30/05/18

Il ricatto delle somiglianze utili

Siamo sempre a caccia di qualcuno che ci somigli. E che questa somiglianza, il più delle volte forzata, ci conforti e ci spinga in alto, lontani dal marasma, dall'abisso.
Siamo a caccia perpetua di persone e cose che ci facciano stare bene, che riescano a convincerci che valiamo, che il nostro percorso non si stia srotolando vanamente, che possiamo essere belli e dunque meritare la vita e qualche volta il proscenio.
Paghiamo beni e servizi per stare bene.
Partiamo e viaggiamo per stare meglio.
Ci circondiamo di amici che abbiano passioni simili alle nostre, che provengano dalla nostra stessa crescita, che conoscano (quasi) tutti i nostri difetti, convertendoli in bitcoin emotivi.
Ci innamoriamo per rifiorire e quando ci cadiamo dentro iniziamo ad essere ridicoli senza neanche accorgercene. Perché troppo spesso l'oggetto del nostro amore è una proiezione nevrotica e impaziente di quello che siamo certi di meritare come risarcimento, come nuovo carburante per affrontare il futuro.
Siamo continuamente esposti a delusioni di ogni tipo. Qualcosa ci dice che ce la caveremo sempre, perché siamo in gamba. Perché ci siamo laureati con il massimo dei voti, perché abbiamo un buon lavoro, perché abbiamo stabilito delle buone relazioni umane e ci piace pensare di essere stimati per quello che vediamo invece solo noi, nella maggior parte dei casi.

Ci portiamo dietro il nostro sacco di frantumi, credendo che riusciremo a sommergerlo con una cascata di fiori. Se qualcuno ci fa vibrare una corda diversa dalla nostra abitudine all'emozione, rischiamo di amarlo per sempre e buttarci nel fuoco e nel letame per lui/lei.
Ci emozioniamo per libri e canzoni ed ingenuamente crediamo di poter condividere con altri quell'impatto, quella particolare cifra di colore e di vita agognata.
Sogniamo di liberarci, di spezzare le catene, ci piace da morire scaldarci all'idea di un mondo migliore. Come rabdomanti, ci spostiamo a seconda delle somiglianze, senza capire che siamo nel mirino di un cecchino infallibile, l'illusione. Alle spalle dell'illusione, poi, c'è la foto mal riuscita della morte che dorme e sembra non vederci. Un pigro gatto fanfarone, sembra. Non è così. È invece una signora composta da vento freddo, il vento freddo che si alimenta con i nostri gesti a vuoto quando siamo in cerca dell'amore.

Non partecipo da anni al gioco delle somiglianze. Lo detesto. Lo trovo strumentale, triste e pure scomposto. Non cerco compagni di viaggio e nemmeno anime che mi ricordino la mia, che senso avrebbe?
Quando conosco qualcuno, mi sembra di incontrarlo in una stazione al calare della sera. Prima o poi dovremo salire sull'ultimo treno della notte, non sarà lo stesso, e se pure lo fosse qualcosa ci dividerà comunque, la vita accumulata in precedenza, quasi sempre.

Mi capita di incrociare persone che non ho mai visto prima. Nemmeno per sbaglio. La regola che mi impongo è quella di non avere aspettative e non darmi delle sciocche risposte anticipate. È facile che un bicchiere di vino su un tavolo diventi un'assenza; ancor più facile che dei corpi momentaneamente soli finiscano per costruire una baita di petali sulla tempesta. Errore fatale.
Mi capita anche di percepirmi come assenza, mentre stringo delle mani, incrocio uno sguardo, faccio una promessa a mezza bocca, “sì, ci sentiamo, ci vediamo”.

Al contempo, quasi mi intenerisco quando qualcuno viene dalla mia parte, in cerca di somiglianze. In quei casi, tengo garbatamente a freno lo scetticismo blu insonnia che mi domina e taccio.
Mi sembra di capire che politicamente la pensiamo allo stesso modo”
Non credo proprio. E comunque, non è certo il pensiero politico che mi avvicina alle persone. In genere, non vado affatto d'accordo con quelli che dovrebbero somigliarmi. E aborro qualsiasi tipo di affiliazione.
Anche se ti sembro confacente al tuo percorso, penso tante volte, non puoi prendermi. Non ce la fai, perdi tempo.
Anche a me piace tantissimo la musica”, mi dicono spesso. Bene. E con questo? Non è un valore, non è un indicatore di somiglianza.
Anche io, come te, ho sofferto tanto per amore”. Perfetto: allora è proprio il caso che ognuno se ne stia sulla sua riva a contare le nuvole che sembrano contenere messaggi di estenuazione e di rimpianto.
Lo sai Luca, anche io scrivo!”. E questo è il motivo principale per cui, salvo eccezioni, me ne scappo senza girarmi neanche con la vista periferica. Diffido di chi scrive e non mi interessano le confraternite di scrittori.

Semmai, può bastare un solo particolare, una sfumatura, a legarmi a qualcuno e a consigliarmi saggiamente che non sarebbe opportuno andare a scovare somiglianze, e invece farmi bastare l'attimo frazionato, l'incontro sospeso in una terra senza dei e senza nemmeno demoni ancora svegli.

Mi rendo conto di abitare involontariamente un castello, non sempre visibile, soprattutto quando c'è la nebbia del dubbio a spargere ombre e fili su ogni sentiero. Non si tratta affatto di essere aperti o chiusi, umani o non umani, socievoli oppure orsi. Queste sono categorie di estrema leggibilità, e dunque le rifiuto sdegnato e pure impaurito.

È difficile per un abbandono diventare pelle che cinga e protegga, in particolare se stessi. Se ad un uomo-abbandono viene imposto di pettinarsi, fare bella presenza, sedurre il vuoto accanto alle persone, lui lo farà. Ma se quell'uomo-abbandono capisce che può essere anche amato e riamato, allora è probabile che sceglierà come residenza un castello brumoso e considererà la maggior parte degli incontri come un esercizio giocoso del fato, nelle stazioni di notte. Gli uomini sono così presuntuosi da pensare che possono dominare le partenze staccando dei biglietti e organizzando dei viaggi. Le vere partenze prescindono dalle decisioni a tavolino, attuate più che altro per andare a caccia di chi ci somigli, proponendogli un patto di innamoramento teso al rimborso di un maledetto ladrocinio di partenza.

Nella sala d'attesa di questi anni randagi, violenti, i viaggiatori che ti sorridono sono ombre vestite di un qualche colore. I fantasmi non fanno l'amore con le ombre e non giocano a dadi con il tempo che passa, costruendo rughe e ponti sui troppi silenzi che ci hanno vestito.
Nasco come abbandono, sono cresciuto come una rivolta, ora sono un testimone, domani voglio decidere il colore e l'intensità della tempesta, e poi basta. Nessuna somiglianza mi corrompe e mi seduce, i migliori movimenti della vita non appartengono alle nostre calibrate speranze.

©Luca De Pasquale 2018

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