11/06/17

Billy The Kid e la tenia del consenso


Il festival ha le insegne sempre accese.
Basta girare. Basta vivere.
Io ho organizzato un grandissimo evento”
Io sono stato...”
Io conosco Sempronio e Adamanteo, e...”
So tutto delle migliori serie tv di sempre e ho creato una pagina...”
Viene prima quel che fai. Dove sei stato. Chi conosci e quanto sei dentro alle cose che funzionano.
Le idee vengono sempre dopo. Le riflessioni, i bilanci, sono un optional. L'uomo medio, che si bea della sua medietà, trova che tutto ciò che inizia e finisce nella mente, senza tornaconto, sia solo tempo perso.
È così da quando ero ragazzino. Metto in primo piano, proprio con me stesso ancor prima che nel confronto con gli altri, conclusioni, nuovi corsi, svolte, curiosità, percorsi.
Semmai dopo posso anche dire di aver bevuto un succo di alce al nuovo bar vegetale con installazioni di sedicente arte contemporanea.

Con i social non abbiamo mai goduto insieme: perché parto dal presupposto che se ho mangiato una pizza di creta al tramonto non è detto che io debba comunicarlo alla gente, ai presunti sodali.
Questo vale ancor di più per le stilettate sulla politica, quegli stagni nevrotici da cui esci sempre ricoperto di fango e di piume d'oca.
Che soddisfazione posso mai provare se intervengo a gamba tesa in un convitto di pentastellati invasati? Se litigo con degli xenofobi? Se mi prendo una questione con uno che alterna stronzate sul liberismo a slogan di Salvini?
Ancora di più, a che pro chiarire per l'ennesima volta che il Partito Democratico non è stato, non è e non sarà mai un partito di sinistra?
Poi passi per estremista. E dire che con i centri sociali non ci ho mai filato alcunché, quindi sono assai atipico. E allora zut, evitare interventi.

Quasi tutte le persone di sinistra che conosco hanno i soldi.
Per meglio dire, non sono veri ricchi. ma non hanno alcun problema economico e quasi nemmeno di prospettiva.
Però si scaldano tanto, che sembra di stare all'uscita di Mirafiori nel 1975.
Io lotto, lotto duro”, ti giurano.
Non rispondo mai nulla. Non voglio litigare. Ma è un mio diritto, mio e di altri, quello di storcere il naso se un multiproprietario di immobili sta lì a piangere miseria, o si lamenta del suo fottuto posto da 1500 euro al mese.
Quasi tutte le persone di sinistra che conosco non sono affatto di sinistra. Sono pose veterofamiliari. Per loro essere di sinistra è un'abitudine addirittura glottologica. Non c'è nulla di vero, di concreto. Viaggiano sette mesi l'anno all'estero e poi se ne vengono madidi e innocenti: “Giù le mani dal Centro Sociale Cavacchioli, figli di troia!!!”
Ma quando si sprangavano fuori al Centro Sociale Cavacchioli, tu dove stavi? A Bucuresti? In Quebec? Su un lido di Baia Domizia con l'ovatta nei pantaloni e la lingua nell'orecchio della tua moglie/compagna?
Dai, su, basta. Un po' di serietà.

La mia ammissione è chiara: non so più cosa rispondere quando mi raccontano fatti, cose, pettegolezzi. Approcci, tradimenti. Delusioni. Roba che ti trivella e poi finisci con gli antidepressivi.
Quello che mi preoccupa non è certo la mia probabile afasia con il prossimo mio, quanto il fatto che siamo tutti alle prese con la coerenza (impossibile) della nostra (spesso inesistente) “immagine pubblica”.
Come degli scolaretti timidi e perversi impegnati -per paura delle botte e del pianto spontaneo della nostra vergogna- a dimostrare al mondo che abbiamo il culo pulito e l'anima dei guerrieri.
Il culo pulito lo si può ottenere, ci sono tanti prodotti in giro. L'anima dei guerrieri la intercettiamo nei film e vogliamo trovarla in pagine di libri avventurosi.
Libri di moderna cappa e spada, zeppi di eroi indomiti, libri però scritti da codardi. Sono i codardi, i vigliacchi, quelli con la lingua ulcerata, a scrivere le pagine più belle. Perché per loro è materia fredda e allora possono studiarne a lungo gli effetti sulle cavie.

Poi ci sono quelli che magnificano il sesso, la prendono come una prova di forte vitalismo. Per loro un coito è l'eternità che si compie e loro sono degli Apolli cresciuti a poesie di Salinas e film di Mario Salieri. Il loro cazzo vale come passepartout di una leggerezza esistenziale che sta lì a dire all'intero universo “io scopo bene, io sono leggero, e per questo, come sapete, ci vuole una grande e raffinata intelligenza”.

Poi c'è chi la mena con la storia che dopo aver procreato si cambia carattere e si diventa più dolci e si capiscono tante cose.
Prima ero cieco!”, urlano, pentiti.
Ma lo sanno anche i tralicci qui per strada che i figli cambiano le visuali. Si faccia almeno il favore di non gridare al miracolismo interiore. Agli italiani piacciono troppo i miracoli e anche i furbi. Una strana commistione.

Mi piace incontrare persone semplici, migliori certamente di me, che non siano degli editti ambulanti di qualcosa, di qualcuno, del loro stesso movimento.
Mi piace ascoltare il timido barman sulla strada del porto che mi racconta di come aspetta il lunedì sera per portare fuori la sua fidanzata a Bacoli.
Mi piace che l'edicolante mi riveli che è stato quattro giorni in ospedale e ora sta meglio. Mi sento coinvolto, gli stringo la mano, gli sorrido sul serio.
Sono le persone semplici, senza troppe pretese di autenticità e di nobili afflati, a restituirmi in questa fase nebbiosa del vivere il senso dello scambio umano.
Non posso dire altrettanto di quelli che sostenevano di trovarsi sulla mia stessa traiettoria. Quelli che simulavano somiglianze inesistenti e si indignavano quando dicevo loro, con la massima calma: “Ma di che cazzo parli? Siamo il giorno e la notte, amico”
No, noi siamo uguali!”
Ma certo. E io ieri ho chattato con una delle renne di Babbo Natale, una vera bagascia. Mi ha fatto un downblouse in videocamera che non sai.
Tanti compagni di strada si sono venduti per un piatto di riso e un televisore ultrapiatto. Come la loro coscienza. E stavolta non alludo a colleghi di lavoro, lì era solo sventura di convivenza coatta. 
Non credo ai fratelli di carta. I fratelli su carta. I fratelli in potenza.
Non credo nelle categorie, nei marchi, nelle associazioni tecnicamente piatte e invece piramidali. Non riconosco ruoli a chi ha più soldi e galloni di me.
Non sono costretto a masturbarmi per la rabbia e venirmene nel lavandino se qualcuno ottiene più consenso di me. È nel gioco delle sponde.
Nelle regole non scritte del gioco dell'Oca truccato che ci hanno regalato da bambini.

Ho sempre amato Pat Garrett (James Coburn) in quel meraviglioso e malinconico addio alla frontiera che è stato il film di Sam Peckinpah, ma a conti fatti capisco di aver preso un'altra strada, quella di Billy The Kid.
E per ogni Billy The Kid al mondo ci sarà sempre un Pat Garrett. Purtroppo, impossibile che prima o poi mi si presenti alla porta James Coburn, un signor attore e una faccia indimenticabile.

©Luca De Pasquale 2017



















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