata, quanto cazzo è brutto e banale.

Rainbow shaker
On a stallion twister
Bareback rider
on the eye of the sky”

Così viaggio io, diversamente da lui. Non ho foto dei miei spostamenti da mostrare, ma una cosa è certa: io porto la tempesta, e qualche volta anche un po' di piscio, come tutti gli animali.

©Luca De Pasquale 2018

Nessun commento:

Posta un commento