28/02/18

L'equivoco blu notte



Caos, disordine, irritazione, parole lasciate a metà, fogli dattiloscritti dimenticati sotto una pila di documenti inutili, il freddo bianco dopo la neve.

Tanti anni fa sognavo una stanza blu notte. Mi sconsigliarono di dipingere le pareti del monolocale di quel colore. Qualcuno mi disse che non avrei più dormito. Non ho avuto bisogno di dipingere le pareti del monolocale per arrivare a questo traguardo lo stesso, solo in un modo più contorto.

Quanti equivoci blu notte ci sono stati nella mia testa e nel mio cuore? Sicuramente troppi. Molti erano solo inchiostro simpatico, altri per niente. Non erano solo inchiostro. E di simpatico niente, perché si palesavano da subito per quel che erano, nuove dannazioni da tenere sul comodino e durante gli spostamenti in tasca, come piccoli animali da nascondere.

Tantissimi anni fa, lo ricordo come se fosse adesso, una notte mi sentii davvero come un leone pieno di coraggio e di voglia di vivere, perché ad una festa su una terrazza avevo toccato apposta la schiena di una donna che nemmeno conoscevo. E l'avevo turbata. Dovevo farlo perché lei aveva turbato me. Funzionavo così. Tu mi catturi senza saperlo, io mi muovo. Tu mi condizioni il sonno, io ti condiziono la fantasia. Ho funzionato così per anni e anni e le maledizioni sono diventate come cambiali, fino a che non mi hanno sommerso e forse umiliato.

Equivoci blu notte come fiori d'insonnia. Una mania. All'interno della quale, però, ho sempre distinto il vero dal falso. Se il falso puzzava di narcisismo e insicurezza lontano un miglio, il vero faceva male. E paradossalmente mi serviva per scrivere i miei improbabili domani uno dopo l'altro, con possibilità sempre minori.

Di errori ne ho commessi molti. Forse perché mi è capitato di confondere le atmosfere con le persone e viceversa, oppure di scegliere dei personaggi da inserire nel blu, come l'ultimo e depistante dettaglio di un quadro che era invece già chiuso.

Ho sbagliato anche a seconda della musica che sceglievo. Ho sbagliato molto quando avevo bisogno di volare e allora forzavo le cose per distruggere il sentimento di cauto scorrimento della normalità, una cosa che mi ha sempre lasciato esanime, stanco e demotivato.

E che altro facevo, per creare un insieme annichilente e affascinante di equivoci blu notte? Spostavo le pedine persino nei sogni, sogni che mi portavo dietro come un soprabito dai poteri speciali e che poi abbandonavo sull'orlo di un precipizio tra mille rimpianti e qualche senso di colpa.

Ogni tanto, qualcuno di quei sogni viene a visitarmi di notte e mi lascia sempre un po' spiazzato. Perché tornano quelli dotati di lame, non quelli spinti innocuamente verso un compimento troppo veloce.
Tutti gli azzardi, tutte le forzature in nome dei sogni, niente è passato invano. Tutto ha lasciato una traccia, addirittura nelle rughe d'espressione, nel modo di addormentarmi, nel modo di scrivere e certe volte di pensare.

Combatto ogni giorno per cose viscerali, terrene, cose e situazioni che non hanno ali e spesso nemmeno occhi. Mi sporco le mani, uso parole spinte, aggredisco e mi ritraggo come un animale affamato solo per convinzione, ma quando finisco a riposarmi in un caravanserraglio di sogni che fanno male e drenano blu vivo su cicatrici annerite, beh, quelli sono momenti in cui riesco a darmi dello stupido sul serio.

In assoluto, bisognerebbe non esagerare con i sogni e anche con la fantasia. Perché poi si inizia ad invecchiare e la memoria emotiva è l'unica funzione che non perde colpi, finendo con il tormentarti, ricordarti le cadute di stile, le promesse mancate, le parole disattente e calibrate su derapate troppo rischiose per tutti, sogni inclusi.
Di tante cose e situazioni che ho voluto vedo, anche e soprattutto oggi che è passato del tempo, il mio egoismo, la mia bulimia emozionale, la mia incredibile incapacità di accettare il corso quieto della vita. Non ho mai accettato il riposo, trascorso invece puntualmente a sognare il prossimo rischio, l'errore tra sguardo e arterie, il desolato volo della farfalla notturna verso la luce che la fulminerà, procurando solo un odore casuale e velocissimo, poco più aspro di quello provocato dalla strisciata di un fiammifero prima di dormire di nuovo.

©Luca De Pasquale 2018

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