18/08/16

Da Lonnie Liston Smith all'inferno in affitto


Esopo Cassata mi guarda negli occhi. Io non guardo lui.
Oggi Pozzuoli è bella di mare e nuvole, ci sono belle donne in giro, si fuma bene perché il vento è contrario e non ti succhia le sigarette.
Io proprio non li sopporto quei giovani scrittori con la barba... quelli che stanno in posa”, esala sfinito Esopo, “quegli stronzi con tutta quella fica attorno, quei raccomandati che giocano a fare i marinai alla Hemingway, i maledetti alla James Dean... quelli sono spesati dai genitori e ti posso dire una cosa?”
Dimmi, Esopo”
Sono sicuro che chiavano male. Malissimo. Quanto può durare un figlio di papà? Quanto cazzo può durare?”
Non lo so, Esopo”
Basta che la loro partner, che so, gli lecchi l'orecchio o sussurri 'sei il mio montone' e loro se ne vengono come burro di capra... non sono scrittori, sono dei mantenuti, io li odio, e Dio solo sa se arrivo lì sopra con loro come li farò soffrire”
Lì sopra?”
Sì, nel loro grattacielo del cazzo, quello degli scrittori con buoni contratti, con l'agente letterario, con gente che gli lecca sistematicamente il buco del culo. Capisci cosa intendo?”
Penso di poterci arrivare”
Tu, per esempio, sei uno scrittore che mi piace. Ma non so, non ti vedo ambizioso a sufficienza... ma non hai voglia di spaccare il culo a quegli inetti?”
Se scrivessi per scalzare scrittori in posa con la barba, mi sarei già fatto saltare la bocca”
Dunque parti sconfitto, mi sembra”
Tutt'altro”
E allora giuramelo che te ne fotti del loro successo.. che non sei invidioso, che non ti brucia... quelle facce di cazzo con quelle trame leggere oppure, ancora peggio, con quei toni saggistici e finto salaci... hanno rotto, Luca, hanno davvero rotto il cazzo”
Esopo è un fiume in piena e io, alla fine, non mi sento di condividere una sola parola. Nella sua sconnessa rabbia c'è un'ambizione -appunto- che non condivido, che trovo malata, patetica, destinata a finire male.
Non è colpa dei “giovani scrittori con barba” se il suo piccolo e puerile saggio sui collegamenti tra Pink Floyd, Beatles e Radiohead non ha venduto abbastanza. È stato lui un coglione: ha scritto di cose che sono abbondantemente trattate da altri più qualificati di lui, ha scritto su roba che ha già una sua letteratura e una bibliografia lunghissima. Ha sbagliato. È poi lui è brutto, non ha agganci, che si aspettava? Già è una cosa che abbia pubblicato; lui sostiene di non aver pagato, ma non gli credo. Molti non lo dicono, ma pagano per pubblicare le loro brode già sentite.

Anche il mio vecchio calzolaio ha pubblicato un libro, un giallo ambientato ad Agerola. Il protagonista è il commissario Iacoviello, un cinquantenne separato e miope che può contare sull'aiuto dell'assistente Bacigalupo, ha una fissa per le cosce delle donne rosse e consuma grandi quantità di mozzarella di bufala. Iacoviello non scopa mai, è un galantuomo. Non scopa e non si spara neanche delle uccellate manuali. Quando ho letto il libro, ho pensato che il commissario Iacoviello, più che con il crimine, deve avere dei problemi di conservazione eccessiva del seme. Iacoviello non è volgare, non è arrabbiato, ama gli umili ma non è comunista, non prende posizioni mai su nulla, non sia mai che qualche lettore possa offendersi. Il problema è che il mio calzolaio ha venduto pochissimo e regala il suo libro a tutti. Sperava che io potessi aiutarlo, far arrivare il suo capolavoro sulla scrivania di qualche recensore, sperava che lo aiutassi ad uscire dall'oblio. Non ho potuto far altro che leggere il suo libro.
Guardi che io non sono famoso”, gli dissi, quasi mortificato.
Ci proviamo?”, rispose con tono implorante.
Preferirei di no”

Quanto ad Esopo, oltre a somigliare nei comportamenti al personaggio Van Norden di Henry Miller, è spacciato tanto come scrittore che come uomo. Esopo Cassata è uno scrittore di quinta fascia. Ne potrà risalire al massimo due, se la fortuna lo aiuta e se impara ad oliare meglio gli ingranaggi; ma non può andare oltre.
Difficile anche che inizi a fottere di più e meglio. Ha i peli nelle orecchie, ha un aspetto incerto e un colorito pallido, guida una vecchissima Fiat Duna, un'auto che naturalmente non aiuta a risultare trendy in qualsivoglia attività. Ha avuto un paio di relazioni finite a schifo, è stato tradito da entrambe le sirene che gli avevano, stranamente, dedicato un piccolo periodo della loro vita. Per questo, Esopo odia apertamente le donne; odia anche di più quelle belle, belle e volute. Ragiona in termini di “fica”, ma in bocca a quelli come lui questa parola già non troppo seducente (in quanto mera parola e bieca sintesi di un mondo realmente inesplorabile) diventa addirittura disgustosa.
Non lo so, se Esopo pensa veramente che io sia un ottimo scrittore poco ambizioso. Francamente, il suo giudizio non mi interessa affatto. Tutti i livorosi versione standard danno giudizi legati alla loro situazione; se io avessi successo, rientrerei anche io nella categoria dei pezzi di merda con la barba.
Il piccolo mondo moderno della letteratura è la casa di Barbie dove si consumano drammi comparativi e paragoni infausti. I grossi solidarizzano e fanno squadra per escludere ancora di più gli esclusi, gli esclusi si consolano tra loro e se uno esce dalla sgradevole condizione è solo un traditore stronzo, gli aspiranti scrittori idealizzano e continuano a ripetersi la favola della somiglianza a qualche grande, gli arrivati diventano sempre più sprezzanti e non ricordano più quante succhiate di cazzo hanno dovuto operare in fasi oscure.
Il loro motto, sovente, è “dimentica la vecchia marchetta, immergiti nella purezza senza passato”. Il guaio è che sono in molti a dar loro credito. Ma è una questione che, a differenza di Esopo Cassata, non mi toglie il sonno. Io non ho succhiato cazzi ma è anche vero che nessuno mi ha chiesto di farlo. Non sono qui, senza l'aureo contratto che lui tanto vorrebbe, per purezza morale. La purezza morale è solo un'idiozia portata avanti dai contabili. A Esopo basterebbe pubblicare per una major e avere “più fica”.
Se gli stimoli fossero solo quelli, non scriverei più una sola riga.

La settimana scorsa sono uscito con una donna, Luca”
Oh, bene. Come è andata?”
Io sono uno franco, no?”
Sì, quindi?”
L'ho portata a cena fuori. Ho speso settanta euro. Poi l'ho invitata a casa mia. Ti trovi?”
Quindi?”
Non hai capito? Non ho finto di essere il cavaliere di Rosebud, capisci che intendo? Io volevo scopare”
Chissà come mai. “Quindi, Esopo?”
Lei si è rifiutata. Capisci, settanta euro?”
Esopo, non puoi trattare le donne come puttane e pretendere che loro ti considerino un principe”
Io sono uno scrittore. Non dovrei chiedere”
Addirittura?”
Pensa a quelli con la barba, quelli che si mettono in posa, quelle mezze checche... quanto li odio...”

Basta. Non lo sopporto più. Qui è quando l'ambizione diventa ridicola, incarognita e stupida. Misoginia, omofobia, bruttezza, pressapochismo, esaurimento delle proprie risorse.
Possibile che l'idea dello scrivere per certi trascini tanta merda?
Sì, è possibile.
E allora io sono un vieux con. Un imbecille. Perché stanotte, alle quattro, mi sono svegliato con una trama in testa che mi faceva male, mi sono alzato, ho acceso il pc, ho ascoltato Lonnie Liston Smith chiedendomi se potevo essere all'altezza, a quell'ora e in quelle condizioni, di scrivere bene. Di dare una minima forma all'improvvisa ferita dell'anima in piena notte. Mi sono risposto di no e non ho scritto. Non si può scrivere sempre. Qualche volta non si è in grado. Se la bellezza bussa alla porta, anche dei sogni, è probabile che un uomo che scrive sia solo ridicolo, inadeguato, di passaggio.
Stanotte ho intercettato una stella veloce, volevo fermarla, ho usato anche Lonnie Liston Smith, che funziona sempre. Ma non sono stato bravo. Era già passata o era troppo. Mi sta crescendo la barba, forse anche all'anima. I miei limiti mi aiutano. Ci lavoro, ci mangio, mi ci appisolo sopra, li coccolo addirittura, rifiutandomi di scrivere male quando il mare è troppo grande per le mani, il cuore, le aspirazioni. Lo scrittore può essere una propaggine dell'uomo e non viceversa.
Ho tanti dubbi, che sono infinitamente più lunghi e complicati della vita vissuta e di quella che mi rimane: è la statura del mio inferno in affitto, il mio corpo, le mie voglie dolorose, le attese così simili al lutto serioso dei confini.
Non ho la rabbia di Esopo, non ho le pretese del calzolaio. La barba cresce, la mia maturità mi prega di rendere erotiche e costruttive le rughe, le zolle brulle dei miei sogni.
Se ne sarò capace, lo dirà il mio sorriso tra vent'anni. Ora osservo, ora navigo, ora perdo.

Luca De Pasquale 2016



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