11/10/16

L'orco fallocrate e l'ossessione Pastorius


Una volta, una donna mi apostrofò sprezzante, dicendomi che non ero bravo a comunicare le mie passioni. L'osservazione, acida e senza opzione di controreplica, coinvolse poi altri aspetti della nostra frequentazione, spostandosi sul versante sociologico, pre e post sessuale, etiologico, grafologico e culinario.
La donna, più spietata della maga Amalia, mi diede del pezzo di merda, del fascista, del sociopatico, del demente e del fallocentrico, accusa questa che suscitò la mia ilarità.
Amalia provò a dimostrarmi che le mie passioni avevano qualcosa di personalistico, di snob, di giudicante. Per questo non sapevo (o non volevo) condividerle.
E il tutto era nato, si pensi, da una mia scadente introduzione al personaggio Jaco Pastorius, del quale lei sino a quel momento aveva bellamente ignorato l'esistenza.
Io non sono Wikipedia”, le dissi, continuando a succhiare la mia amarissima Camel.
A quest'osservazione, si scatenò l'inferno. Da Jaco finimmo alla mia presunta ossessione per i lati B delle diciassettenni, ossessione che peraltro non ho mai, neanche per un giorno, avuto in vita. Da persona scarsamente orientata alla condivisione mi tramutai così in un fetido orco, sempre pronto a ravanarsi nei pantaloni per soddisfare le pulsioni disgustose di un sesso gerarca fascista.
Tu non condividi niente perché odi il mondo”, mi sferzò in faccia, “tutto quello che vuoi è fumare, ascoltare la tua musica e guardare i culi delle minorenni”
Fumare e ascoltare musica okay, delle minorenni ho già detto; e comunque mi sembrava assai riduttivo.
Cosa avrei dovuto fare? Spiegarle per filo e per segno la vita di Jaco? Non mi avrebbe più seguito dal trentesimo secondo, non le avrei nemmeno dato torto. Non ho mai sopportato le persone che si atteggiano ad archivi ambulanti di informazioni pleonastiche, boriosi e curializi abissi di nozionismo didascalico e melenso, in sostanza degli assoluti rompicoglioni.
Se ti piace Sciascia, che cazzo me lo dici a fare che ha avuto due mogli e quarantaquattro gatti? Se sai cucinare il gateau alle cipolle ermafrodite, io me ne sbatto degli ingredienti.
Jaco Pastorius per me è un'emozione, non una nozione; un'emozione quasi sempre non comunicabile. Jaco per me non rappresenta il più grande bassista di tutti i tempi, bensì una sorta di Prometeo, è molto di più di una passione personale, è un modo di sentire la vita. E no, non sempre sono bravo a raccontare cosa mi emoziona. Quasi mai, anzi. Le mie emozioni sono spesso chiuse a chiave, nascoste dietro la scrittura, torturate da un brano di Alan Sorrenti o degli ABC, le mie emozioni sono anche brutti scherzi del destino, e dunque inversioni azzardate senza segnaletica.
Se iniziassi davvero a prevedermi, mi toglierei di mezzo alla svelta.

C'è da fare anche dell'autocritica. Amalia mi disse quelle cose perché sì, tendevo a restare in disparte, ma non per supponenza. Non sono uno di quelli che pensa di dover amare tutto quello che mi circonda; mi riservo sempre ed invariabilmente il diritto alla distanza, all'ammutinamento, alla non conformità. Questo rende me e quelli come me come dei potenziali, insopportabili stronzi. Gente che prova a decidere e non subire: quindi gente che sbaglia quasi sempre.
Infatti, è praticamente inutile tentare con me la strada dei vincoli da accettare. Nessuno mi prescrive di farmi piacere gli amici degli amici, i parenti miei e di chi entra nella mia vita, gli idoli dei miei vicini, le svisate religiose e ideologiche di chi fa parte del campo visivo della mia anima orba.
La vicinanza e le affiliazioni si muovono per stima, per intuito, non per obbligo. Ma obbligo il cazzo.
Allora che dovrei fare, stimare tutti quelli che scrivono, solo per “appartenenza corporativa”. Non ci penso nemmeno.
Dovrebbero piacermi tutti quelli che tifano Fiorentina e che hanno come me un'ossessione per la musica? Giammai.

Qualche anno fa, un caro amico mi presentò una persona che stimava moltissimo, un arrogante scrittore che si presentava con il nome di battaglia di “'O Berlione”.
Ora, questo Berlione era un totale coglione, dal mio punto di vista. Un saccente, un megalomane, un biascicante Masaniello letterario con una sproporzione devastante tra dotazione genetica ed ego, un misero borghese attaccato ai suoi beni come una cozza, un finto progressista, un retore, un demagogo, un Pestalozzi andato a male, un incrocio comportamentale tra un tronista della De Filippi e un traduttore di Proust con le piume sotto il culo.
Quando il nostro comune amico ci presentò finalmente, fu odio reciproco a prima vista. Lui parlava di “tecnocrazia dell'anima” e io di lotta di classe, lui vantava le sue conquiste femminili e io tenevo per me tutte le rispettate Morgane delle mie insonnie. Lui aveva tre appartamenti di proprietà, una barca e un esercito di valvassori anche loro con le piume al culo, io il venti del mese avevo finito i soldi dello stipendio. Non avevo niente da dirgli, a 'O Berlione, se non che lo consideravo uno stronzo sesquipedale. Giorni dopo, lo dissi all'amico, che si indignò tanto tanto e mi ringhiò una delle frasi più stupide che io abbia mai sentito: “Non gli hai dato l'occasione di dimostrarti chi è per davvero”.
Capisco. Dovevamo fare lingua in bocca? Dovevo prendere appunti mentre parlava...?”
Berlione è un notissimo docente universitario e un uomo di enormi qualità”
BUM”
Sei stato chiuso, abbottonato...”
E meno male”
Sei stato molto antipatico e mi hai deluso”
In quanto ad antipatia non c'è gara, e poi non posso stimare uno che mi dice che senza verdura il cervello non respira e il culo non regala libertà”
Mi hai deluso, Luca. Credo che morirai solo”
Sciò sciò ciucciuè.

Ecco. Sono certo che 'O Berlione sarebbe uno buono a spiegare e iper-motivare tutte le sue variegate e elegantissime passioni, sì che lo farebbe al meglio. Solo vanità. Vanità borghese, status di se stesso.
Se mi sento costretto, io invece posso arenarmi persino nello spiegare perché amo tanto la musica di Jaco Pastorius.
Credo che il fretless di Jaco sia come un battito interno dei miei voli, che si compiano o vengano falciati dalla contraerea. Jaco è la mano che stendo al cielo pigro, è la notte che scende in un locale dove finirò a bere da solo, è lo spirito titanico del mio amore tentato che fallendo diventa isola dove non sono richiesti documenti per sbarcare.
Come faccio a spiegarlo e trasformarmi in Wikipedia?
Da questo a passare per l'orco affamato di sesso e liti, ce ne passa. Ma si sa, se non ti omologhi significa che sei tu in torto.
Oggi si porta comunicare qualsiasi cosa, spiegarla e concluderla, mostrandosi “all'altezza della curiosità altrui”.
Ennesimo vizio dei borghesi, procurarsi continui esami di ammissione.
Non ci sto.

©Luca De Pasquale


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