13/08/17

Vigliacchi


La persona che incontro al porto di Pozzuoli non è quella che ricordavo. E che pensavo.
Incrocio per caso Luciano Z. all'attracco dei traghetti. Io sono andato a prendere un caffè e comprare il giornale -sì, come i pensionati- e lui, in tutta evidenza, sta partendo per Procida. È in compagnia di una donna che mi guarda con una certa ostilità, con diffidenza. Luciano sembra piuttosto imbarazzato, come se avesse preferito non incontrarmi. La cosa è reciproca.
Ho sempre considerato Luciano una persona problematica, contorta, con problemi di aderenza a se stesso. Scrittore, assistente universitario, appassionato di lirica, Luciano mi appare adesso come uno yankee appassionato di baseball, prossimo a band come Toto e Bon Jovi, epicureo consumatore di sole e onde, addirittura superficiale. Il suo atteggiamento mi è chiaro sin dall'inizio: ricusare qualsiasi problema avuto in passato, demolire i giorni di tenebra, fare nuovo corso in pubblico e dentro, minimizzare le vecchie miserie della mente, dell'invidia.
Non cosa possa essergli successo. Oppure lo so benissimo. Ad alcuni uomini basta poco per riprendersi, dimenticare e cancellare le tracce dei virus debilitanti. Basta un po' di attenzione. Una maggiore disponibilità economica e anche godere diversamente; o almeno, illudersi di godere diversamente.
Mentre parliamo di cazzate senza fine con la sua compagna arcigna che ci sorveglia, non fatico a immaginare che possa essere proprio lei la scintilla di tanto revisionismo comportamentale e, alla fine, di vigliaccheria emotiva.

Sì, Luciano è un uomo abbastanza stupido da confondere la portata dei suoi orgasmi con un miglioramento esistenziale. Me lo figuro fare esercizi per ritardare il momento dell'eiaculazione e donare così alla sua nuova compagna delle prestazioni assai giovanili e robuste. Me lo figuro anche a confessare cose sciocche ed enfatiche subito dopo il coito, “da quando sto con te la mia vita è cambiata” e altro.
Mi dice che sta scrivendo un nuovo libro, una drammatica storia di passione accecante che parte dall'Olanda. Calca molto su questo dettaglio. Mi piacerebbe dirgli che non acquisterò mai il suo libro, perché lo reputo un cacasotto, un vigliacco, uno senza onore. Uno che cerca di cancellare i giorni oscuri è solo un pavido senza palle.
Luciano mi dice che ora devono andare e come sto, come sto? Me lo chiede, ma non gli interessa. E allora non dovrebbe chiedermelo affatto.
Sto cercando una donna che mi paghi il traghetto. Potrei ripagarla con una sveltina nel cesso del suddetto traghetto, con un bonus importante: io quando vengo non parlo e non urlo. Non digrigno i denti, non chiamo Dio, non ringrazio il creato, non sciolgo fantasmi. Vengo e basta, mi esaurisco, mi tolgo la febbre da dosso ma non da dentro, scopare vale poco quando giochi su altri tavoli. Ma tu questo non lo puoi capire, perché hai bisogno di simbologie, di consolazioni, di atti vitali orientati alla luce. Non puoi capirmi. Fino a due anni fa volevi quasi spararti in bocca, oggi sorridi e neghi tutto, come possiamo capirci. Ti sei fatto salvare. Io sto all'Inferno, stronzo. Se trovi questo approccio da maledetto studiato non è affar mio. Non devo piacerti, non vivo ossessionato dalla comprensione altrui, che sarà sempre parziale per forza di cose. Noi, caro il mio codardo, non facciamo altro che interpretare quello che gli altri ci dicono per poterli frequentare. Il resto è merda che fa rumore, come i tuoi libri”
Questo elabora il mio cervello. Me lo tengo. Quel che gli rispondo è: “Sto scrivendo un libro anche io. Narra di un uomo che durante un pompino -ricevuto, of course- ha un'illuminazione pazzesca e capisce come diventare uno scrittore di successo. Si tratta di un soggetto molto originale”
Luciano si disturba molto per quest'ultima dichiarazione.
Adesso ti saluto, buone cose”. Mi porge la mano freddamente e si allontana con la sua salvatrice, la quale naturalmente si guarda bene dal salutare.
Li guardo allontanarsi e accendo una Camel.

Ti scaricherà, penso. Non può non scaricarti. Un uomo che crede di migliorare a seconda di come fa sesso non vale niente. Un uomo che confonde le acclamazioni con il senso dei rapporti è un vigliacco. Un uomo che trova la religione e si fa dominare e precettare da quelle spire è un debole. Un uomo che nega di aver mai pensato al suicidio è un venduto alla paura. Ci ho pensato eccome. Hai voglia. Ma il suicidio non mi è simpatico in alcun modo e ne ho già patito abbastanza le scorie mentali e affettive. Ho pensato al suicidio e l'ho mandato a fare in culo, con tutta quella retorica sulla rinuncia e sullo spessore delle persone che hanno compiuto tale atto.
Questa società di merda, questa fogna dedita al profitto e alla buffonata di corte, al vassallaggio verso il potere e la fama, spinge al suicidio chiunque non rientri nei piani delle “belle situazioni”, chiunque non sia stato capace o messo in condizione di ritagliarsi una parte pubblicamente interessante.
E allora suicidarsi è da imbecilli, come rifiorire grazie a un manipolo di orgasmi e di piccoli successi. L'unica è opporsi fino all'eliminazione, che sarà inevitabile ma non vana.
Sono finito dalla parte dei diseredati molto presto. Un po' l'ho scelto e un po' l'ho subito, non mi piacciono gli eroi. Ora, dal mio avamposto mezzo bruciato preparo un contrattacco dallo spirito suicida, ma non suicida nei fatti.
Tattiche da soldato solitario, tattiche di resistenza urbana, da infiltrato. Niente di più.
Per agire velocemente e senza dannarmi più di quanto già non accada, scelgo di rinunciare alle forme classiche di sicurezza. Posso non piacere, ma il mio diritto è seguire la mia strada. Quella che decido, non quella che suggeriscono. Quella che mi incendia, non quella che mi spegne.
Non guarisco con il sesso, con l'amore, con i soldi e con la casa di proprietà, non guarisco con Dio e non con la famiglia, questa entità di sorveglianza e di controllo che liquefa l'affetto nel terrore di perdersi.
Odio i vigliacchi. Mi sono odiato per poco tempo, ma mi è bastato.


©Luca De Pasquale 2017

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