22/08/16

Lusso e scia


"Il più grande nemico dell'arte è il lusso, l'arte non può vivere nella sua atmosfera"
William Morris

Provate a salire sul secondo traghetto del mattino, in una giornata di vento e pioviggine, e in cuffia la musica degli ABC, rigorosamente. Preferibile, ma andiamo nell'ovvio, “The lexicon of love”.
Provate a dimenticare la fissazione di piacere e di coinvolgere gli altri, laddove per altri si intenda “chiunque”.
Provate a dimenticare le vostre regole, anche quelle ereditate dalla famiglia d'origine. Dimenticate quel codice etico del cazzo che vi ha procurato solo problemi, dimenticate la fede da coltivare, la solidarietà di cartapesta, l'afflato con i vostri amici, quei maledetti auguri di compleanno al telefono o sulle bacheche di facebook.
Dimenticate anche facebook, se ci riuscite. Ma anche twitter e instagram, che scrivo in minuscolo per scelta. Dimenticate quel morbo assurdo che vi impone di condividere quasi tutto.
Provate anche a dimenticare le persone che vi hanno rapito e triturato il cuore, quelle che sognavate come partner di una vita intera; lasciate cadere i totem dei tradimenti non smaltiti, la vostra arguzia autoincensata, la vostra voglia di godere, di aggrapparvi ad una schiena possente, di gemere menando o subendo colpi d'anca, a seconda dei vostri gusti e caratteristiche fisiche.
Dimenticate, anche, quella schifosa mania che vi porta a scegliere solo libri e film nei quali ritrovarvi: quella frase, “sembra scritto apposta per me, incredibile”, è davvero una merda. È più banale di quel che pensiate.
Cercate anche di recedere dalla dicotomia individualismo/altruismo, dalle tavole di divieti che le vostre religioni vi somministrano, dalle dimensioni del vostro cazzo e dalla vostra capacità di seduzione nonostante quei piccoli difetti.
Una donna molto corteggiata non vale più di una trascurata dai desideri altrui. Un uomo popolare non vale più di un insignificante travet, quasi mai.
Una scopata nel resort lussuoso con le lingue di fuori e lo schizzo di sperma più lungo può anche valere meno di una sveltina nel ripostiglio.
L'amore ideale non lo trovate nei libri e nemmeno nel risultato positivo di una gravidanza. Quelle sono altre storie, altri percorsi.
Se avete un buon lavoro e siete apprezzati, ciò non toglie che potreste essere delle assolute nullità. Quanto agli eleganti appartamenti, in genere sopravvivono alle persone: a meno che non abbiate la possibilità economica di ristrutturarli in continuazione. In questo caso siete dei maniaci, dei borghesucoli inquieti.

Mi godo il viaggio sul traghetto con Martin Fry che canta. Ho pochi soldi in tasca e niente da perdere e da lasciare sul serio. Non li mangio i germogli di soia, non smetto di fumare, non prego, non cercherò quel vecchio amico con le mutande della moglie in bocca, non mi chiarirò con nessuno, non c'è niente da chiarire. Talk is cheap. Siamo porte girevoli e vaffanculo. Non mi occuperò a far innamorare chi si incuriosisce. Non mi sorbisco il tuo Dio e non aderirò al tuo cineforum. Non credo ai cimiteri. Ancor meno ai fiori nei cimiteri. Non credo al pianto sulle tombe: lì sotto non c'è niente. Davvero si pensa che tanta energia rimanga sottoterra? I morti sono nuovi contorni di stelle, non pietre e vermi. Niente altarini in casa. Odio gli altarini.
Il traghetto va. Come il vento. Come Martin Fry.
Dieci regole per la buona scrittura”: me ne fotto. Da sempre. Mettitele in culo le tue regole di bella scrittura, presuntuoso. Sei falso, sei ipocrita, costruito, stipendiato, levigato da editor e consulenti, sei un fascista tu e la tua callida scrittura, tu e il tuo circoletto di mezzi intellettuali che continuano a postare immagini di libri che non hanno mai finito di leggere.
E quella? Quella che prima di capire se amarci o no si era fatta la scorta di riservisti? La vanità non è erotica. La vanità, ad un uomo che funziona, affloscia il membro. Qualche piroetta di troppo sul palco e l'uomo vero il cazzo lo ripone nel cassetto. Si mette a risolvere cruciverba, è più sensuale.

Ora siamo nel centro del mare. Quasi non si vede costa. Piove. Sono finiti gli ABC, è iniziato il flusso onirico della musica di Brickman. È tutta la vita che provo orrore per certe regole e certi meccanismi. Ogni tanto devo scrollarmi parassiti e formiche di dosso. Mi serve pensare che domani non c'è.
Si vive alla giornata. Attimi più brevi delle maree. E tante ritirate.
Mangia bene, mangia pulito, pensa pulito, ama forte, accogli e dimostra, gioca al sensitivo, onora i morti, non rubare, non tradire, non desiderare ciò che non ti apparterrà mai. Non essere osceno. Non essere provocatorio, prevaricante, subdolo, desolato. Chi è desolato non funziona.
Ma non è vero. Garantisco.
La desolazione regge l'urto della bellezza. Come un cavallo zoppo nel deserto bianco. All'oasi ci arrivi. Poi schiatti. Ma il percorso ti sembra -ed è- lotta, distingui meglio, impari a guardare la notte.
La notte non è un'entità ferma. Forse è il mantello di quel demone troppo veloce che ti ha corrotto presto, chiedendoti di proseguire mortificando l'istinto sociale all'accomodamento e alle luci calde, rassicuranti.
Quando scenderò da questo traghetto sarò di nuovo tranquillo, medio, con pochi guizzi, prevedibile, bisognoso, esposto, fragile, pletorico nelle mie necessità, eccitabile, sciocco nella libidine e nelle ambizioni. Sarò di nuovo il mio documento, la mia residenza, il mio orologio, il mio cazzo, la mia storia personale.
Ma ora, proprio adesso, la scia del traghetto è la mia unica religione.
Non lascio niente, non soffio sulle candeline nella cantina deserta, con le mani giunte e il cuore piagato dalla resistenza.
Non imploro, e non implorerò mai, la convinzione che dovrebbe rinfrancarmi, ai lati della mia figura, sulla mia testa.
Il lusso, anche quello dell'anima, lo detesto.

Luca De Pasquale 2016

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