30/01/17

La tardiva gara a chi ce l'ha più lungo


Alle scuole medie noi maschi si faceva a gara a chi aveva il cazzo più lungo. Più lungo, non più grosso. Non avevamo coscienza, forse, che servisse anche la circonferenza, la consistenza e in seguito la durata di fuoco.
Oggi no: per fortuna. Oggi la gara all'estensione del pene è stata sostituita da altro ed eventuale.
La gara verte su chi ha più dischi, chi ha letto più libri, chi ha il lavoro migliore, sul coefficiente di realizzazione personale. Questa prova da sforzo è la caratteristica peculiare del mio conoscente/amico Wyatt Cuoco, uno che veniva in negozio a “fare l'amico” quando non aveva un cazzo da fare. Mentre io lavoravo, lui mi raccontava le sue meraviglie esistenziali. La splendida compagna, donna delicatissima ma sua puttana all'occorrenza, esempio di perfetta maternità e allo stesso tempo Messalina dalla lingua prensile nelle pause sessuali del sabato pomeriggio, quando lui, esalando quattro stanche gocce di sé, pensava di compiersi in amore.
Ora, io ho sempre considerato gli uomini che narrano le loro presunte gesta erotiche come degli impotenti in pectore; se non altro, come dei fervidi e ipocriti maschilisti, pronti a ricoprire di ridicolo i loro rapporti e le loro compagne. Un uomo che cerca complicità virile con me indugiando su particolari indegni e mai da me richiesti, tipo su che posizione preferisce la moglie, quell'uomo per me è solo un cazzo pieno d'acqua e perdo ogni forma di stima.
Wyatt Cuoco mi perseguita da anni con le sue memorie psicosessuali e non si rende conto nemmeno che le sue gare discografiche e letterarie non mi scalfiscono in alcun modo. Delle sue amicizie in ambito letterario me ne strafotto; del suo appartamento lussuoso in pieno Vomero me ne sbatto ancora di più. Mi ha detto che possiede cinquecento album, bootleg e trivia dei Led Zeppelin: non ho sbavato. Mi ha raccontato di aver conosciuto il cugino di David Bowie. Mi ha rivelato di aver scopato quaranta donne in un anno, precisamente il 2011. Ha cercato di convincermi di essere in procinto di sedurre una nota attrice di impatto regionale. Mi ha persino spiegato che il suo medico di base gli ha fatto i complimenti per la potenza dei suoi spermatozoi. Ultimamente, ha ritenuto opportuno informarmi che una nota catena di ristoranti di impatto metaregionale gli ha commissionato dei lavori di grafica per un compenso netto di 37000 euro in bianco e nero. Me lo ha raccontato perché sa che vado avanti a 400 euro al mese. Ha cercato così di dimostrarmi di avere il cazzo più grosso del mio, no pardon, più lungo.

Oggi, eccolo qui a casa mia a sorseggiare un decaffeinato con aria autorevole e quel sussiego che a me invariabilmente ricorda solo e soltanto le emorroidi. Si lamenta del suo “inquilino” che non paga regolarmente l'affitto, a lui che ha ereditato due appartamenti dal padre e che è un padrone di casa modello. Gli rispondo che non esistono padroni di casa modello e che io sono un inquilino, anche se pago regolarmente. Essere inquilino significa soffrire, gli spiego. Ma lui non ascolta, che se ne fotte lui? Lui sta a posto. Ed ecco che attacca a parlare di cinema. Accenna a Buñuel, a Jodorowski, a Fassbinder. Mi sembra quasi che si ecciti sessualmente quando nomina queste icone del cinema. Si riempie la bocca e spinge sull'aspetto intellettuale e elegantissimo delle sue riflessioni. Solo che non vacillo e lui ci rimane male. Vuole impressionarmi. E allora passa ad aneddoti familiari. Mi dice infatti, saltando di palo in frasca, che tutte le amiche della moglie lo adorano, giudicandolo un padre fantastico e un prezioso compagno di vita. “Sono belle, alcune sono belle”, aggiunge, “devo ringraziare il mio equilibrio pazzesco se non faccio brutti pensieri”
Sei molto corteggiato, mamma mia”, lo gratifico.
Tanto. A volte mi sento molto fortunato per essere ciò che sono”
Capisco che vuoi dire. Non è da tutti”. Hai solo il cazzo piccolo: ecco perché ti sbatti tanto, amico, penso.
Del resto, come diceva Sebastien De La Bouchadére, 'un uomo è l'imbarazzo della sua riuscita', grandissima frase”
Chi sarebbe Sebastien De La Bouchadére?”
Dici Seba? Seba è un amico. Seba è il nuovo Proust. Vive a Tolosa, grande amico, abbiamo un carteggio da anni. Mi stima da morire”
Cazzo piccolo, cazzo piccolo, cazzo piccolo.

Mi chiede una sigaretta, il buon Wyatt Cuoco.
Mi accorgo, dopo avergli visto fare due boccate, che non sa fumare. Lo fa per contegno, ma sembra l'imitazione dell'imitazione di Michel Serrault ne “Il vizietto”.
Hai visto”, prorompe, “sta uscendo un cofanetto di 145 vinili di Made In Japan dei Deep Purple”
Sì, ho letto. Il vinile originale 200 grammi più 144 nuove edizioni con bonus track e outtakes”
Roba da spararsi una sega”, fa lui, con toni da giovinetto.
E tu te ne intendi molto di giochi di polso, considero. Ma proprio tanto.
Lo comprerai?”
Fa una smorfia di compiacimento precoce: “È già mio, ne ho prenotata una copia personalizzata con autografi di Roger Glover e Jon Lord”
Jon Lord è morto”, lo informo.
Prima di morire me l'ha firmata!”, replica stizzito Wyatt Cuoco.

Poi si sente con la moglie. Deve comprare peperoni, un pezzo per il camino e degli assorbenti. Purtroppo ho un buon udito. Non conosco sua moglie, ma sono certo che mi disprezza a prescindere. Mi considera uno che non si è realizzato, al contrario del suo maritino. Ignora, la brava donna, che la sua dolce metà viene da me solo per senso di superiorità, per tentare di schiacciarmi in qualsiasi modo. Ma è destinato a fare sempre palla corta, perché lui di roba corta ne mastica parecchia.
Prima di andarsene, sempre con fare saccente, inizia una breve giaculatoria pro Trump. Gli piace fare il libero pensatore. Lui vuole fare il super partes: infatti i problemi principali li ha nelle parti di sotto, chiaro.
Mi dice, tra le tante cose, che “l'America ha dato speranze al mondo” e “va tutelata”, e cerca anche di infilzarmi: “Non conosco bene le tue posizioni, ogni tanto mi capita pure di leggerti, ma i tuoi toni non mi sembrano adeguati, non sono quel che cerco in letteratura e neppure come commentari di costume”
Perché mi leggi, allora?”
Ti ho detto che è sporadico. Scrivi bene, ma esageri sempre”
Con cosa?”
Con provocazioni gratuite che si rifanno alla peggior tradizione di una satira anti-sistema che ha fatto il suo tempo. Scusa se te lo dico, ma le tue posizioni sulla questione americana sono superficiali e induttive”
Induttive?
Io voglio fidarmi di Don Trump. Non è stupido come vuol far credere”
Conosci suo cugino?”
Conosco la sua politica. Conosco la sua attenzione al libero mercato e la sua voglia di difendere la libertà d'impresa e il valore dell'economia endemica”
Economia endemica, dice. Ce l'ha piccolissimo.
Infine sbotta: “Non mi piace quando giochi a fare il comunista”
Ma perché, tu da piccolo non avevi il gioco da tavolo 'Quanto sei compagno?'? Io ci giocavo al posto del Risiko, che mi rompeva i coglioni. Il Risiko è un gioco imperialista”
Ma fai sul serio?”
Risiko è imperialista. Come la Coca-Cola, i social, i contest di cucina, i rapporti anali non protetti, i libri di Fabio Volo, i gialli ambientati nella provincia italiana dolente, gli mp3 gratuiti, i selfie, tifare per il Real Madrid o per la Juventus, accendere fiaccole sui balconi durante le feste. Tutta roba imperialista, Wyatt”
Mi auguro tu stia scherzando”
È una vita che giochiamo tutti e due, Wyatt. Ma ora basta: apriti la patta dei pantaloni e caccialo, che vado a prendere il righello. Penso basterà. Che si vince? Quello che ce l'ha più corto avrà gogna pubblica, okay?”
Wyatt Cuoco, leggermente paonazzo, mi sorride senza forza.
Tra cinque anni avremo cinquant'anni: questa dovrebbe essere la nostra unica complicità, invecchiare senza sfiorirci e senza sfiorarci. Ma lui, lui non ce la fa anche se la sovrapposizione tra le nostre due realtà pratiche gioca tutta a suo vantaggio.
Incontentabili, gli ex amici.

©Luca De Pasquale 2017

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