22/10/17

Una domenica costruttiva


Non ricordo chi fu a farmi ascoltare per la prima volta il brano “Nigerian Marketplace” di Oscar Peterson, in una versione dal vivo con Joe Pass alla chitarra. Fatto sta che quella persona è responsabile di avermi fatto conoscere una delle più grandi influenze della mia vita, ovverosia il contrabbassista danese dal nome impronunciabile, il grande Niels-Henning Ørsted Pedersen. In quel brano, e in particolare in quella versione dal vivo, il suono di NHØP, come veniva affettuosamente abbreviato il suo nome, era qualcosa di trascendente, di incredibilmente denso. Rimasi folgorato da quell'ascolto e in breve, cercando di imparare il nome intero di Niels, cercai di procurarmi tutto quello che il gigante danese aveva inciso come titolare.

Oggi ho trascorso la domenica, che mi ha regalato anche un violento temporale, con NHØP, e anche un po' con Eddie Gomez. Due musicisti profondamente diversi, ambedue straordinari, due entità quasi sovrannaturali del contrabbasso. Di Niels ho riscoperto alcuni dischi per la Steeplechase che trascuravo da tempo, di Eddie Gomez sono andato a rispolverare una splendida collaborazione con il nostro Guido Manusardi e con Masahiko Satoh. Il vigore esecutivo e l'esuberanza di NHØP hanno preceduto il tocco di seta di Eddie Gomez nel disco di Manusardi, mentre fuori pioveva. Una domenica di jazz, di contrabbasso e di pioggia. E di una Fiorentina vincente a Benevento. Un lusso, di questi tempi, trascorrere una domenica così, lontani dal rumore, dal brusio delle preoccupazioni, equidistante da inutili vendette e da rancori costipati, chiusi in vecchi barattoli senza più etichetta. Una domenica con il telefono spento o senza suoneria.

Devo dire che non ho mai capito quelli che affastellano quanti più appuntamenti e occasioni possibili pur di distrarsi. Come se il restare fermi in casa, ascoltando un disco o leggendo un libro, fosse tempo perso che poi non si recupera. Queste persone sono le stesse che finiscono per giudicare “condotta asociale” la conscia scelta di trascorrere gran parte del tempo libero nell'approfondire ciò che piace e appassiona. Del resto, se non c'è il cibo per lo mezzo, e qualche volta il sesso, tutto finisce per sembrare triste e poco stimolante. Invece, io trovo che ascoltare musica e leggere sia movimento, vero e irrefrenabile movimento. Non sto a ricalcare la vizza metafora del viaggio, però è innegabile che l'arte riesca a smuovere dentro qualcosa che nessun viaggio fisico e nessuna performance atletica in alcova possono garantire, se non altro in certe giornate. E nelle domeniche di pioggia in particolare.
Muovo il piede destro, seduto sul divano, mentre ascolto i giganti del contrabbasso e riordino le mie cose come se fosse la prima volta, conoscendo e riconoscendo parti della mia vita, del mio gusto, le mie scelte, i miei incontri. E poi apro la finestra quasi deluso, perché il temporale è già finito, anche se si è alzato il vento della notte.

Tra le cose che non ricordavo di avere, c'è anche un disco del contrabbassista giapponese Naosuke Miyamoto, “Step”, datato 1973. Lo metto su mentre guardo le nuvole cariche di pioggia sul golfo di Pozzuoli, e mentre il vento mi ricorda beffardamente che i fermi alle finestre si sono rotti nel corso degli anni, impossibile trovare delle sostituzioni compatibili. Nel disco di Miyamoto c'è un brano che omaggia lo stellare John Coltrane, “One for Trane”. Un brano bellissimo, in piena tradizione spiritual jazz. Talmente bello che devo fermarmi e sedermi per gustarlo fino in fondo, ben dodici minuti di fiati, escursioni pianistiche e il fondo rimescolio del contrabbasso a incollare un'aritmetica languida e spaziale. Che io rinasca o meno, questa musica mi fa bene e mi pulisce dentro.
Ci saranno ancora tanti momenti in cui viaggerò a musica spenta, non potrò leggere altro che la grana scura di minuti e ore, quindi mi tocca questa scorta domenicale di jazz, di pioggia e di apparente libertà. Nessun appuntamento, nessun aperitivo, nessuna voglia di gite fuori porta e compagnie improvvisate.

Ogni tanto bisogna rifocillarsi, prendere fiato, ascoltarsi, carpire le esigenze più profonde, non esclusa quella di una solitudine da colorare senza cupezza, senza la benché minima traccia di disperazione liofilizzata. Leggere e ascoltare certo, ma ancor di più ascoltarsi, non rifutare di comprendersi e accettare che non sempre essere indaffarati e iperattivi socialmente è indice di vivacità interiore e voglia di mettersi davvero al riparo da tutti gli speroni appuntiti di un quotidiano in cui la qualità della vita è poco più di uno sberleffo, uno sgorbio che somiglia agli appunti di un condannato per chi resterà dopo di lui.
Oggi sono profondamente libero nei pochi metri del mio appartamento, soggetto al vento, alle intemperie, alla musica, alle parole di altri molto più che alle mie. Oggi scelgo me stesso, non per vanità solitaria, oggi mi scelgo come contenitore di qualcosa che mi trascini via dagli stabilimenti chiusi o sequestrati di speranze troppe volte fraintese.
Oggi è una domenica costruttiva, senza sconosciuti alla porta.

©Luca De Pasquale 2017












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