16/02/18

Mondi incomunicabili, principi di sottrazione, ricordi in frantumi



Rosauro e Clara sono andati in Marocco ad innamorarsi.
Quello era il loro scopo e ci sono riusciti alla perfezione; del resto come si può negare che la scenografia aiuti la causa, in tema di passione?
Tutto ha un costo, tutto ha un prezzo. Tutto si compra al mercato dell'emotività.
Rosauro e Clara si sono guardati profondamente negli occhi, hanno scattato milioni di foto, si sono taggati a vicenda, hanno cenato a lume di candela in un ristorante italiano di Casablanca, hanno dormito sotto le stelle usufruendo del metodo emozionale chiamato comunemente “starbed”.
Hanno fatto molto all'amore. Si sono leccati a vicenda per ore; Rosauro non faceva che ripetere “oddio signore ti amo tanto sei una meraviglia”, Clara invece si è limitata a stringere forte la stoffa elegante delle lenzuola. Poi, quando Rosauro si è arrampicato su di lei per un missionario sotto gli occhi degli dei, si sono sentiti entrambi nel segreto stesso dell'amore, che a conti fatti è roba molto sopravvalutata.
Purtroppo Rosauro dopo pochi colpi si è emozionato troppo ed è venuto, ma Clara non si è adombrata per questo; troppo innamorata e poi che incanto la scenografia!
Il giorno dopo il coito in miniatura, stupenda escursione tra le dune, senza neanche la guida. Quando si è innamorati, tutto va bene. È stabilito.
La notte, sempre sotto le stelle, Clara ha morso la pancia di Rosauro, gli ha passato la lingua attorno l'ombelico, lui si è eccitato da morire. Mentre lei gli faceva quei giochi da geisha napoletana in trasferta, lui ha pure pensato di recitarle una poesia di Camus. Peccato non ne conoscesse nemmeno una. Allora si è ricordato di quelle di Hikmet e Salinas, ma niente, neanche quelle ricordava esattamente. Gli venivano in mente solo battute del film “The dark knight” e l'ultimo libro che aveva letto era un'avventura di Montalbano che neanche riusciva a focalizzare. Così, ha rinunciato a fare il poeta e si è augurato di riuscire meglio al secondo tentativo. Rosauro, muscoli guizzanti, passati regolarmente con olio, molto sportivo, pizzetto curatissimo, è salito su Clara e l'ha penetrata con una solennità ridicola ma tutto sommato giustificabile. Anche stavolta, poca cosa. Quattordici inarcate e poi ha dovuto rallentare per ritardare l'orgasmo; ma è bastata una piccola torsione a destra della sua partner perché crollasse di nuovo. È rotolato su un fianco, indeciso se scusarsi o meno. Clara gli è sembrata leggermente irritata, ma si trattava di un sospetto.
Rosauro si è ricordato di aver letto in un libro che un uomo deve anche pensare al piacere della donna, quindi si è armato di tatto e sussiego e ha chiesto a Clara se poteva condurla al climax con le dita o la lingua.
No, no, non c'è bisogno di questo, tranquillo. Ti amo”
Ti amo anche io, bambina mia. Sei una persona stupenda e una donna fenomenale”. Lui opera sempre distinzioni tra donne e persone; davvero un individuo profondo, ne converrete.
È che mi emozioni tanto, non riesco a trattenermi, quando sono dentro di te mi sembra di ritrovare le ragioni per cui sono nato, credimi, amore mio”
Chissà, pensa Rosauro, magari questa frase potrebbe averla pronunciata Camus, o addirittura Hesse. E se fosse invece la battuta di un film con Fabio Volo? Meglio non rischiare.

Tornati a Napoli, Rosauro e Clara sono innamorati in un modo che rasenta quasi la stupidità, anzi la oltrepassa abbondantemente. Di sicuro, se fossero andati in un motel dietro la stazione non sarebbero così presi l'uno dall'altra. Il problema è che non sono consapevoli di questo, non si rendono nemmeno conto che il buon settanta per cento del loro entusiasmo deriva dalle abitudini che hanno, dai diversivi che possono ideare per ubriacare e disperdere la monotonia, dalla “comunicabilità” dei loro spostamenti in termini di bellezza da condividere con gli altri e con la loro stessa memoria.
Quanto al sottovalutato problema di Rosauro con l'eiaculatio praecox, lui confida sempre e ancora sulla palestra, sul movimento fisico generico e anche sulla meditazione del Ceylon che pratica regolarmente da due anni, spendendo l'anima dei soldi in un centro che profuma di gelsomini e incenso.
Sa comunque che Clara è molto innamorata e non è una delle stronze esigenti che ha conosciuto in precedenza; lei non gli chiederà mai ragione della sua attitudine da scheggia d'alcova. L'importante è amarsi, viaggiare e magari imparare una bella poesia da declamare sotto il mantello di Apollo, che lui evidentemente confonde con Batman.

Quando Rosauro al bar mi racconta del loro viaggio in Marocco con un entusiasmo che trovo da subito esecrabile, mi sforzo di non essere sarcastico, cinico, respingente. Non gli faccio capire che non mi interessa nulla di dove sono andati e neppure di vedere le loro ripetitive foto. Mi rendo conto che proprio non capisce con chi ha a che fare. Con uno che mentre lui parla di Casablanca e di scenari di diuturna bellezza non si stacca dai suoi ricordi migliori, un piccolo albergo a Lastra a Signa, una pensione scrostata a Vico Equense, un bivani alla periferia di Rho, e tutto il randagismo a tasche vuote perpetrato per anni, alla faccia delle difficoltà. Proprio non si rende conto, Rosauro, che non posso capire il suo mondo, e che sono al contempo consapevole che lui non potrà mai calarsi nel mio.
Vorrei semplicemente dirgli, senza astio: “Ma si può sapere chi cazzo ti ha messo in testa che tutto possa essere comunicabile e condivisibile? Ci sono mondi che non possono parlarsi, la cui interazione è minata dal principio, ma perché non lo capisci?”
La sua Clara, per esempio, non sceglierebbe me come compagno nemmeno se la facessi venire ogni volta che si mette mano al sesso; non le basterebbe mai, inizierebbe a dare i numeri. La cosa sarebbe reciproca, perché io non potrei mai capire e condividere le passioni dispendiose, le abitudini, la cerchia di amici benestanti e quant'altro. Certi mondi non possono comunicare: il massimo che può accadere, alla fine, è proprio strapparsi di dosso i vestiti e incontrarsi in una terra di nessuno che è destinata a durare tragicamente poco.
Rosauro parla, racconta, colora i resoconti degli spostamenti, descrive i luoghi ed io penso pure che come agente immobiliare sarebbe comunque una monnezza, perché è confuso, velleitario, nevrotico nell'esposizione. E lui, il Rosauro, che magari mi considera triste e sfortunato perché non conduco una vita come la sua. Oppure pensa che io mi sia incattivito, come la volpe che non può arrivare all'uva e chi disprezza vuol comprare et similia. Io però credo che la vita delle persone segua una direzione che non si può decidere a prescindere: era destino che diventassi randagio. Forse lo sono sempre stato. Come è destino che lui viva tra palestre, fulminazioni salvifiche, bei posti, aerei, navi, cunnilingus di riserva e fondi finanziari solidi. A ognuno il suo e vaffanculo.

Con le stronzate ho iniziato molto presto. Stronzate di demolizione. Da ragazzo ho iniziato un'assurda relazione con una donna sposata che annunciava continuamente il suo prossimo divorzio. Era una relazione squilibrata di dipendenza emozionale e di reciproca autodistruzione. Diciotto anni di differenza e due mondi incomunicabili che cercavamo stupidamente di fondere in notti rubate che terminavano sempre con aghi di dolore addosso per il resto dei giorni.
Tornavo a casa alle cinque di mattina con le scarpe in mano, come un ladro. Trovavo mio padre ad accogliermi, accigliato e anche scandalizzato. Quelle poche volte che mi domandava qualcosa al riguardo, evitavo di dirgli l'unica verità che potevo produrre come consapevolezza: il desiderio di autodistruzione, di scacco, di disfatta.
Ce ne sono state varie, di storie/non storie di quella risma. Come cazzo posso apprezzare lo starbed in Marocco? La vita mi ha insegnato a rubare per godere a modo mio, non a godere per affermare la mia anima in qualche modo. Ho vissuto nelle stanze e negli angoli dei cattivi studenti, delle pecore nere, ho iniziato ad apprezzare la sottrazione come unico setaccio valido per trovare oro nel letame. La pienezza non mi appartiene, il consenso mi insozza, le belle storie di facciata mi ricordano che sono un demone che non ha mai chiesto di essere scacciato dal paradiso, peraltro mai messo a fuoco per davvero.
Il segno meno sorride nelle notti più ventose, la ferita della nascita non è altro che sordida allegria venduta per pochi baci, Rosauro non mi appartiene e nemmeno le sue storie. Per il problema sessuale che ha, poi, posso solo consigliargli un andrologo che non gli gonfi troppo le fatture. Ma non se ne accorgerebbe, penserebbe magari di aver conosciuto un Camus bravo nella scienza del cazzo. Capacissimo di pensarlo.

©Luca De Pasquale 2018


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