21/07/17

La donna trasparente


Ricordo pause pranzo con fetidi panini, pizzette oleose con mozzarella di plastica che facevo cadere nel cestino.
Ricordo discorsi mesti e ripetitivi, il mutuo, le mogli che si disfano, i figli da spesare, propaggini populiste poggiate sul nulla, commenti su cosce e culi di commesse, programmi di vacanze estive e weekend da spendere tra viagra e cazzi storti e invecchiati in erezione per rinvigorire legami ormai fiacchi.
Ricordo che fumavo fino a scoppiare, sperando che quello strazio finisse in qualche modo.
Non mi andava di parlare di quella roba. Non mi andava di parlare affatto.

Oggi ascolto con malcelata impazienza il delirio autoreferenziale di un conoscente melomane, che mi spiega -usando troppi avverbi- che a lui il blues piace come il rock, e che anche il jazz lo conosce e lo va a sentire dal vivo, Mr. Jazz.
Il fumo della mia sigaretta lo infastidisce. Stavolta non mi offro di scostarmi a lato, che si fotta.
Gli guardo la fede. Pomposa, evidente più di un Rolex in una strada deserta a ferragosto, fede lucida, lucidata, che non si macchia mai di sperma o di odio.
Il conoscente, il cui nome è Doriano, attacca una pippa su Peter Green e Eric Clapton, passando per musicisti che non hanno alcuna attinenza tra loro e con i succitati, tanto per mostrare a se stesso, più che a me, il suo eclettismo di gusti e la sua spiccata sensibilità auricolare.
Io sono ancora con la testa al sogno di stanotte.
Ero seduto su un vecchio divano davanti al mare, solo. Sentivo l'odore di mio padre accanto a me, ma lui non c'era. Il tipico odore di mio padre, tabacco, sapone alla glicerina e vecchie carte.
Pur non vedendolo, gli rivolgevo la parola, rivelandogli che per molti anni, da ragazzo, ho avuto voglia di bruciare la casa dove sono cresciuto.
Anche oggi, anche in questi anni nuovi ma già vecchi per tanti versi, l'idea del fuoco ricorre nei miei pensieri quando sono stanco. Se avessi un camino, brucerei parecchie cose senza sensi di colpa, senza esitare, ben sapendo che le fiamme migliori non sprigionano sollievo.

Vedi Luca, impossibile prescindere da Johnny Winter. Concordi?”
Certo, Doriano”
... io ho un bellissimo box limitato che comprende tutti i suoi bootleg in vinile, una cosa per intenditori...”
Senza dubbio, tu sei un buongustaio”
Mi fa piacere che tu me lo dica: lo so, lo so”
Goditelo il box, tu e questa cazzo di fede che sembra un punto luce in una galleria degli orrori. In assoluto, godi.
Sono sicuro che quest'uomo non è capace di carezzare la sua donna, non dopo un coito, non dopo un dolore. Non parlo di coccole. Parlo di carezze che dovrebbero partire spontanee. Disprezzo questi uomini trattenuti, pavidi di fronte tanto ai reali pericoli che ai ricatti morali dell'amore o le più smussate dolcezze del quotidiano. Disprezzo la lentezza della paura, le esitazioni ragionate, disprezzo la scrittura falsa che con una mano ti liscia le pareti dell'anima e con l'altra ti masturba sensi di inferiorità, desideri rimossi e voglie di notorietà fino a farti venire nei pantaloni. Distinguo la scrittura che riesce a violentarmi da quella che non riesce neanche a stuzzicarmi i genitali e la voglia di crepare. Sono esigente. Infatti non mi rileggo mai.

Stai ascoltando molto blues in questo momento?”, chiede Doriano.
In questo momento sto ascoltando te”
Oh, no... intendo dire che artisti stai prediligendo in questa fase?”
Questa fase. Non sapevo di poter disporre di una fase solo per me.
C'è un disco degli Hammock che mi perseguita”
Non li conosco... sono rockblues, per caso? A chi si rifanno?”
Sono indefinibili, Doriano. Potrei dirti ambient-pop, ma significa poco”
Somigliano a??”
Sempre questo giochino. A chi somiglia questo, a chi somiglia quello.
Sempre sotto sforzo, immagina un misto tra David Sylvian, Harold Budd e le ballate più cupe dei Church”
Mi sembra roba molto lontana da me”
Anche la tua fede e la tua faccia da me, credimi. Eppure ti ascolto.
E perché ti ossessiona un disco in particolare?”
Perché è bellissimo e per la copertina”
La copertina? Non ti facevo così suggestionabile”
Lo sono, lo sono. Soprattutto quando mi ricordano molecole di ricordi e torture casuali: donne che non potrò più incontrare, donne vestite di bianco, donne che scompaiono, e più in generale io che guardo persone e cose annegare credendo di poter diramare il dolore con le mie parole.
Sarò pure foce ed estuario, ma le mie parole non toccano l'atmosfera, lambiscono i fulmini senza che mi torni indietro l'aria fresca e folle prima della tempesta che sto cercando da sempre.
Così, mi tocca di ascoltare un appassionato di tutto senza partecipare davvero, senza familiarità, ancora distratto da glicerina, tabacco, gelsomini, salsedine e addii senza ceralacca, quelli che non finiscono nemmeno nei sogni.

©Luca De Pasquale 2017


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