18/01/17

Sintomi di andropausa nella sexy farmacia


Capita che io vada in farmacia.
Per fortuna, non così spesso come sarà -ineluttabilmente- in futuro. Capita anche, è la situazione logistica a dettare le regole, che ci sia un'unica farmacia qui in zona. E che suddetta farmacia sia popolata unicamente da dottoresse avvenenti e sospirose (si badi, non ho scritto procaci: non siamo in un film di Pierino), al punto che sembra di fare irruzione in una location del calendario Pirelli o sul set di una fiction con Gabriel Garko e circi di riferimento.
C'è una fila di clienti e pazienti maschi che si intrattiene oltre i tempi consueti per gustare della magica ostensione a perdersi in violenti quanto sterili sguardi voluttuosi.
Io, lo confesso, entro malvolentieri in questa farmacia. Mi imbarazza. Il fatto che la ragazza bionda incassi ravviandosi i capelli ed emettendo quindi eterne scie di profumo mi costringe ad assumere un'aria da chierichetto che poi non mi appartiene. La bruna, poi, è una vera boccetta di profumo respirante, un po' misteriosa e tipicamente distante, come per sancire la sua irraggiungibilità.
Oggi, doverci entrare mi crea ancora più problemi del solito. Perché ho addosso un mood color ruggine, di sapore salmastro/amaro, oggi è una di quelle giornate che sono un misto non ben amalgamato tra Mark Sandman, Daniele Dominici, Mark Eitzel e un imitatore raffreddato di Nick Cave.
Oggi ho le stimmate dell'uomo tormentato. Lo scorticato vivo, il pirata solitario. Ultimamente accade spesso e io non faccio niente per oppormi, c'est la vie.

L'uomo che è in fila per la farmacista bionda prima di me si vede che è turbato. Vedo il suo pomo d'adamo che va su e giù come un pistone. Respira affannosamente, un misto tra muchi e sovreccitazione. Quando arriva il suo turno, chiede Tachipirina, ma lo fa modulando la voce come Arnoldo Foà, ottenendo un effetto orribile e ridicolo.
Le persone che parlano con la voce impostata, quale ne sia il motivo, sembra sempre che abbiano una scopa di saggina su per il culo. Legge invariabile.
Arriva la Tachipirina, la fata si tocca i capelli, arriva un profumo subito riconoscibile: quello di una creatura che non verrà mai a letto con te (in questo caso lui e io per naturale estensione).
Il pomo d'adamo dell'uomo ora sembra un ascensore fuori controllo. Dice, cercando un punto d'incontro vocale tra Luca Ward e Giannini: “Signorina posso dirle una cosa?”
Uhm... prego”
Sono davvero stupito, lei è bella e brava. Anzi, lei è bellissima”
Grazie”, fa la ragazza, ma sembra seccata.
Non mi è mai capitata una dottoressa tanto bella. Lei ci starebbe bene anche a Miss Italia”
Tutti ridono. La ragazza no.
L'altra, la bruna, finge di non aver sentito nulla. Io inizio a perdere la pazienza.
Grazie, sono sei euro e quarantanove”
Fosse per me le darei un milione d'euro solo per poterla guardare”
La frase è ambigua. Hai capito il voyeur. Hai capito il pervertito, penso. Dev'essere uno di quelli che vuole guardare lo spettacolino e basta perché non riesce a fare niente.
Il voyeur paga con banconota da dieci, arriva il resto.
Lei ha delle mani stupende. Oddio iddio che mani fantastiche...”
Fottuto onanista.
Grazie, avanti il prossimo”
SONO IO, SONO IO”, ride a risucchio l'uomo, “AVEVO SCORDATO CHE MI SERVE UN INTEGRATORE ELEMENTARE!”
Poi si gira verso di me: “Mi shcusi, eh, mi shcusi”
Purché si faccia presto”
Ma l'uomo non ascolta la mia risposta, e sembra intenzionato a farsi elencare le proprietà e i principi attivi di ogni integratore presente in farmacia.
Per questa manovra da latente impotente, io finisco con una terza farmacista, stavolta rossa, che non avevo neanche notato. La ragazza, molto giovane, mi ricorda Agostina Belli con qualche traccia di Marilù Tolo, Lea Massari e pure la vecchia camiciaia di mia madre.
Non riesco a guardarla in faccia. Mentre ascolta la mia timida richiesta farmaceutica, si aggiusta il fermaglio nei capelli. E arriva. Arriva quell'odore inconfondibile e traditore di bellezza rarefatta, distante ere e continenti, quel sentore di assente presenza della bellezza alla corte dei propri occhi.
L'odore acre, penetrante e subdolo mi colpisce in modo fisico, nel senso che mi rimbambisce senza portarmi in paradiso. Forse è un effluvio di droga, ora finisce che le chiedo un cacciavite, il rimorchio per una barca o un set di martelli russi.
Cazzo”, mi dico, “queste sono tre streghe. Queste non sono ciò che sembrano, sono le Tre Madri di Dario Argento”
Prendo il medicinale, incasso il resto, farfuglio qualcosa di incomprensibile, del tipo “ingingiorno” ed esco dalla farmacia.
C'è l'uomo che era davanti a me in fila, parla con qualcuno al telefono. Mi fermo per infilarmi una sigaretta in bocca. Non ci devo più tornare, in questa farmacia. Qui ti drogano, poi esci e ti senti ancora più idiota e parziale.
Hai capito, Ciuà? Sono alla farmacia XXXX, ma ti dico... sono delle pietre qui dentro! Hai presente Evvice Fenesh dei tempi d'oro e Gloria Guida? Madonna del carmine Ciuà, mi stavo sentendo male...vedi di farti venire qualcosa, qui si muore bene!”
Accendo la sigaretta. Il cielo è di neve. Io mi sento ancora di più un incrocio tra Mark Sandman, Mark Eitzel e ora anche Bela Lugosi. Sono un uomo finito, ora è palese.
L'uomo continua: “Ciuà, secondo me 'sta farmacia è 'na copertura... sono troppo bone, i'che femmenune!”
Ho un senso di nausea addosso. Guardo in direzione del mare. Quante navi partono non per brevi tratti? Quante navi potrebbero consentirmi sul serio di diventare “indirizzo sconosciuto” come ho sempre sognato? Detesto lasciare tracce. Detesto essere tracciabile, in qualsiasi modo. Voglio fare la stella cadente capace dell'ultima virata. Voglio essere la coda di qualcosa che non si vede e non si trova facilmente. Voglio fumare davanti al mare come un vecchio mozzo. E invece ho questo tizio eccitato che urla al telefono le sue sconvenienti idee sulle Tre Marie.
Io e il super-eccitato siamo vicini. Ci si avvicina un ragazzo nero che ci dice qualcosa come “buongiorno frà, come stai?”
L'uomo eccitato digrigna: “Non ho niente, negro, vattene”
Il ragazzo fa una faccia terribile, ma incassa. La vera educazione. La vera tolleranza. Io mi rovisto in tasca, poi nel portafogli. Non ho un euro spiccio. Non ho un cazzo a prescindere.
Mi dispiace”, dico mortificato, “sono disoccupato”
Il ragazzo mi sorride.
Faccio qualche passo, poi torno indietro: “Vuoi una sigaretta?”, gli chiedo, guardandolo con sciocco entusiasmo.
No grazie fumare fa male, non fumo”
Stavolta sorrido io.
Il cielo è di neve. Ci sono ancora tante cose da imparare. Anche facendosi male. Anche piangendo senza una lacrima, solo evitando di guardare l'orologio. La bellezza distante, quella dimostrativa, non è mai incisione a carne.

©Luca De Pasquale 2017





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