03/11/16

Violenza scongiurata in finta quiete


Io non ti ho tradita... te lo giuro sul mio sangue e sul nostro grande amore...!!!”
Sono le urla di un tipetto che sta litigando in auto, dopo le 22, con la sua fidanzata o quel che è. Il tizio, che presumo non abbia più di venticinque anni, ha la voce strozzata e alterna un italiano affettato con un dialetto enfatico, figlio di origini umili (che lui chiaramente deturpa) e soprattutto di troppe trasmissioni su Canale 5, in primis quelle di Maria De Filippi e affini.
Io sono a casa, perso nelle mie sigarette e in “Greetings from Asbury Park, N.J.” di Bruce Springsteen, album che è per me -da sempre- un punto di non ritorno, una resa dei conti.
Il ragazzo/mezzo uomo continua la sua atroce sceneggiata, mentre la sua ragazza piange, piange a dirotto. Piange per uno stronzo del genere. Quanto tempo perso.
Tu mi fai soffrire”, biascica la ragazza, “tu mi hai ingannata”
BASTA STRONZA! BASTA, VAFANCULO, BASTA!!! IMMATURA!!! MA C'AGGIA FA', M'AGGIA ACCIRERE.. ME SO RUTT 'O CAZZ... VAFANCULO, PORCO YES... io te lo giuro sulla corona di mia mamma e sul mio sangue che io NON TI HO TRADITA!!! Hai capito, CESSA? Hai capito, BUCCHINA MIO DOLCE AMORE??? IO ESCO PAZZO PER TE, TU SEI LA MIA LANGUIDA OSSESSIONE, VAFANMOCC' A KITEMMUORT...”
L'individuo assesta un pugno sul volante. Parte il clacson. Lo disincastra solo dopo due minuti. Si affaccia qualcuno, ma è chiaro che si cacano sotto tutti.
Io, invece, scatto. E scatto male. Con gesti calmi, non solenni, vado nel ripostiglio e prendo la mazza da baseball. Ora basta. Voglio sfondargli il culo. Senza ritegno, due colpi sulle ginocchia, uno allo stomaco di stecca e una testata. Così penso di fare. Inutile verme. Un uomo che fa piangere così una donna, e che parla in questo modo finto ripulito e molto folkloristico, deve crepare lentamente. Almeno per i miei gusti.
Uno così deve essere punito. Male e velocemente.
Trovo la mazza, sono sempre calmo. Penso che chi me lo fa fare, cazzo. Non sono fatti miei. Penso che quando mi scatta la violenza sono pericoloso. Come tutti quelli che non sono violenti. Cerco di convincermi a non scendere, penso ai miei affetti, penso al mio modo di pensare e di sentire. Penso che non devo farlo. La sensazione della mazza da baseball nella mano sinistra è una tentazione demoniaca senza misura, senza giustizia. È solo violenza che cerca un estuario. Dovrei disgustarmi di me stesso.
Ma la mazza non la poso. Anzi, calzo il guanto nero di pelle senza dita per tenerla meglio.
Un uomo tranquillo, che ascolta dischi di Bruce la sera e fuma troppo, è più pericoloso di un teppista se sollecitato nel modo sbagliato.
Perché in ogni uomo che ha trattenuto varie cose la violenza è vecchia di anni, è come qualcosa che è stato messo lì a macerare e a incattivirsi. Di cosa sarei capace se vecchi conti in sospeso superassero i miei stessi pensieri, lo stile di oggi, le conseguenze che ho accettato?
Non ho problemi a dirlo: c'è molta gente cui mi sarebbe piaciuto fare il culo. Sin dai tempi del liceo, passando per i posti di lavoro, le frequentazioni, gli ex amici, i predicatori monorchidi, i santocchi vittoriani, gli ossessionati dai credi. Quante volte ho pensato di fare male, quante volte mi è piaciuto poter considerare l'ipotesi di farmi giustizia in modo risoluto?
Spesso. E chi non lo ammette è un ipocrita maledetto.

Torno in salotto, dalle cui finestre potevo visionare la scena. Accendo un'altra sigaretta. Ho ancora il guanto e la mazza. Respiro piano, che è peggio.
Le urla, però, sono finite. L'auto è ancora sotto le mie finestre. Il disco di Springsteen continua, vecchia meraviglia. La notte è una distesa di schifose bugie diventate cuscini e messaggini glassati, sciocchi.
Mi sporgo, i due litiganti sono avvinghiati. Dai finestrini aperti, sento chiara la voce dell'idiota: “ti amo amore mio tu non hai capito niente io ti ho sempre amata e quegli auguri che ti dovevo fare per l'esame te li ho fatti sulla bacheca di facebook e non sono mai andato a ballare con Diana che è bella ma per me è come una sorella e ti amo toccalo è duro fallo andare su e giù io ti sposerò ma lo faresti con la bocca tu sei la mia ossessione fallo con la bocca voglio il tuo perdono ti porto a Parigi”
Torno dentro. La sigaretta sa di vecchi incontri. E dunque mi fa orrore. Anche stasera non farò male a nessuno. Mi disinnesco, brutto come le rinunce, pericoloso come ogni rinvio.
Vorrei dormire nel vinile di Springsteen e risvegliarmi altrove, senza la libertà di conservare la violenza antica. Senza il vizio di forma della pazienza diventata veleno. Mi piacerebbe essere bello di notte, carpire brevi fasci di luce da considerare amore, senza quella luce oscura che nasce come pretesto di vendetta e che devo convertire in sonno, fallendo puntualmente.
Sorrido al vetro della finestra. Tra sei anni ne avrò cinquanta. Se avrò coraggio, estinguerò la violenza annidata nei miei rifugi, farò a pezzi le predazioni, le malversazioni, i tormenti da svendere al prossimo Natale, il bacio suicida che si manifesta in un'assurda confessione fuori sincrono.

©Luca De Pasquale

Nessun commento:

Posta un commento