12/01/18

Lo sdegno borghese andrebbe vietato


Incontro un tizio, che da subito mi fa capire di voler parlare con me dell'evoluzione del mercato “culturale” in Italia. Lui ha un'aria così preoccupata che non mi convince affatto. Questo tipo di pathos mi estenua. Questi ambasciatori della cultura sana, del diritto e del dovere di coltivarsi interiormente con sapide letture, ebbene, puzzano sempre di posticcio, come degli avvinazzati appassionati di discorsi sulla sobrietà.
Le sue riflessioni mi annoiano. Molto. Il suo discorso -che secondo lui dovrebbe coinvolgermi in prima persona- su Amazon che mette a pecora i piccoli negozi di dischi e le librerie lo facevamo quando lui ancora si vestiva con gli abiti della madre per eccitarsi allo specchio. Il bello è che il pennuto fa questi discorsi tutti di principio e poi compra regolarmente su Amazon. Ma allora che cazzo parli? Il pelapatate magico a tua moglie vallo a comprare alla Duchesca e non su Amazon; offrimi un caffè e poi scompari, che di Amazon se ne parla anche troppo.

Mi è stato detto che non credo nei miei sogni e nelle mie potenzialità. Non è la prima volta che accade. Bisogna anche capire da dove provengono certe affermazioni, da quale cecità, da quale contesto incapace di affacciarsi ad altro. Però ci ho riflettuto, su questa frase non sconosciuta alle mie orecchie. E ho trovato una risposta diversa dal solito brusio animale che uso per rispondere, puntualmente ammorbato e lievemente infastidito. La risposta è che non ho nessun sogno. Nessun sogno, scendendo in dettaglio, che riguardi la mia persona. Credo in quello che faccio senza sognare affatto. Credo in alcuni lati utili e pseudo-nobili della mia curiosità e basta, non ci sogno addosso, non avrebbe senso. È come se mi masturbassi per schizzarmi in faccia e poi, debitamente ripulito, implorare Dio di non far andare in malora tutte le mie speranze da Big Jim degenerato.
Non è che io sia un pessimista o un catastrofista, basta con questa cazzata vecchia e leggera: ma non chiedetemi di sognare. Per me l'equivalente di “sognare” è andare avanti incurante delle minacce. Questo è il mio sogno, procedere anche se sono vulnerabile, effimero, esposto alla furia della normalità. Questo è il sogno. Il resto lo lascio agli scrittori che vogliono vendere tante copie e dunque non trovano niente di meglio da fare che rompere i coglioni con i loro annunci di purezza e di speranza in un mondo migliore che sotto sotto non vorranno mai vedere, altrimenti non venderebbero più una misera copia delle loro farse.

Da qualche mese leggo storie sullo sciopero dei minatori nel Regno Unito, nel 1984 e 1985. Negli ultimi giorni mi sto documentando sulla manifestazione di Maerdy, in Galles, del 5 marzo 1985. E quello mi viene a parlare di Amazon, per criticare “il meccanismo” e poi servirsene. Diamine, vaffanculo. Tutti questi discorsi in punta di retorica, demagogia, pietismo, queste irrichieste analisi parasociali che non portano da nessuna parte. C'è una profonda differenza tra chi partecipò a quella manifestazione disperata e chi oggi teorizza sulla giustizia sociale sbracato nella propria poltrona da salotto. Il senso delle proporzioni sembra sia stato smarrito da molti. La smania dell'equità alberga in appartamenti ristrutturati, nei discorsi accorti e garbati di chi subito dopo va in erboristeria a comprare creme per rassodare i glutei. E questa è una delle peggiori facce della società moderna, i perdenti lasciano che siano i fortunati a dispiacersi per loro. Un lusso sociale che non bisognerebbe mai consentire.

Mi arriva una mail proprio da Amazon. Io ho acquistato da Amazon in passato, e anche parecchio. Mi serviva procurarmi velocemente delle cose, però avevo la decenza di non imbastire discorsi di principio fondati su una colossale incoerenza. Mi suggeriscono di acquistare dei cofanetti dei Pink Floyd, dei Beatles e anche dei Dream Theater. Non ho mai acquistato nulla di questi mostri sacri su Amazon, quindi il loro consiglio è sbagliato.
Perché non mi consigliate i Living Colour, del rap francese, un po' di sano acid jazz d'epoca o un nuovo contrabbassista? Sarebbe più congruo. E poi, per i libri, cazzo, un po' di attenzione. Non potete suggerirmi l'acquisto di libri scritti da sceneggiatori melliflui di programmi di successo, di peperini catodici o cose che somiglino a Gomorra (la serie, non il libro), cose talmente lontane da me da farmi pensare che qualcuno mi ha clonato l'account.
Tralasciando ora Amazon, ho sempre pensato che dietro i numeri delle grandi catene si nascondono spesso degli ebeti. Del resto, ne ho avuto una riprova in azienda. Proprietà francese, imbalsamati nordisti con voci a trombetta come buyer e responsabili, e per quanto riguarda i negozi hanno preso un direttore più cretino dell'altro nell'arco di dieci anni. Roba da gelare il sangue.
Lo dico e lo confermo: nelle grandi distribuzioni le piramidi vanno lette al contrario, l'intelligenza ristagna in basso e le teste di cazzo sono insignite di qualcosa. È proprio il meccanismo-chiave del consumismo moderno, demandare ai limitati l'orientamento dello sfascio. Tanto, basta che al padrone entrino soldi, no? Soldi, soldi, soldi: non si pensa ad altro.

È così oggi, se ci pare: tutto ciò che è tendenza è patrimonio di uomini-macchinetta, cretini tutti cifre e percentuali, così patetici da innamorarsi di creativi che creativi non sono, provinciali esaltati che presumono di avere in dote la perpetua grande idea. Le tendenze letterarie sono in mano a un manipolo di individui melliflui corrotti da una smodata ambizione, anche grottesca se vogliamo, considerato che la letteratura oggi è un lusso, mica voce per il popolo, falsi e ipocriti sono gli intellettuali che si illuminano a capriccio e che pretendono di farsi seguire anche al cesso.
Le serie televisive di tendenza, che pensarne? Basta far accadere qualcosa con una morale, metterci qualche prete coraggioso, un assortimento insalubre di minoranze (persone di colore, educati omosessuali che non praticano mai sesso, donne bisessuali che vogliono diventare madri, assassini redenti che dopo la redenzione non fumano più sigarette, etc), basta descrivere una delle nostre bellissime città e creare un minimo di inquietudine, la ricetta è fatta.
Con questi eroi “normali” avete scocciato. Credetemi. Basta con questa frittura, dai. Create dei cattivi che non sembrino dei buoni lavorati ad arte in qualche elegante ufficio. Non fateci intravedere il fighetto coglione che sta dietro a quelle creazioni implicite, di pessimo gusto e nemmeno futuribili.
Fateci vedere lo sporco (non quello di Gomorra che è solo un piede pigiato su uva marcia), lo sporco della società in corso, lo sporco del quotidiano, negli uffici, nei letti, nell'ignoranza, abbiate il coraggio di accennare almeno una volta al fatto inconfutabile che le disparità economiche e sociali sono roba fetida, che il vostro impeccabile Dio in frac prima o poi punirà.
Lo sdegno nei salotti della buona borghesia non vale niente. Meglio un rapporto anale in un bagno chimico, per dieci euro senza IVA.
Altro che Amazon, dai.


©Luca De Pasquale 2018



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