10/12/16

Déraciné (rifiutare 215 euro a nero per rimettersi in sesto o in gioco)


Le luci dei semafori scattavano con precisione automatica, ma non c'era nessuno a obbedirle e disobbedirle. Lungo tutto il boulevard i lampi pubblicitari al neon si accendevano e spegnevano a intermittenza nel silenzio e nella solitudine. Il gigantesco giocattolo meccanico della città funzionava in modo esemplare, senza preoccuparsi della presenza o meno dell'uomo
William R. Burnett, “La giungla d'asfalto”, 1949

Torno a casa che è sera fatta. Sembra che ci sia l'obbligo -riguarda tutti gli altri esseri umani, non me- di portare tre panettoni cadauno. Vedo infatti annaspare donne, uomini e ragazzi con suddetta fornitura, tre panettoni, in genere divisi così: uno con uvetta, uno senza, uno al limoncello.
Le feste di Natale mi spingono sempre verso uno stato d'animo ambiguo, che oscilla tra la benevolenza dello sguardo e la ritirata perpetua, il risollevare la testa circa il mio diritto di non partecipare ai bagordi.
Le feste natalizie mi fanno sentire un fuorilegge. È così da quando ero bambino. Avrebbe senso se derubassi qualcuno nella strada buia, chiudendolo in un angolo, estraendo un'arma. Sarebbe coerente con la sensazione fisica di dispetto e di ammutinamento che mi domina.
Sono andato a chiedere in quattro negozi, quattro schifosi negozi di pezze e ninnoli del cazzo, se avevano bisogno di un lavoratore stagionale. Non solo non ne avevano bisogno, quando poi hanno cercato anche di rifilarmi qualcosa. Oltraggioso, che mi volessero cooptare come cliente. Tieniteli i tuoi festoni, anzi infilateli su per il culo.
Che poi, pure se mi prendevate, mi avreste pagato a nero. Chiedendomi di arrivare mezz'ora prima e andarmene un'ora dopo. Avrei dovuto vendere la vostra merda, quella che probabilmente non dichiarate. Perché lo so, che non fatturate, che tutto è un imbroglio, che siete dei cani di fogna.
Ce l'avete fatta a prendervi le commesse che si vogliono sposare, quelle con la gomma da masticare perennemente in bocca, quelle con gli stivali. Quelle che vi ci fate le seghe sopra. Loro prendono i 550 euro e vi ringraziano pure.
Io, invece, il locale ve lo incendio. Vi farei un favore, così riscuotereste l'assicurazione maggiorata.
Non mi hanno preso. E così torno a casa. In tasca ho 22 euro e delle chiacchiere dei benpensanti ne ho piene le palle da anni. Quelli del “vedrai vedrai”, quelli del “salutami tanto tua madre”, quelli che vivono tranquilli delle loro fissazioni, fissazioni protette, spesate, quelli che amore, figli e case al mare sono materassi all'interno di altri materassi.

Questi cani hanno fatto il lungo ponte dell'Immacolata.
Non so cosa sia l'Immacolata. Mai saputo. Rispetto, ma non so cosa sia.
Quando lavoravo in quella fogna facevamo orario lungo. C'era una maggiorazione, sì, ma con quella ti compravi la carta igienica in offerta e forse ti pagavi una cenetta rustica e scopereccia con qualche disperata come te.
Mentre scalcio ciottoli e sampietrini dismessi ai bordi della strada, penso che acquisterò comunque quel libro di Cornell Woolrich che ho puntato, “New York blues”. Woolrich era uno che viveva davvero ai margini, mica era uno di questi scrittori di oggi, con gli editor sotto la scrivania, il consulente con le orecchie di Topo Gigio e i costruttori di battute sodomiti pagati quattro lire per sedersi sul cesso delle idee al posto loro.
Io sono un romantico. Un accattone romantico: uno scrittore non deve avere la mentalità del pompinaro a gettone. Non può. È una delle poche immoralità che riconosco, e dunque ne sto debitamente alla larga.

Non ho aperto ai bambini della scala ad Halloween.
Non festeggio Halloween. Che razza di festa è, se non hai figli?
Non ho dolcetti in casa. Ai bambini avrei dato Camel Lights e qualche penna.
Quello del sesto piano, poi, continua a sentire deep house dozzinale prima di ricevere la sua donna. Cerca di gasarsi così, ignorando che non è la deep house da discoteca riminese ad allungare la misura del sacro amore.
La sera di Halloween ero reduce da un “colloquio di lavoro”.
Vogliamo chiamarlo così?
Non era un colloquio. Non so cosa fosse. La proposta che ho ricevuto è la seguente: 215 (!) euro al mese per lavorare tre giorni a settimana in un negozio di dvd e t-shirt di gruppi generalisti. Che so io, a quasi cinquant'anni forse avrei dovuto vendere magliette di Fedez, Mika, Miguel Soler Y Munoz Y Kitammuorto, toppe dei Coldplay e copricellulare di Belen Rodriguez.
Per 215 euro al mese, per dodici giorni di lavoro, otto ore al giorno.
Facciamo i conti: totale ore lavorate 96, compenso ad ora € 2,24. Fantastico, davvero gratificante.
E mi è stato fatto passare anche come un “piacere”, un gesto di disponibilità.
Così ritorni un po' in gioco”, mi ha detto il gestore del posto.
In che senso?”
Al pubblico”
Pensi che dovrei essere io a pagare te per questa opportunità?”
Non capisco, che vuoi dire?”
Mi hai offerto 215 euro per 96 ore mensili”
Mi sembra una buona offerta”
Forse al tuo paese. Non sono uno schiavo, cazzo. Non il tuo”
Hai capito che arroganza... benissimo, ne prendo atto, evidentemente non hai così bisogno di lavorare...”
Non ho bisogno di prenderlo in culo. Non oggi, non in questa epoca”
Allora mettiti a fare lo scrittore a tempo pieno, voglio vedere quanto riesci a farti”
Quasi un cazzo, mica sono John Updike”
Non lo conosco”
E allora mica sono Fabio Volo”
Peggio per te. Quello è bravo, furbo. Ha fatto le cose giuste, si è dato da fare, ha conosciuto le persone giuste”
Buon per lui”
Ti ricordi il povero Faletti? Quello è stato un grande”
C'era uno stronzo che mi chiamava Faletti per prendermi in giro, qualche anno fa. Mi auguro che sia morto o che abbia perso un arto”
Ha scritto dei gialli bellissimi, pieni di umanità incredibile. I gialli devono essere umani”
Non mi interessano i gialli umanizzanti. Preferisco i noir metafisici e incombenti, quelli che ti muovi avendo già chiuso bottega spirituale. Mi piacciono i miasmi e le luci della notte”
La mia offerta può arrivare a 245 euro, proprio perché sei tu. Per rimetterti in gioco”
Preferisco rimettermi in gioco nel bagno di casa”
E che fai nel bagno di casa?”
Ci devo pensare. Ci sono molte cose da fare”
Sono preoccupato per te. Sei fuori dal giro da molti anni”
Sono fuori dal giro da sempre”
Quella sera, negando i dolcetti ai bambini contro la mia volontà di brav'uomo, ero però contento. Avevo mandato in culo quell'idiota, quel negriero. Non avrei lavorato come suo bananiere. Lo avrei ucciso volentieri.
Per 215 euro non ti voglio tra i coglioni, non ti presto servigi, non ti mando i saluti a casa, non convinco un cliente a spendere nel tuo negozio a nero.
Pagami o muori. Pagami o vattene affanculo. Pagami. Altrimenti ti ammazzo.
Quella sera pensai una cosa semplice, dura e inutile: “stasera ho vinto anche io”.

©Luca De Pasquale 2016



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