03/11/17

Un uomo dal registro grave


Eppure non c'è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell'inammissibilità nell'uso dell'italiano d'un “piuttosto che” in sostituzione della disgiuntiva o. Intendiamoci: se quest'ennesima novità lessicale è da respingere fermamente non è soltanto perché essa è in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); la ragione più seria sta nel fatto che un “piuttosto che” abusivamente equiparato a “o” può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio.
Ornella Castellani Pollidori – Accademia della Crusca

Difficile, se non impossibile, uscire dall'imbuto dei luoghi comuni. Tutto si frulla in continuazione, perdendo significato e diventando rapidamente ricetta o rifugio, la maggior parte dei discorsi che si affrontano non fanno altro che rastrellare il già noto, aggrappandosi agli speroni della retorica più becera, mettendo a dura prova ogni embrionale tentativo di non farsi travolgere e poi sommergere.
È soprattutto per questo se parlo meno, ultimamente. Non ho nessuna voglia di farmi assorbire da parole e contesti che non condivido; ho ancora meno voglia di combattere stupide, insensate guerre per arrivare al punto, a stabilire chi ha ragione e chi ha torto.
La mia marea di “vaffanculo” generici non si è affatto ingentilita come qualcuno pensa. Non si può dire nemmeno che io abbia cambiato strategia; infatti non ho mai condotto in porto una strategia e non saprei nemmeno farlo. Lascio le strategie a chi pensa di vivere il Risiko ogni giorno, al lavoro, con il partner, a letto, in chiesa, su un letto di morte, in banca.
Più semplicemente, non gioco più. Non a quei giochi di sopraffazione, quei trastulli faticosi e svogliati, quegli esami continui di compatibilità che sono diventate le nostre conversazioni, i nostri incontri, le nostre forzate traiettorie sociali.
Per fortuna, sta arrivando il freddo e potrò tornare in incognito anche fisicamente, con i guanti di lana dalle dita tagliate e la sciarpa quasi sempre davanti la bocca, se non sto fumando.
Potrò uscire di nuovo la mattina molto presto, con la mia identità incognita, quella vaga e simulata assenza esistenziale che fa interrogare qualche vicino, qualche negoziante e i viandanti sbiaditi delle curiosità occasionali.
Prenderò il caffè in qualche nuovo bar dove non mi sono familiari i volti e le movenze e dove chi sono non è contemplato come quesito, né mio né altrui.

L'inverno angoscia i tipi mediterranei e anche un po' abbrustoliti, non certo me. L'inverno è sempre stato una bellissima cattedrale e, manco a dirlo, l'odore delle notti invernali è un serio ritorno a casa, senza commozione e senza pianti fagocitati. D'inverno la mia casa sembra più grande e le assenze sono così gigantesche e anche invecchiate da generare ombre troppo larghe per essere intercettate dallo sguardo. Così le scambio facilmente per un colore fisso e mi convinco che posso anche addormentarmi tranquillo.
L'inverno mi facilita le cose, non di poco. Ho imparato a sottrarmi alle regole che detestavo e alle persone che mi rendevano triste a annoiato proprio in lunghi e spietati inverni, dove alle quattro del pomeriggio puoi essere un uomo parzialmente felice e alle otto di sera sei un naufrago che ha risolto le cose senza neanche salutare. Così funziono d'inverno e mi sta bene.

Sono molto imbarazzato quando incontro Matteo Squisitieri, al quale avevo promesso un caffè da mesi. Non mi piace il suo tono, non mi piace neanche un po', sta sempre lì ad alludere al fatto che uno non si “fa vedere” e non si “fa sentire”. Le classiche accuse di prassi che mi seccano da decenni. Io sono onesto dal principio, non sono uno che ama il telefono, il “colpo di telefono” non è arte mia, sono abituato a una certa solitudine, che alterno con la socialità quando e se mi gira. Senza castelli di carte mentali per lo mezzo. Non scrivo nemmeno messaggini, troppo dispersivo. Ogni tanto scrivo delle mail, quasi mai per obbligo. Non è un rendersi preziosi; è il mio modo di vivere e ho sempre preteso che venisse rispettato. L'affetto non si misura con i “colpi di telefono”.
Matteo mi assale con tutto il suo entusiasmo di vivere, il solito, che mi sembra, con il passare degli anni, sempre più artefatto. Tutto per lui è meraviglioso, incredibile, imperdibile, inaudito. A volte penso che abbia quest'approccio anche sulla tazza del cesso al mattino. Trovo gli entusiasti -e anche gli eccentrici- persone molto faticose, da prendere solo a piccolissime dosi. Mi comunica una valanga di informazioni, quasi nessuna necessaria al prosieguo del nostro incontro. Mi parla dei suoi bambini e quasi ha la bava alla bocca. Capisco la gioia della paternità, ma non scaldarti tanto con un lupo solitario che non può capire più di tanto la tua foia. Dato che gli piace il jazz, sono stesso io a sviare e gli parlo di contrabbassisti. Anche qui, tradisce la sua bulimia da superlativi ed è incoerente, perché mi spiega che ama tantissimo la scuola tradizionale dei contrabbassisti di Duke Ellington “piuttosto che” quella free degli anni sessanta e settanta, due concetti dello strumento altamente in contrasto, se non altro dal punto di vista del mero gusto personale. Ma che importa? Tanto tutto è fantastico, meraviglioso.
Gli faccio notare, per l'ennesima volta, che non si usa “piuttosto che” in modo disgiuntivo, è anche bruttissimo da sentire, ma lui nemmeno mi ascolta e certo penserà che voglio fare il maestrino. Io, figuriamoci.
Mi chiedo quanto resisterà nell'evitare di pormi domande sulla sfera sentimentale, in particolare quanto saprà trattenersi nell'informarsi se sono ancora in contatto reale o telepatico con donne che non vedo e sento dalla mia anteguerra. Il suo tallone d'Achille è e resterà sempre Claudia, della quale era pazzo. Matteo non mi ha mai perdonato di averla frequentata “senza il suo permesso” e quando è finita male, malissimo, sono sicuro che avrà goduto molto, forse si sarà anche masturbato e ordinato una torta. Ora Claudia vive fuori Italia ma c'è una cospicua parte di Matteo, edulcorato padre di famiglia e marito esemplare, che sta ancora aspettando di intercettare negli occhi di Claudia il piacere per i suoi ginnici sforzi di bacino, una fantasia che lo tormenterà fino alla morte. Sono stato spesso tentato di chiedergli se al culmine di un coito, o solo per eccitarsi all'inizio, pensa a Claudia, a quel sorriso davvero infernale, innocenza e vizio a surclassare Dio e anche certe notti.
Senti... ma sai che Claudia vive in Francia?”
Me lo hai detto tu, Matteo. Circa un anno fa”
Vi sentite? Vi scrivete? Siete amici su facebook?”
Nessuna delle tre”
Che stronza, eh? Davvero una stronza, una malvagia”
No comment”
Sei un signore. Ma toglimi una curiosità: l'hai amata?”
No comment”
Gran signore che sei, perché sì, tu l'hai amata profondamente e lei ti ha trattato come un idiota, una riserva, che schifo incredibile”
No comment, Matteo”
D'altro canto, anche tu ne hai combinate tante che... ricordi...”
No comment ancora. Piuttosto, Matteo, hai saputo della morte di John Abercombie?”
Un dramma, guarda. Mi piaceva moltissimo. Lui, chiaro, ma anche Joe Pass piuttosto che Mick Goodrick piuttosto che Larry Coryell...”
Già. Piuttosto che. Piuttosto che per l'eternità.

Arrivati al momento del commiato, Matteo mi dice che mi ha trovato sotto tono. Gli faccio capire che chiunque, raffrontato a lui, appare dimesso, se non altro per il buon gusto di non sprizzare esaltazione per ogni cosa dello scibile umano. E allora lui riattacca la vecchia solfa del tipo dolente che sono, del carattere malinconico, dell'attitudine minimalista (altro concetto privo di senso) e del fatto che mi aiuterebbe ritrovare vecchi entusiasmi.
Guarda che io sono pieno di entusiasmo ancora, ma uso un'estetica dell'implosione con gioia, perché amo la sobrietà”
Tu non sei sobrio! Nel senso che sei un pazzo, un creativo, sei anche un Acquario! Del resto, lo hai dimostrato anche nel rapporto con Claudia... hai reagito in un modo che sembra free jazz!”
Non sono niente di tutto questo, Matteo. Sono solo un uomo dal registro grave, felice di esserlo”
Penso, piuttosto che essere come te sarei qualsiasi cosa che non ti somigli.
Sei una sorta di contrabbasso umano, mi stai dicendo?”
Se ti piace l'immagine, te la passo”
Questo Claudia non lo ha capito, Claudia la strega bellissima, Claudia la...”
L'ossessione, piuttosto che la curiosità.


©Luca De Pasquale 2017

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