24/06/17

Un altro lurido blues per Keith Ferguson


Certi tuoi toni ruvidi si vede che sono studiati”, mi dice Ania con aria furba e smaccatamente intelligente.
Crede di ferirmi.
Non è certo la prima persona a cercare fortuna con questa storia della mia presunta aggressività ben ponderata, frutto quindi di un calcolo (che risulterebbe poi idiota, considerato che non scrivo best-seller) e di una scelta d'immagine, tesa più a voler disturbare che a voler essere incluso.

Ma le parole di Ania, come quelle di molti altri, non hanno il potere di scalfirmi. Devo dare conto alla mia coscienza, non ai pregiudizi veloci e non strutturati dei tanti Soloni in giro.
Ania poi parla da un piedistallo che non le invidio: carriera avanzata nella comunicazione aziendale, il solito mezzo stronzo accanto molto moderno molto inserito, “uno profondo che sa anche divertirsi”, come ama dichiarare pomposamente lei.
Tutto in lei -e in loro, of course- mi risulta artificioso. Le loro foto da perenne happy family, le pose spiritualistiche open air con scrittori registi e attori, i loro viaggi finto economici con tutta la pietà per i dannati già nell'obiettivo delle loro costose macchine fotografiche.
Il loro progressismo di maniera, malmostoso e snob, arriva ai miei occhi e al mio cuore come un oltraggio, e io puntualmente mi rifiuto di assistere a questi baccanali da fortunati testimoni del nostro tempo, tutti assorbiti dal mostrare al mondo la loro clamorosa sensibilità.

Le loro belle scopate in camere d'albergo belle pulite e scenografiche, con lui che punta i piedi sul letto e cerca di posticipare i tempi invero tristi delle sue eiaculazioni, lui che fa dei suoi missionari solenni un marchio di fabbrica virile che vale meno di un panetto di burro fuso, e lei che mescola piacere, fusione, progetto di coppia, discendenze da garantire, idee generazionali da perseguire.
Mentre mi parla, mentre mi sgrida, non posso impedirmi la domanda più oscena: ma come fa a godere con il suo idiota di servizio? E ancora, come fa a credere ciecamente di essere riuscita ad armonizzare i suoi vizi piccolo-borghesi con il bisogno di autenticità?
Questa è gente che butta la morte della finestra come fosse spazzatura. Questa è gente che crede di pulirsi l'anima ristrutturando casa e dando un bonus ai “poveri operai”.
Questa è gente che fotte come nelle soap opera, cioè di merda, meglio ancora se con due libri sul comodino cadauno.
Questa è gente che va nelle città d'arte per scattare una marea di inutili e ridondanti foto, senza lesinare scorci di miseria e povertà conditi da commenti di sconcertante pochezza: “Vogliamo un mondo uguale per tutti”.
Cominciate voi, allora. Innanzitutto, interrompete la farsa della solidarietà pubblica, dateci un taglio con le frasette che vanno a pescare in territori melmosi e ambigui, incesti tra Pestalozzi e Bakunin, tra Hermann Hesse e la nonna morta.
Mettetevi in testa che la vostra non è la migliore famiglia del mondo. Nè i vostri figli sono i più belli, sensibili e intelligenti. La vostra bontà non è un marchio registrato, è solo una vostra abitudine nel porvi. Il vostro movimento ideologico non custodisce nessuna verità, men che meno il vostro Dio portatile, più piccolo di un trolley da viaggio continentale. Piantatela con le dichiarazioni di purezza, mettetevi in discussione. Accettate senza ipocrisie la vostra natura piccolo-borghese.
La purezza non è questione che si risolva nel saper star bene al mondo, integrati e con tutto che funziona.
No che non funziona così, cara Ania e mezzo stronzo.

Una volta nella stazione di Bologna, andando al cesso, mi trovai di fronte ad una scena terrificante. Due uomini stavano praticando del sesso anale molto rumoroso davanti allo specchio. Ricordo che erano le ventitré di un lunedì piovoso. L'uomo che si incuneava nell'altro sembrava posseduto da un vigore sovrannaturale e insisteva nell'infilare l'indice in bocca al tizio passivo mentre lo montava con foga.
Si fermarono quando mi videro.
Io dissi solo: “Scusatemi, torno dopo”
Basta.
Quei due uomini per me non avevano nulla di impuro. Stavano solo cercando di godere ed erano certamente due imbecilli: avrebbero dovuto aspettare almeno la mezzanotte. Bologna ha una stazione trafficata a tutte le ore.
Questo triviale e reale episodio di due vite fa vale unicamente per dirvi che non vi reputo più puri dei due focosi cavallucci da monta.
La purezza non è un certificato di sana e robusta costituzione, di abitudini non proditorie e non si rinnova con bei gesti occasionali e pubblici.
Voi siete una coppia minuscola che cerca il fracasso e il fragore proprio nel momento in cui raccontate di voi a un presunto mondo.
Siete impuri. Siete lontani. Non accetto le vostre prediche e il vostro saper vivere fa acqua. Il vostro equilibrio civile è una bugia da stuprare, punto.

Dopo aver salutato Ania, come al solito, rifletto.
Gli anni passano. E io non mi disinnesco. Anzi.
Non ho nulla da perdere. Tutto ciò che è etichetta di comodo, basculamento ragionevole tra verità e obblighi, esaltazione del proprio percorso, tutta questa roba mi scivola addosso con pessimi risultati.
Ho seppellito molti dei miei eroi, ho scelto di svuotare le stanze fino a lasciare solamente un tavolo, uno specchio da bagno e un letto, ho sottratto al concetto di “familiarità” quel retrogusto acido così difficile da ingurgitare.
Sono stato amato, ho amato.
Sono stato tradito, ho tradito.
Ho rotto amicizie e parentele per mere questioni di principio, ho chiuso le tende su ossessioni erotiche, ho sparato in bocca a tutti i sosia che avevo messo in giro, me la sono fatta addosso quando dovevo responsabilizzarmi, quando cioè si trattava di non far soffrire qualcuno a vuoto.
Di tutti i sogni confusi e velleitari che avevo da ragazzo mi è rimasto poco: le onde del mare, la musica, scrivere, respirare le persone e non giudicarle nonostante le apparenze dicano il contrario, la mia dignità.
Non mi vendo ad una società che mi fa orrore: lei non ha bisogno di me, neanche per una notte, ma io non mi offrirò sul piatto con le mie pene.
Resta, naturalmente, la notte. La mia compagna di viaggio da sempre, il momento della verità, dei desideri reali, degli specchi spenti, degli abbracci senza il prezzo appeso e senza sconti, l'arnia stanca e sospesa delle note, delle speranze involontarie, la frontiera dell'amore non filtrato, quello vero, quello che fa un male bastardo.

Ho scritto questa nota ascoltando Keith Ferguson con i suoi Tail Gators e con i Fabulous Thunderbirds. Keith Ferguson, uno dei miei tanti eroi caduti presto. Sono quelli che amo di più. La musica mi fa bene e mi incide dentro come serve, facendo anche tanto male. Questo è un blues.
Lo sono anch'io, bello o brutto che sia.

©Luca De Pasquale 2017

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