15/07/17

Radical Shit più bestiario


Il telegiornale “comunista” di Rai Tre mi avvisa sin dal primo mattino: rientro a tutti gli effetti nei nuovi nuovi dei nuovi poveri, quelli che hanno anche poche speranze di reinserirsi nei migliori ingranaggi della società.
La notizia mi arriva subito dopo poco il caffè del post-alba, mentre già sto pregustando la prima sigaretta.

Mi arriva mentre sto considerando che no, non ce l'ho una foto in cui sono abbronzato, quelle che si mettono in questo periodo. Non ho nemmeno una foto alternativa, con me che addento un panino sorridendo in un nuovo locale del litorale flegreo.
Per tutte le foto che ho visionato in questi ultimi giorni, più di trecento (poche se si considera che c'è chi dispone di trecento nuove foto in una settimana o poco più) per 45 anni di vita, potrei anche dedurre che non ho mai mangiato in pubblico.
In nessuna delle foto mangio, mastico o sono almeno conviviale.
In nessuna delle foto inauguro l'apertura di un nuovo posto “dove si magna”.
Non ci sono foto con guru della letteratura, della musica e del giornalismo musicale. Ho più foto di Jaco Pastorius e degli anni di decadenza di Democrazia Proletaria che personali.
Le foto di presentazioni di libri in cui sono stato headliner -fatemelo dire ogni tanto, fa rockstar di provincia, quelle che muoiono nei bagni dei ferramenta- sono state eliminate, tagliuzzate o ritoccate per cancellare gente della quale non sopportavo più le fattezze.
Non potrò dire mai un giorno a un nipote “ed ecco qui tuo nonno che presenta il suo terzo romanzo” con aria lacrimevole, con lui che non se ne fotte niente e mi fa un sorriso da generazione superiore. Peccato.

Esco a fumare la sigaretta.
Rifletto, pondero.
Potrei fare una cosa intelligente: raggiungere in serata un locale del litorale flegreo, entrare per pisciare e appena uscito dal bagno farmi un selfie sorridente con un bicchiere di carta nella mano libera. Si potrebbe pensare anche che lì dentro c'è vodka al melone.
O potrei scegliere il rimedio di mio zio Mario tra il 1971 e il 1973: abbassare tutte le tapparelle di casa e far pensare che sono partito per qualche meta non dichiarata, potrebbe essere Guidonia ma anche l'isola di Athos, Portos e Papasthatopoulos. Basta che un'isola abbia il suffisso “os” per evocare bianchi scenari di quiete, sabbia trasparente e qualche sommovimento coitale.

Mi hanno detto che non devo lamentarmi.
Che non bisogna essere “negativi”. Ormai è il motto del paese, evitare la negatività. Funziona più dell'inno di Mameli.
Avere cattive opinioni -anche strutturate- su tante cose può essere indice di negatività ma non solo: può indicare anche una tendenza a piangere miseria, lamentarsi e potrebbe celare un disturbo bipolare. Si sono tanto raccomandati e dunque ho capito che non devo lamentarmi, anche se credo di non essermi mai lamentato. In fondo, ho solo chiesto che non mi si rompessero i coglioni. Sono stato frainteso. Ecco, mi sto lamentando anche adesso. Rimangio tutto: ho parlato male, ho scritto male, ho usato parole inadatte.

E poi c'è la teoria della relatività.
Mi spiego meglio.
Se io dispongo di 116,35 euro per il mese di agosto, io sono tenuto a considerare che c'è chi potrebbe soffrire molto disponendo, sempre per il suddetto mese, di 2048,50 euro solo per una vacanza.
Niente Bogotà per il possessore di tale cifra: magari Maratea. E sì, Maratea non è libertà, non è chatwinismo, non è usabile per mostrarsi viaggiatori e ammarapacche veramente illuminati.
Piuttosto che criticare gli altri, dovrei guardare in positivo i miei 116,35 euro, che possono comunque portarmi lontano: tre numeri della Settimana Enigmistica nuova, quella con Fedez e Belen in copertina, un bel pacco dei miei biscotti preferiti, un latte di mandorla il 15 agosto pomeriggio (non trascurando un selfie), infine potrei acquistare un canottino in offerta, quelli che si vendono in edicola, e piazzarlo sul balcone, vicino ai gerani.
Sono molto negativo a non volermi organizzare in questo modo. Sto peggiorando come essere umano.

Ad ogni buon conto, questo 2017 è stato un anno di enormi sciocchezze, utili comunque ad arricchire il mio bagaglio.
Mi va di organizzarne un rapido diorama, come amano scrivere i falsi critici musicali (loro e questi diorama, rifferama, groovema e patternalia hanno fracassato abbastanza).

1 (alludendo al sottoscritto) “Eh sì, non sapevo che avesse quelle idee politiche, ma del resto è normale: non ha soldi”. Sì, certo, avete capito tutto, è per questo. Con questo ragionamento, quando mio padre mi dava la paghetta ero democristiano e quando ho guadagnato più seriamente con la Federation National Achat Cacates ero diventato addirittura forz'italiota;

2 “Le ideologie non esistono più, gli unici ad averlo capito sono i Five Stars, quindi io sono uno di loro. Un tempo facevo parte di Lotta Continua e ho sindacalizzato anche il ginecologo di mia moglie, ma ora bisogna lottare con una nuova forza, rinnego tutto”

3 “Oggi uno scrittore deve anche essere imprenditore di se stesso e imbastire buone relazioni. Questo non significa affatto svendersi, non è più tempo di estremismi”

4 “Con me la mia compagna raggiunge sempre l'orgasmo, a volte ne ha di multipli e poi sta di buon umore per una settimana”
5 “Ho in mente di pubblicare i miei diari dal 1989 al 2008. Sono sicuramente molto interessanti, sono meglio di un romanzo. Puoi farmi editing e anche phantom writing?”

6 “Il jazz è l'unica musica pura in circolazione, è un dato di fatto. Nessuno può paragonarsi a Charlie Parker e John Coltrane”
Per me è puro anche Julio Iglesias degli anni italiani”
Tu bestemmi”

7 “Nessuno può dire di capire di musica rock se non ha assistito almeno a centomila concerti come ho fatto io. Io sono la memoria storica del rock, ero a Woodstock, al Tempio delle Naiadi nel 1974 quando il musicista Raul Gratta è morto per un'aranciata. Grande emozione, era il Frank Zappa umbro”

8 “Si scrive dalle 7e30 di mattina alle 12,50, con in mezzo la pausa di un buon caffè. Si mangia alle 13, si fa un riposino fino alle 15e45 e poi si riprende a scrivere fino alle 19,05 senza distrazioni. Questo è oggi essere uno scrittore”
Ma chi l'ha detto?”
Il mio maestro, uno che è famoso”
Lui sa di essere il tuo maestro?”
Non ancora, glielo farò capire presto, voglio entrare nel suo team di puppet writers”

9 “Quasi quasi ti invidio di essere stato in cassa integrazione e poi in mobilità, lo sai? Il mio lavoro è così stressante, oggi è meglio stare fuori che dentro”

10 “Sono quattro anni che ho voglia di telefonarti, ma per un motivo o per un altro mi distraggo sempre”

11 “La cultura è sempre no profit. Tra scrittori, editori e lettori c'è un patto di sangue, siamo una vela magica”
Siete il Vello d'Oro in un lupanare, è così?”
Scrivere, leggere e pubblicare è tutt'uno, ci si sente vicini alla verità”
E si sa, la verità puzza sempre di merda e di percentuali.

12 “Vorrei tanto includerti in questo nuovo progetto, ma è già chiuso, nel senso che comprende una quota di partecipazione che tu non hai”
Guarda, forse potrei ottenerla”
No, no, è comunque chiuso, mi ricordo che l'ultima adesione possibile è stata introiettata l'altroieri”

13 “Quando avrai un figlio capirai che tutte quelle stronzate sulla rivoluzione e la lotta di classe sono anacronistiche, tempo perso. A me e Geena, da quando è nato Efrem l'Alburno è cambiato tutto e io ora guardo ai soldi perché devo mantenere me, mia moglie, mio figlio, due cani, due case, cinque tablet e devo pagare la quota bimestrale per quel club cuckold che non ho mai lasciato. Da quando ho un figlio ho capito che Renzi è una brava persona”

Così, le prime che ricordo all'impronta.
Che importa.
Ho 116,35 euro e devo capire, come dice forse il miglior imitatore di Fabio Volo, che “la crescita è compromesso”.
Faccio Ladispoli a casa mia, non prendo Viagra, guarderò le puntate del commissario Cordier, fumerò tabacco a costine perché le sigarette sono rincarate, imparerò a considerarmi colpevole di non aver accettato che la vita è un badge, che le gerarchie vanno rispettate, che i lavori si trovano per conoscenza e che dietro il buio si nasconde sempre la lavanda gastrica e psicologica di un Dio alias, di quelli che sotto la tonaca portano il busto e ti chiedono la parcella quando ti esaudiscono un trauma.
Rimpiango gli anni di Democrazia Proletaria, utopia tra le utopie, bollata da tanti conoscenti e amici come “una banda di squilibrati”, che “è inutile idealizzare oggi che le ideologie si sono nebulizzate”.
Mi ostino a non considerarmi ostaggio della società civile e, in seconda battuta, capace di provocare alla mia compagna orgasmi simultanei ogni volta che mi spoglio del braccialetto identificativo dell'esilio.
Senso della misura, compagni.


©Luca De Pasquale 2017







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