24/10/17

Pubblicazioni, vermi e compromessi


A casa, mi dedico a lavori d’archivio. Interviste, dischi, articoli. Nello stereo si alternano Shudder To Think, Minutemen, Morphine, Black Sabbath e Killing Joke.
Decido di moderarmi e così riesco a fumare una sigaretta ogni ora. Se scantono, significa che me le accendo in automatico, non me ne accorgo proprio. Ritrovo anche delle foto di qualche anno fa in cui sono orrendo, un po’ capellone, spettinato, assonnato. Le elimino con disgusto.
Mentre mi accingo a prendere in esame una cartella di racconti rimasti inediti (anche a me stesso, probabilmente), ricevo la telefonata di Radames.
Radames è un perito informatico che fa anche lo scrittore. Chi non è anche uno scrittore, oggigiorno? Radames è il tipico uomo scrivente di quinta o sesta fascia, partecipa a diverse antologie solamente perché impiega buona parte del suo tempo libero a stare dietro a gente che pubblica con importanti editori e, soprattutto, non si perde una presentazione, una che sia una. Sta sempre lì a elemosinare attenzioni da qualche scrittore conosciuto e acclamato, e con il suo fare untuoso e la sua cocciutaggine riesce a ritagliarsi dei minimi spazi di notorietà, spesso per estenuazione del soggetto coinvolto.

Abbiamo partecipato entrambi ad un’antologia qualche anno fa, e da allora non me lo sono più tolto dai piedi.
Oggi è molto depresso, me lo dice subito, perché due notizie che erano nell’aria sono state recentemente confermate: lo scrittore Intimo Nitido e anche la poetessa Medea Shinola sono passati dal pubblicare con microeditori regionali a famose case editrici di livello nazionale.
“E allora, Radames?”
“Luca, per noi tira davvero una brutta aria”
“Non è una novità. Ma che te ne frega dei successi di questi due? Stai ancora a guardare gli altri? È un’abitudine deleteria”
“Non riesco a sopportarlo. Cosa hanno più di noi?”
“Non lo so e non mi interessa minimamente”
“Ma come fai a restare così freddo?”
“Ascolta, Radames… nell’ultimo mese mi hanno proposto di fare il tirocinante in una cartoleria, di partecipare a un corso per badanti italiani, ho cercato di diventare portiere di un condominio senza riuscirci, che cazzo vuoi me ne freghi di questi due coglioni? Qui la vita urla, gli altri che scrivano pure”
“Non posso credere che tu la prenda così. Sono sicuro che Intimo Nitido deve aver pagato qualche tangente e quella stronza della Shinola avrà oliato i meccanismi giusti, non so se mi sono fatto intendere”
“Ti sei fatto intendere, ma continuo a non fottermene niente”
“E allora devo dedurre che non ci tieni a essere considerato uno scrittore”
“Infatti. È l’ultimo dei miei problemi”
“In fondo sei fortunato”
“Pensala come ti pare”
“Sono stufo di questi bastardi che vivono di colpi di culo e traguardi raggiunti per amicizie”
“Non è solo nel campo della scrittura che succede questo, caro Radames. Se queste cose non ti piacciono, forse dovresti suicidarti”
“Humour macabro che non raccolgo, Luca, stai solo usando una corazza”
Che fine psicologo. Anche qui, è un hobby nazionale.
“Ribadisco, pensala come vuoi. Ma non stare a fare la morale, Radames. Perché se fossi riuscito tu a vivere quello che sta capitando a quei due inetti, quella di oggi sarebbe una telefonata di vanto e non certo di lamentele. Non sei diverso da loro, è che vorresti essere tu il prescelto”
“Se pensi davvero questo il nostro rapporto potrebbe essere finito”
Magari.
Alla fine ricuciamo alla meno peggio, faccio il tipo allegro e lo trascino lontano da questa sua nuova ossessione. Poi chiudo la comunicazione con una bonomia che solo Radames non coglie come stanchezza e fuga.
No, non sono tipo da farmi trascinare in queste discariche. Ho conosciuto personalmente sia Intimo Nitido che Medea Shinola e sono due mediocri, personaggi noiosi e altamente trascurabili. Le loro fortune editoriali sono il segno dei tempi, che sono grami per quanto riguarda un concetto nobile e non spurio di letteratura, che oggi non ha però più alcun senso. So che Intimo Nitido ha vinto dei premi letterari che erano truccati dall’inizio, che ha le mani in pasta ovunque e che piace a un pubblico piccolo borghese, sonnolento, bisognoso di non pensare alle proprie nefandezze e miserie. Lui è il cantore della distrazione borghese e piace proprio per questo, è una specie di Puerto Escondido umano e vellica in questo modo il chatwinismo provinciale di tanti lettori.

Ma è anche vero che mi rendo sempre più conto di non tenerci ad arrivare dove sono Nitido e Shinola, arrivarci in quel modo, intendo. Snaturarmi, cambiare modo di pensare, esprimermi, scrivere. Coltivare relazioni sociali tediose e infestate dal morbo dell’arte che si titilla in continuazione, in un gioco di reciproca masturbazione e false amicizie che non portano da nessuna parte.
Quando ero ragazzo non sognavo di “fare lo scrittore”, i miei sogni erano ben diversi. Sognavo di vivere una vita intensa, anche in negativo, ma non sonnolenta, non calibrata sulla pazienza, sull’ambizione sistematica, sulla mossa tattica. Sognavo di toccare più punti, alti o bassi non importava, e più di ogni altra cosa sognavo di non essere dominato dalla smania dell’apparenza, del privilegio fine a se stesso, del possesso. Non sono mai venuto nei pantaloni per dei complimenti e questo non accadrà mai finché sarò consapevole di poter gestire almeno una parte della mia esistenza.
Disprezzo quelli come Radames, perché inseguono briciole e contentini. Li disprezzo davvero e non vorrei mai essere come loro. Trovo ridicolo che si guastino giornate, settimane e mesi perché qualcuno ha strappato un buon contratto editoriale o è arrivato in quella trasmissione televisiva dove si parla di libri come se fossero delle torte farcite. Hanno enormi sensi di inferiorità per chiunque abbia avuto migliore sorte, e allo stesso tempo sono arroganti e indecenti con chi dalla vita ha ottenuto pochissimo e a differenza di loro non si lamenta nemmeno.
Poi, la mia opinione su scrittori e editori, salvo le ovvie eccezioni, non è che sia particolarmente lusinghiera. E non perché dovrebbero riempire me di bonus e allori, nient’affatto. Più che altro perché si sono conformati allo squallore, all’approssimazione mentale corrente, perché nessuno rischia più niente e si continua a fare bella esposizione di idee vecchissime e storie drammaticamente ordinarie e senza coraggio in lussuosi appartamenti e sedi  dove la cosa migliore che puoi fare è andare al cesso, accenderti una sigaretta e spegnere il cervello.

Quasi tutto il sistema di contatti, recensioni, presentazioni, scrittori introdotti da altri in case editrici, giornalisti che devono favori a editori e viceversa, vergognosi premi letterari basati sul nulla, intestati oscenamente a geni morti e ignari e decisi in base a un sistema di servizi ricambiati e pragmatico servilismo, tutto è marcio alle fondamenta e la creduloneria di lettori e addetti del settore non facilita le cose. Bisogna diffidare dei pionieri della bella letteratura, dei puri di cuore che in realtà hanno la furbizia della pecora convertita, bisognerebbe capire che tutte quelle idiozie sul leggere libri per salvarsi l’anima non è altro che fottuto e mesto marketing.
In realtà, i mondi della scrittura e dell’editoria non sfuggono affatto alle brutture del sistema capitalista, non sono altro e diverso, anzi rimestano bassamente in quel costruito lupanare di meritocrazia inquinata e menzognera. Il sistema capitalista, anche in letteratura, finge di offrire le stesse possibilità di successo a tutti, e questa è una vergognosa bugia.
C’è solo da decidere se accettare i metodi e le conseguenze del sistema o rigettare tutto e costruirsi altro, tentando di non fare la fame e di non essere bannati da qualsiasi contesto o ambiente circostante. Poi, si può essere validi o meno, ma è bene capire dall’inizio fin dove si è disposti a spingersi. Nessuno scrittore o editore può esimersi dall’essere prima un uomo: sono in molti ad aver declinato questa responsabilità.

Radames piangerà ancora e ancora per queste notizie, per tutti quelli che lo sorpasseranno, facendo in pieno il gioco del sistema in cui vorrebbe entrare con tutto se stesso.
Mi faccio un caffè, riprendo le mie attività di archivista, faccio tirocinio presso me stesso, almeno posso fumare liberamente e nessuno mi può impedire di ascoltare musica mentre svolgo noiose mansioni. Non mi piacciono i sistemi; non mi piacevano nemmeno riferiti alle schedine.

Trovo che Radames sia una persona triste, costretta a convivere con il sentimento del fallimento per “non essere stato all’altezza”. Ma all’altezza di cosa? Di quali richieste, di quali aspettative? Radames è uno di quelli che non si schierano dalla parte dei vincitori finché non lo diventano (o credono di diventarlo), ma è palese che mai e poi mai vorranno mescolarsi a coloro che –secondo la sua sensibilità pilotata dal sentire comune- perdono ogni giorno e dilapidano le proprie potenzialità. Radames e quelli come lui pensano che il compromesso, in assoluto, sia la versione furba dell’uomo di fronte agli ostacoli e alle difficoltà, senza capire che il compromesso spesso porta a vere e proprie Waterloo dell’anima e anche pratiche. La società ci dice che il compromesso è arte dell’intelligenza applicata, io dico che invece è un modo per arrivare vicini a quello che poi non si avrà mai comunque.
Non si piange per quel che non si raggiunge, bisognerebbe invece vergognarsi per quel che arriva senza sforzo, per meccanismi, per simpatie, per geometrie studiate. Bisognerebbe anche ricordarsi che nessuno è esente dal fallimento come essere umano, anche se “le cose vanno bene”.
Meglio archiviare tutto, una sigaretta all’ora, la musica a coprire il silenzio di fondo e le lamentele esterne.

©Luca De Pasquale 2017

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