05/02/17

Ciro Understanding, scrittore di cuore


Anche le top model cacano”
Domenico Rea

Non mi fido degli idoli. Non mi fido dei modelli pubblici.
E non credo affatto che dietro un artista o presunto tale ci sia una persona fantastica. Soprattutto se questo artista ci tiene che il suo profilo pubblico sia immacolato, confortante.
Spesso, per contrappasso, dietro l'artista si cela solo un mucchietto di merda fumante che spara motti e formule di speranza a caso.
Sono in molti a volersi far abbagliare da tutti i “movimenti bianchi” a tavolino studiati dagli artisti e dal loro entourage. Le persone hanno bisogno di eroi. Di modelli positivi. E questo crea mostri orrendi, aborti.
Ho visto scrittori, musicisti, attori fingere di avere a cuore le sorti della “ggente”. Ho visto chiaro in quel pozzo nero che è la taratura del conforto sui bisogni del pubblico.
Ho letto l'equazione indegna consolazione=bontà.
La costruzione di un idolo dipende troppo spesso dall'ansia di chi quell'idolo lo ha evocato, pregato, composto prima nella mente per poi cercare qualche risultato rispondente.
Faccio fatica a relazionarmi con chi ha necessità di contornarsi di idoli, golem, icone di luce. Mi è impossibile accettare che uno sportivo, uno scrittore, un musicista possano diventare i fari di una vita.
Sento la puzza di falso e costruzione. Tante volte preferirei non rendermene conto. Mi piacerebbe ignorare, non essere ignorante. Ci terrei moltissimo a sbagliare, e per fortuna accade anche questo. Ma il tanfo rancido dell'atto studiato, dello slogan a effetto, della mossa pubblica, li percepisco nitidi.

Agata mi raggiunge al bar. Ha un libro in mano.
Siamo amici dai tempi dell'università, siamo quel tipo di amici laschi che ogni tanto, più per noia che per altro, finiscono a raccontarsi gli ultimi due-tre anni di vita.
Come è naturale che sia, lei ha avuto un percorso coerente, garbato, a tappe, ostinato, volenteroso, senza drammi. Si vedeva che avrebbe seguito una strada illuminata, con tutti i segnali di pericolo al posto giusto. E che si sarebbe fermata a far passare i dolori come si farebbe con una scolaresca o con un cieco accompagnato.
Al confronto, io sono un pirata e forse un mezzo brigatista. Ma sembra che io abbia la sua stima, pur non essendo mai entrato nel suo educato mondo, dove le case sono ordinate, si può scegliere tra cinque tipi di posate e dove non c'è mai da scaricare il cesso prima che un ospite ne abbia bisogno. Agata non fuma. È contraria. Bene. Purché non rompano il cazzo, sono molto tollerante con i non fumatori.
Ho conosciuto due o tre dei suoi ragazzi, negli anni. Invariabilmente noiosissimi. Gente scrupolosa, ordinata dentro e vivace fuori. Il peggio in circolazione, quindi. Uomini convenzionali, piuttosto conformisti, senza eccessi in quanto a colore politico o smanie temperamentali. Uomini che non valevano quanto lei: ma è un triste classico che le donne, le migliori, finiscano per scegliere degli eccellenti e solidi manichini da asporto sociale.
Guardo meglio il libro che Agata ha in mano, mentre si siede al tavolo. È di quello scrittore che non sopporto come scrittore e non mi interessa neanche un poco come uomo. Mi rabbuio immediatamente.
Lei si accorge che guardo quella copertina insulsa: “Hai letto qualcosa di lui?”
Purtroppo sì”
Purtroppo? Cominciamo bene”
Non mi piace, è fasullo”
E tu che ne sai?”
A me suona falso”
A te”
Certamente”
E perché esordisci così? Non è di buon gusto”
Sorry. Io trovo che lui, e ciò che scrive, non sia di buon gusto”
Insisti. Ancora. Che arroganza”
È la mia opinione, Agata”
Non potevi fare a meno di comunicarmela, vero?”
No, non potevo”
Io invece penso che lui sia un grandissimo narratore”
E mi fa la smorfietta, come a dire “tiè”. Puro kindergarten.
Cerco di contenermi, ma non riesco. Finisce sempre che mi infervoro e poi scantono: “Certo, un mediocre cronista delle stronzate che ha in testa”
La smorfietta di Agata va all'inferno in un amen: “Forse è meglio che questo incontro finisca in anticipo. Sei odioso”
Addirittura?”
Che ne sai tu di Ciro Understanding? Uno scrittore magnifico, uno che risveglia la coscienza, uno che ti accompagna per strada”
Come un cane per ciechi”
Sei rivoltante. Per partito preso attacchi chi ti è antipatico”
La mia è una valutazione puramente letteraria, per così dire”
Pensi di esserne all'altezza?”
L'altezza non mi interessa. Io valuto tutto e sempre dal basso”
Ma sentilo, il proletario”
Che c'entra adesso? La butti in politica? A quale movimento ti sei francobollata? Ora mi dirai che tutte le ideologie sono morte?”
Piantala di giocare a fare Pinelli, sono anni che lo fai”
Non nominare il nome del compagno Pinelli invano. Ti piacerebbe che tornassero in voga le defenestrazioni fisiche?”
Non siamo nel 1970, svegliati. E, tornando a Ciro Understanding, lui è uno scrittore di cuore”
In che senso?”
Lui scrive per gli altri. Lui dipinge il nostro mondo”
Scrive per gli altri? Ma neanche per il cazzo. Scrive per vendere. Svegliati”
E piacerebbe anche a te farlo, vero? Vendere, intendo. Avere successo. Mi dispiace dirtelo, Sauro, ma sei solo invidioso”
Eccola, la facile teoria. Ecco qui. Me l'aspettavo. Sei banale”
E tu sei solo un provocatore arrogante”
Non vorrei essere lui neanche se mi pagassero”
Okay, raccontatela pure la fiaba. Ma non seccarmi: lui è grandioso. Del resto, se piace a tanta gente...”
ECCOLA! BRAVA! Ecco il boom filosofico dei nostri tempi: se piace a tutti avranno ragione... vallo a dire a Guido Morselli...”
È innegabile che il successo abbia dei motivi”
Non necessariamente nobili”
Sei un maschilista”
Ma che c'entra adesso il maschilismo?”
Diresti ad un uomo le stesse cose?”
Direi molto di peggio”
Ciro Understanding è uno scrittore di cuore”
Che si tenesse lo scranno, allora. Io mi autonomino scrittore di patta”
... e poi dici che non ho ragione... sei maschilista e puerile”

Non rispondo più. Decido di non rispondere più. Non posso incrinare un'amicizia per uno scrittore di cassetta. Agata ha le sue ragioni, io le mie. Forse il mio errore relazionale è quello di dare per scontato che gli interlocutori si accorgano che sono un individuo in lotta, e che siffatta lotta comprende anche la lucida analisi di ciò che non mi piace o mi disturba.
Parte integrante della mia lotta consiste nel non essere sommerso dal gusto diffuso, travolto dal preconfezionamento seriale di idoli e totem da venerare al supermarket delle preferenze.
Non tutti hanno gli strumenti per evitare che si imponga loro il gusto “generico”, codificato, in voga. In alcuni casi è tale la pigrizia e il conformismo che è chiaro quanto sia stesso l'individuo a chiedere di essere annesso senza difficoltà al minestrone pubblico.

Ma Agata se l'è legata al dito, la mia sgradevole uscita su Ciro Understanding.
Quando ti deciderai a narrare una storia edificante, vera, corale?”
Forse quando sarò morto”
Ti piace sguazzare nel marcio”
Mi piace nuotare per non affogare, non ci godo”
Non tutto è marcio, Sauro”
Lo so perfettamente. Per questo lotto”
Molto banale”
Mai come Ciro Understanding, però”
Che stronzo che sei”

Ricominciamo. Regolare, ormai funziona così. Altro che lotta di classe, oggi domina la lotta di gusto. La gente si scanna per stabilire chi è nel giusto. Sono guerre sante. Per scrittori avvolti nelle bandiere comunali, per comici tecnologici in vena di anatemi, per bandieruole della democrazia con i volti smunti, per fedi calcistiche, carnivori e vegani sono sul ring, crescono religioni e sottoreligioni che vietano il pensiero dell'esistenza altrui, è robaccia che mi terrorizza e devo reagire. Da ragazzino, volevo morire per un ideale che mi scuotesse da capo a piedi, che mi desse i brividi ventiquattro ore al giorno, anche durante il sonno. Non sarà più così, ma questo non significa che mi svuoterò dall'interno perché non mi accordo con le emozioni più comuni, intendendo quelle che è opportuno comunicare per farsi accettare.

Farsi accettare” è sempre l'inizio della sconfitta più oscena.
A me gli abbracci piacciono, mi piace anche la gente. Ma parto dalle differenze, mi servo delle divergenze, rifiutando le convergenze mute che sono solo il risultato della pigrizia e della paura della solitudine.
La lotta, non la quiete. La strada, non la meta. I compagni di strada, non i figuranti. La morte, non la resa.

©Luca De Pasquale 2017


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