12/04/17

Mentire sempre alle feste notturne


Quanti anni hai?
Da dove vieni, cosa sogni, chi hai amato?
Perché cerchi ancora? Cosa ti ferisce, cosa è cicatrice per te?
Cosa ti manca, perché quello sguardo?
Chi sei?
Un lupo qualsiasi.
Cosa vuoi?
Trovare lo spiazzo più alto sulle luci della città e scoprire che non troverò la luna.
Perché mi guardi?
Guardo sempre negli occhi chi mi rivolge domande.
Perché sei così insofferente?
Perché detesto la curiosità che ne ingegna e monta dell'altra.
Cosa c'è dopo l'amore?
Perdersi del tutto.
Ti piace perderti?
A volte. Spesso.
E cosa pensi quando ti perdi?
Che non ho rinunciato, ho solo deviato.
Credi nell'amicizia e nei rapporti umani?
Come posso credere al mattino dopo. A sprazzi.
Amare o essere amati?
Amare. Essere amati somiglia alla colpa.
Cosa sono i fantasmi? E i tuoi?
Caratteristi scrupolosi che ogni tanto danno qualche festa.
Che ricordi hai della tua adolescenza?
Treni presi all'alba, con l'entusiasmo di dimenticare e essere dimenticato agevolmente.
Provi rancore per qualcuno in particolare?
Il rancore è stupido, sbiadire è più crudo e più utile. E accade.
Quand'è che hai finto di più?
Alle feste, di notte, con un bicchiere in mano e una sigaretta in bocca.
Cosa fingevi?
Di volere tutto, abbastanza velocemente.
Non era vero?
Volevo solo rubare.
Perché rubare, poi?
Perché rubare è un risarcimento amorale e passa il filtro dell'anima quando si è distratti.
Dimmi un posto.
Firenze, stazione di S. Maria Novella alle cinque del mattino di un giorno di febbraio.
Perché?
Perché quella volta mi sembrava di trovarmi al centro esatto del percorso. Senza precipizi.
Ti capita di mentire?
Non più. L'ho fatto per molto tempo.
Dimmi un incanto.
L'odore delle notti di giugno e di settembre. La musica quando si è lontani dal caos. Gli sguardi quando non ci si incontrerà mai. Scrivere senza rendersene conto. Non fare incubi. Non rispondere alle richieste di presenza per onor di firma. Disertare raduni ideologici. Le panchine di legno dopo la pioggia nei piccoli centri. Chi è fermo ad aspettare qualcuno mangiando il tempo e toccandosi i capelli. I sentimenti, quando non pretendono la vidimazione ogni mattina come un cartellino. Le mareggiate e le tempeste, restando fermi mentre tutti scappano a rintanarsi. Sfidare, sfidarsi. Regalare vecchi abiti a qualcuno che non conosci. Evitare il giro degli auguri, le collette e le pubbliche sedute di ludibrio. Tornare a casa senza la paura della solitudine e della diversità. Mantenere dignità nelle battaglie più sfavorevoli.
Sono tutti incanti?
Sono brandelli di resistenza mescolati ai sogni. Sono la vita in giorni che non hanno calendario.

©Luca De Pasquale 2017





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