11/08/17

Non osare toccarmi i Def Leppard, stronzo


Il grossista di dischi mi raggiunge a casa. Non ho acceso l'incenso per questo. Non mi preparo come se dovessi farmi una sveltina romantica. Devo offrirgli il caffè per puro garbo. Ho mal di testa e poca voglia di ciance e convenevoli. Il grossista di dischi ha la t-shirt con le ascelle chiazzate e per questo motivo non dovrei nemmeno farlo entrare in casa mia.
Mi chiede com'è che non sono andato in vacanza. Non mi va di dirgli i cazzi miei, così butto in mezzo il gatto, che intanto ci guarda annoiato da sotto la porta della cucina.
Non sapevo avessi un gatto”, mi dice.
Sono animali stupendi”, è il mio sciocco commento. Muoviti, stronzo.
Io invece vado in Grecia per dodici giorni e poi in Croazia per sette. Ma non è esattamente quel che volevo”
Ah”
... in realtà dovevo andare negli Stati Uniti ma c'è stato qualche problema. Sarà per l'anno prossimo!”
Se non sarai morto, penso.
Allora, mi mostri il materiale?”
Il materiale. Lui dice il materiale. Si comporta come un pappone invertito. Con quella voce lagnosa, con quei modi da verme strisciante, meriterebbe che lo trattassi diversamente. Forse dovrei estrarlo velocemente, farglielo vedere e dirgli “che te ne pare, mignotta? È per caso questo che vuoi? Ti piace il cazzo e non lo dici a nessuno, vero? Ti piacerebbe prenderlo in bocca, magari dopo esserti messo il rossetto scuro? Sei un tipo gotico, lo sento. Forse ti piacerebbe anche travestirti da medico delle SS e portare le autoreggenti sotto”
Chiaramente non posso dirgli questo. Il giorno che inizierò a comportarmi per come sento vorrà dire che avrò deciso per l'autodistruzione.

Si siede a gambe incrociate tra i miei dischi, con un piglio da contabile sparagnino. Inizia a svalutare verbalmente alcuni titoli, la solita manfrina per pagarli qualche spicciolo, io non lo guardo nemmeno. Questo teatrino è tipico, se lo ascoltassi dovrei ucciderlo.
Gli vendo diverse cose di vecchia fusion datata nel sound e nell'estetica, dei classici jazz che conosco a memoria, delle ristampe pop che sono state dei capricci e basta, il meglio lo tengo per me. Non gliel'ho nemmeno nascosto, perché sto aspettando che mi chieda “e quelli no?”
Infatti, passano alcuni minuti e da vecchio marpione guercio adocchia Rush, Judas Priest, Saxon, Samson, le ristampe coreane dei Def Leppard e altri miei classici.
Ecco, vedi, per esempio quegli altri titoli lì avrebbero un altro tipo di mercato... lì posso farti una buona valutazione”
Non si toccano”
Ma non hai detto che hai bisogno di soldi?”
Certo, ma questo non vuol dire che mi vendo l'anima”
Non sapevo tu fossi un Defender”
Non è che tu sappia molto di me, se non che ho bisogno. E ne approfitti, ma del resto sono io a consentirtelo”
Io posso andarmene anche ora. I dischi che mi hai proposto non è che siano così allettanti...”
Evito di far degenerare la discussione. Ed è uno sforzo, perché in lui vedo tante cose che odio: il mercanteggiare senza passione, la spilorceria a fronte di una situazione economica florida, il lamentarsi persino delle vacanze, i modi untuosi di chi è interessato solo a trarre il massimo profitto da qualsiasi situazione, il piangere miseria per hobby sociale, l'abbigliamento trasandato da reduce di non si sa quale movimentismo hippie falsamente democratico.
In aggiunta a tutta questa roba disgustosa, il tipo non capisce una mazza di rock duro; anche se gli sarà piaciuto in gioventù, ora è di quel partito che apprezza più mollezze contemplative, musicisti crossover sulla cresta dell'onda, e di certo sarà anche uno di quelli che fingono di apprezzare la musica etnica perché nella sua comitiva di cazzi mosci ed esaurite con il cilicio la cosa passa per sensibilità mondialista. Dopo i quarant'anni, se non prima, molti uomini perdono ogni soffio vitale, accelerano con il conformismo ed è una caduta in un infinito tubo fecale di luoghi comuni, ricette per la felicità e straripanti assilli di democrazia impossibili da mettere in pratica. Ti spacciano le loro compagne per dee della verità, i loro figli per regali del karma finalmente senza infezioni, ti vendono i loro nuovi credi politici da impetuosi ignoranti come fulminazioni salvifiche. Per me è orrore.

Alla fine, la trattativa -tesa e squallida- si conclude. Prende 114 cd e mi dà 230 euro. Ci pagherò le bollette, le sigarette e tre spese. Non ne faccio un dramma, sono io che decido. Per lui 230 euro sono niente, eppure la fa quella faccia da sacrificio, il bocchinaro. Mi auguro che lo rapinino con violenza allo sbocco della tangenziale; magari se lo colpiscono si ecciterà pure sessualmente.
Quando lo congedo, ho già relegato tutta questa scena nel mio, di tubo fecale; e mi viene anche da ridere a pensare che per soggetti come questo il mio modo di stare al mondo, la mia rudezza non nascosta, possano essere considerati atteggiamenti fascistoidi e irrispettosi. E già. Perché lui è un perbenista, un piccolo borghese. E si sa che tutti i piccolo-borghesi vedono fascisti ovunque, quando sono loro i primi a considerare l'esistenza e le sue traiettorie come una perenne transazione commerciale. È così triste e penoso, ma gli alfieri odierni della “sinistra light” sono praticamente imprigionati in una ridicola caccia al dissidente, tacciato, laddove scovato, di essere un reazionario o comunque un nichilista intollerante.

Rimasto solo, so quello che devo fare. Scovo uno dei miei incedibili, e cioè “Life”, il live dei Thin Lizzy. Oggi c'è vento, e così posso ascoltare con leggerezza “Still in love with you” e “Don't believe a word” lasciandomi illanguidire dalla voce del grande Phil Lynott, idolo giovanile.
Più passano gli anni, più la mia esigenza è quella di ritrovare quel che reputo davvero importante e formativo, reale. Alla mia età in genere si accumulano ricordi per sentirsi al sicuro, nella massa di oggetti e souvenir di varie ere si perpetra il quasi commovente rituale della sublimazione del tempo rimanente, per tanti è fondamentale conservare il più possibile. Io, al contrario, ho bisogno ancora di esautorare, barattare, scomporre e distruggere la tanta zavorra consolatoria ammontonata su giorni e giorni di lavoro, distrazione, lotta e contraddizioni. I libri che posseggo, i dischi che considero parte del mio percorso, non stanno lì per quella regola deprimente che è il “must have”, ossessione che affligge anche persone intelligenti e in genere più riflessive. Se è vero che anche gli affetti non sono per me un “must have” incondizionato e cieco, con gli oggetti mi risulta ancora più facile.
Poche cose che non mi parlino tanto di me, quanto delle strade percorse e ancor di più di tutte quelle che sono risultate ostruite, impervie e anche sbagliate.
Quel tizio non poteva toccarmi Phil Lynott e i Thin Lizzy, così come i Def Leppard di Rick Savage, colonna sonora di scorribande in camicia scura a feste piene di ragazze che si sarebbero infatuate di me per poi trovarmi dannoso sotto consiglio di qualche amica o di qualche apprensivo genitore. Prima di andare a caccia di ragazze, tra il 1989 e il 1993, il rituale dei Def Leppard sparati a tutto volume (Pyromania e Hysteria su tutti) era di prassi. Divertente quel periodo. Mi sentivo spesso dire “sei fuori dagli schemi, sei così diverso... vorrei conoscerti meglio” e tempo un mese dovevo incassare cose del tipo “non potremo mai amarci, però mi ricorderò sempre di te”.
Non ho mai capito cosa facevo di tanto rovinoso in quel classico mese di frequentazione. Forse la violenza di certe idee, forse la mia faccia perplessa davanti a cose formalmente ineccepibili e per questo poco interessanti alla lunga.
Forse uno dei problemi è che invece di leggere poesie al chiaro di luna, lo stereotipo che mi chiedevano tacitamente di incarnare, mi sbottonavo i jeans e mi qualificavo per quel che ero, un fuoriuscito neanche vergognoso, un rocker irrazionale, una grandissima e non pentita testa di cazzo.
Su scala più complessa, con sovrastrutture ancora più soffocanti, accade ancora. Da “fammi sognare” a “sei mostruoso” in un amen, senza avermi dato nemmeno il tempo di accendermi una sigaretta.
Per i poeti, bussate altrove. Per i confidenti ipersensibili, dovete prima qualificarvi e mostrarmi credenziali di anima, altrimenti rivolgetevi altrove.
Per sapere qualcosa di più su Phil Lynott e Rick Savage, datemi uno stipendio e vedrete quante ristampe dei Thin Lizzy e dei Def Leppard venderò. Anche agli appassionati di Biagio Antonacci, se capita.


©Luca De Pasquale 2017












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