30/12/16

I risorti, gli avversari e gli agenti del buio


Non c'è nulla di peggio di quelli che si sono ripuliti.
Niente di più sconfinato e sciocco del'aver migliorato sostanza e apparenza.
Nulla mi fa più ribrezzo di coloro che rinnegano i giorni difficili, gli stenti, le difficoltà, le cene solitarie, le serate passare a odiare donne che hanno tradito, le notti passate tra rabbia e decimi di febbre con l'uccello mezzo moscio in mano e il desiderio bruciante di prendersi delle rivincite.
Evito i ripuliti. Più di quanto evito in genere gli sproloquiatori, i familisti ipocriti, i mozzi letterari da pulpito, i noiosi castigatori di gusti altrui.
I ripuliti sono patetici, tutti presi dalla loro (supposta) nuova vita, dai loro nuovi costumi di scena. Come si affannano a dimostrare che hanno superato la fase critica. Come si dilaniano nello sbatterlo in faccia nel modo più trionfante anche a chi -quasi tutti- non se ne fotte niente.

Eddi, scritto appunto Eddi, fino a tre anni fa risparmiava sul suo medio stipendio per pagarsi delle escort e delle massaggiatrici. Ogni tanto andava a sfogarsi, per tornare più infelice e mesto di prima. Qualche volta ho anche pensato che avrebbe finito per spararsi in bocca. Avrebbero pianto in pochi. Poi è scomparso dalla circolazione e io non ho più pensato a lui. Riapparso dopo un anno e mezzo, ha esibito al suo mondo la sua nuova e a suo dire stupefacente compagna. Come fosse una bambola, un soprammobile preso in chissà quale luogo esotico. Mi ha chiamato apposta per parlarmi di lei. Ne ha magnificato le supreme doti emotive, di compagnia e anche sessuali.
È il mio grande amore”, mi ha salivato nella cornetta con la sua voce-brodo di pollo, “è di una dolcezza incommensurabile, cucina da dio e poi anche in quel campo... eh, sapessi”
Lo ascoltavo annoiandomi a morte. Eccone un altro, ho pensato. Un altro risorto del cazzo. Un altro futuro tribuno dell'amore. Auguri e -come si dice al sud?- figli maschi.

Gamon, invece, dopo una vita passata a cambiare lavori improbabili, ha finalmente trovato un lavoro ben retribuito. E ha sbroccato. È bastato un po' di benessere per farlo sbroccare e far esondare il suo ego, un tempo ridotto a coriandolo calpestato. Tutte le volte che parla e racconta, la cifra del suo stipendio esce fuori. Quando ci informa delle sue pingui entrate, gli occhi gli luccicano come se avesse incontrato il Creatore al supermercato. Ho avuto la tentazione di chiedergli se durante queste comunicazioni di acquisito potere gli si fa anche duro. Non mi stupirebbe. Le sue rivincite, le sue vendette, il suo riscatto, sono voci autonome nella sua preziosa busta paga.

Temucin Galletta, scrittore, ha trovato un po' di successo sociale e di fica solo grazie alla sua sesta opera, una broda indigesta su una vibrante storia d'amore nella Napoli del 2078. Una specie di Blade Runner gusto cozze, panino con i friarielli e cannolicchi sul lungomare. Con un occhio guercio su Pynchon, Ballard e qualche fumettista che conosce solo lui, e che è chiaramente un suo amico di penna e di social. Anche Temucin Galletta se n'è andato via di testa, per un po' di consenso, per royalties finalmente pagate e soprattutto per i baci delle donne. Che inopinatamente, dopo anni di disillusioni taglienti, hanno accettato la sua lingua in bocca e hanno ricambiato la centrifuga, come nei lidi dell'adolescenza. E pensare che Temucin Galletta, da ragazzo, aveva paura del sesso orale più dell'uomo nero e l'idea di dover un giorno praticare del sesso anale lo mandava in crisi più di una guerra mondiale. Era un onesto artigiano di storie un po' monotone, Galletta: ora è uno stronzo e basta. Il suo editore gli ha consigliato di giocare a fare il modesto e lui esegue come un burattino. Temucin Galletta stima gli editori solo se lo pubblicano. Sarebbe a dire che uno può stimare solo una donna, quella che ci porta a letto con lei e che magari si spinge fino a portare un nostro anello.

Potrei continuare per pagine e pagine, ma sai che noia.
Di risorti ne vedo tanti, fasulli, veri, addestrati, simulatori, in erba, spompati, con il lauro in testa, condominiali, nazionali, persino acrobati.
Io stesso sono risorto molte volte, ma senza grazia. Senza furbizia. Senza alone di santità. Ogni resurrezione -desiderata, esperita, parzialmente goduta- mi ha regalato una nuova giacca. Colore diverso dal precedente, ma bruciature immancabili. Di sigaretta, di respiro trattenuto, di parole implose.
Non voglio dimenticare i giorni oscuri. Non sento il bisogno di un riscatto pubblico. Dopo la soddisfazione, dopo i liquidi e le rughe d'espressione, può arrivare una solitudine peggiore.
Non dimentico le notti nei monolocali da due soldi, le scene mute al ristorante con amanti mancate in vena di protezione del loro cornuto, non rimuovo i volti e le bocche impastate di quelli che disprezzavano le mie prime prove di scrittura.
Non devo vendicarmi di nessuno. Non devo dimostrare di essere valido. Chi vive e si esalta per i cambiamenti in positivo è condannato a morire di qualche falsità di troppo.
Sono stato migliore di me stesso più quando ho subito lo scacco che quando mi è capitato di vincere. Sono stato vero e indifeso nelle notti alla finestra con la sigaretta in bocca e l'insonnia sveglia come un gatto selvatico. Sono stato quel che speravo quando i miei racconti hanno fatto schifo e non sono piaciuti. Sono stato un grande quando una seduta di sesso annunciato si è rivelata un addio scomposto. Quasi mi piaccio quando accetto il senso di morte che si alterna all'allegria. Viceversa, quando spero e basta, non condividerei mai il letto con uno come me. Chi spera gira film dei suoi desideri in continuazione, è sfiancante.
Mi sono guardato nel finestrino bagnato di un taxi quando sono stato lasciato, e non mi sono disprezzato. E quando il medico, in ospedale, riportò la fede a mia madre e me biascicando un sobrio “mi dispiace”, allora mi guardai nel vetro della porta esterna di rianimazione e mi resi conto che fuori c'era la notte. Le chiesi di inghiottirmi con calma, per poi restituirmi, qualche tempo dopo, a sua discrezione.
Ricordo nitidamente che mi dissi qualcosa del tipo “mai vendette, mai riscatti, mai nuove filosofie, mai vendite di luce in pubblico”.
Sono della notte, lo scrivo sempre. Le appartengo. Non devo riscattarmi, le resurrezioni sono cosa privata del buio. Il buio è guanto, cancello, saluto.

©Luca De Pasquale 2016

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