02/01/17

Riscaldamento autonomo


Fumo in bagno, allo specchio.
Non perché mi piaccia e non per studiare a fondo le mie rughe.
Fumo in bagno per evitare di impestare tutto nel resto della casa.
Una parte della mia barba rada è diventata bianca. Il pizzetto è rosso. Il tempo passa e allora vaffanculo.
Addosso ho un pullover di quattro donne fa. Quattro donne fa fumavo altre sigarette e pensavo, dicevo di avere altre prospettive. Quattro donne fa, e forse più, avevo molti più amici. Ma sempre in potenza, s'intende. Ecco, si può dire che potevo decidere di avere più amici. Oggi sarebbe uno sforzo diverso.
Uno sforzo che non mi interessa quanto il cambiamento. Quanto l'aggiornamento del mio sistema sottomarino.

Mi concentro sulla sigaretta, sulla mia piccola bocca. È chiaro che sono invecchiato. Disprezzo i portatori di elisir. Sono diventato più serio e anche più serioso. Il peccato mi fa meno impressione di un tempo. Soprattutto il peccato sessuale, spettrale fontana di beffe in un parco infestato di se e di ma.
Sento nitidi i gorgoglii soffocati dell'acqua nei tubi del riscaldamento. Sembra che in quei tubi stiano strizzando l'anima di un vecchio pazzo, sembra che quie tubi possano esplodere da un momento all'altro. Casa vecchia, marca nuova di sigarette, rughe, belle di notte sul mio trascurato balcone e viscidi pesciolini d'argento nascosti dietro i quadri e nella polvere degli angoli.
In fondo gli appartamenti eleganti mi sono sempre stati sul cazzo.

Qualche giorno fa un tizio mi ha chiesto perché non mi piacciono le allegre famigliole con bambini annessi. Ho pensato che quel tipo fosse pazzo. Mai detta o scritta una cosa del genere. Forse avrò scritto che non la penso come quelli che si sentono realizzati grazie alla nascita dei figli. Tutto qui. Ho anche scritto che non mi piacciono i baci con la lingua in pubblico, il sesso al telefono, i finti comunisti con tre inservienti a nero in casa, le minestre riscaldate di passioni mai nate, ho scritto che non mi piace la televisione italiana e che non ho saputo trovare Dio, persino nei peggiori dolori.
Ho scritto che delle lezioni di stile dei maestri cartai me ne sbatto. Che non sopporto la “napoletanità mediatica” e mi sento molto più napoletano di certi marchettari che fingono di saper parlare solo in dialetto stretto. Penso che gli uomini intenti a discettare sempre di sesso siano dei mezzi impotenti e che abbiano anche paura del potere dissuasivo dell'orgasmo. Penso che morirò, certo, ma venderò cara la pelle.
Quindi, la sua osservazione sciocca mi ha lasciato completamente indifferente.

Torno alla mia sigaretta.
La finestra del bagno è aperta: vedo le luci di alberi e presepi nelle case vicine. C'è odore di brace e di addii. C'è odore di ultime occasioni e pensare al dolore significa immaginare un pianoforte rotto nella casa enorme di una vecchia insegnante malata. Pensare all'eternità, intanto, è assurdo e arrogante. E comunque, Dio o chi per lui non mi perdoneranno tutto questo amore per la polvere, per la distanza da lasciare a fiorire lì dov'è, nel gioco casuale di traiettorie oscure e imprevedibili.
Ho amato troppo. Spesso male, malissimo. Fuori sincrono. Nudo nel magma e in ghiacciai eterni di scontata malizia o coperto come un barbone alle feste del sole. Non so se Dio mi perdonerà per tutto l'amore finito nei tubi di scolo, il mio e quello degli altri. Non so se mi perdonerà il non aver sincronizzato l'orologio del mio magone sui gesti di avvicinamento altrui. Sono imperfetto, mancino, sono un'aquila che conta solo sulla sua ala sinistra. Sono un gufo che sorveglia la mia stessa pazienza e sorvola sui troppi abbracci che l'esterno ripete come una recita a soggetto.
Indosso un pullover risalente a quattro donne fa e sono un rapace in quiete. I tubi del riscaldamento continuano a produrre borborigmi indicibili. Fuori è post-Natale, aria cauta di festa sbiadita, educata resa agli sbadigli di Dio.
La sigaretta è finita, finisce la mia nota, inizia il tempo che non gestisco mai bene, quello fuori dalla carta e dal bianco dell'attesa.

©Luca De Pasquale 2016





Nessun commento:

Posta un commento