11/08/16

Cinismo


Si delude sempre qualcuno.
Una conclusione cui sono arrivato già da diversi anni, all'inizio di quello che familiarmente definisco il mio “cinismo senza profilattico”.
Peccato”, direbbe qualcuno.
E sti cazzi”, direbbero alla radio.
Forse siamo nati per deludere. Per disattendere. Per divincolarci dalle maglie di affetti viziati, da abbracci enfatici, da pietismo in riserva, da scopi comuni che nascondono -di default- trucchi e parrucchi.
Per molto tempo ho avuto una lunga fila di delusi fuori la mia porta. Persone indignate, infastidite, qualcuno addirittura deciso a farmela pagare.
Qualche volta la cosa mi ha seccato, quasi mai preoccupato, in certi momenti mi sono persino dispiaciuto. Ma è finita presto: ha vinto il cinismo senza profilattico, quella forma di difesa e di attacco che è la vita stessa ad inocularti come un dolce veleno. Senza pietà, senza riguardi. Senza avvisarti.
Piacere e convincere è una dittatura da rovesciare, per caratteri come il mio. Siamo più di quelli che pensate, credetemi. Siamo riluttanti, sfuggenti, contraddittori e persi nel classico movimento a fisarmonica, chiusure ed aperture veloci, pochi suoni. Si balla il liscio qualche volta e poi ognuno se ne va affanculo per i fatti suoi.
Non ci piacciono gli accenti trascendenti da infilare sul concetto di “amicizia”. Il concetto di famiglia, come è noto, si è già mostrato come una puttana sfatta da tempo immemore, con tutte le ipocrisie, le facciate, le feste comandate, le pastiere a Pasqua, le voci da coglioni a due millimetri dalle culle, la solidarietà telefonica dove ognuno sgrana il suo sciocco rosario di ossessioni.
Io l'ho sempre detto e scritto: per me la parola “famiglia” non significa nulla. È la sintesi verbale di una situazione coatta nella quale non mi riconosco, non intendo nuotare, non si è famiglia con il sangue. Quella non è vicinanza reale: è solo un caso. Se ne può fare tranquillamente a meno.
Mi sono sempre considerato uno senza famiglie. Mi sono trovato bene.

Ogni tanto incontro qualcuno che ho deluso o che mi ha deluso. Preferirei che non ci salutassimo nemmeno, ma non posso dirlo. Troppo ruvida, come soluzione. Bisogna fingere che qualcosa sia ancora in piedi. La farsa annunciata.
Come stai, tutto bene?”
Bene, grazie... e tu, come stai?”
Benone. Stai sempre con...?”
Sì, certo, te la saluto”
Oh, anche io, e un bacio ai bambini”
Una pagliacciata brevettata ed inevitabile. Tanti saluti a. Stammi bene. Non mi sento obbligato a sorridere, e a palesare serenità inscalfibile, in queste situazioni. Credo che se c'è rancore, sarebbe più onesto mostrarlo.
Mi limito, per buona educazione, a fare scena muta e a guardare altro. Mi sembra la forma più soft di distacco.

Non ripescherò queste persone per promuovere un libro. Non sono così una fogna. Non credo nelle lenze esistenziali, quando ti servono altri pesci per crearti un po' di rumore attorno. Non ha senso chiedere ad un tizio che non vedi e non senti da anni di prestarti la sua attenzione. Così come non sono disponibile a farmi fidelizzare in nome di non si sa quale lussureggiante passato di simpatia. Mi piacciono le separazioni, in fondo: sanno di novità.

Al bar della stazione c'è uno che conoscevo. Mi sorride come se fossi suo fratello disperso in guerra. E questo già mi innervosisce. Cos'è tutta questa teatralità?, penso. Poi ci abbracciamo. Odora di stick al mirtillo. Ha le ascelle pezzate, e purtroppo anche io. Fa davvero caldo.
Ma dove eri finito?”
In che senso?”
Non ti si vede in giro da qualche anno!”
In giro? Ma cosa sarebbe il giro? Quale giro? Dove e perché?
Ho vissuto qualche anno in un'altra città”, dico.
Ah, e dove?”
Perugia”
Ah, e dove?”
Via Carlo Marx 40, all'angolo del negozio di cannoli”
Bene. Ora sei tornato?”
Evidentemente”
Stai scrivendo dei libri?”
Ne sto scrivendo sei, così me ne pubblicano almeno due”
Sei sposato?”
Non so di cosa parli”
Capisco. Hai figli?”
Mi sembrerebbe una pazzia”
Fa una smorfia: “Io ne ho due”
Bene”
Si aspetta che esploda di gioia, lo so; e che gli chieda di mostrarmi quelle maledette foto. Invece non gli chiedo niente, sapendo che me le mostrerà lui.
E infatti.
Eccoli...”, sibila estraendo una specie di navicella dalla tasca dei pantaloni, “non sono bellissimi? Si chiamano Chiara Mela e Tunzo”
Tunzo?”
Come il nonno”
Capisco. Bene, sono belli”
Sono la mia ragione di vita”
Bene, comprendo. Opportuno, anche”
Insieme a mia moglie”
Certamente”
Senti, sei sempre comunista?”
Per certi versi”
Cioè?”
Per come la intendi tu: che è comunista uno che non abbraccia nessun valore della destra”
E voti i comunisti?”
Sono secoli che i comunisti mancano dalle schede elettorali”
Ma Rifondazione, Sinistra Italiana, Sinistra e Libertà...”
Sono secoli che i comunisti mancano dalle schede elettorali”
Ma Luca...”
Hai nominato dei movimenti di centrosinistra, Gino. Comunque, sono iscritto alla Federazione Anarchica di Perugia”
Ride, Gino. Poi va in loop e inizia a chiedermi con insistenza “cosa gli racconto di bello”. Lo ripete almeno quattro volte. Capisco anche l'imbarazzo, ma non è un po' stupido chiedere a un disoccupato cosa racconta di bello?
Già, ma per lui non sono disoccupato. Perché per lui scrivo libri, e quindi non posso lamentarmi, non devo rompere il cazzo. Anche perché non devo sfamare figli. Devo solo stare zitto. Non fa una piega.
Immagino che hai qualche problema, ma sei uno scrittore: raccontami qualcosa di bello, dai”
L'hai voluto tu. Okay.
Gino”, prorompo, “ma tu lo sai che nel bagno di questo bar c'è un travestito?”
Ridacchia malizioso: “Dici serio?”
Dico serio. Fa orario continuato, tranne la pausa pranzo. Smonta intorno alle diciannove. Si dice che te lo succhi per quindici euro. Abbastanza economico, non trovi?”
Madonna che schifo, e dai...”
Che schifo? E perché? È un lavoro come un altro, Gino, e poi in questi tempi di crisi e disoccupazione non possiamo indignarci. Io ovviamente escludo a priori questa strada perché sono molto eterosessuale”
E dai Luca, ma che orrore... questa cosa dovrebbe essere segnalata! In questo bagno ci vanno anche adolescenti e bambini!”
Hai le tue ragioni. E comunque quindici euro è un'ottima tariffa, credimi”

E dopo questa esternazione, Gino mi saluta di fretta e furia, nauseato nel profondo. Lui pensava magari che fossi solo un tipo strambo, ma ora penserà che sono uno schifoso perverso o comunque un pessimo provocatore.
Bene. Uno in meno. Ci vuole un po' di furbizia, quando vuoi evitare le sceneggiate e gli ormeggi brevi delle comparse.
Qui le navi attraccano solo con il mio permesso. Sono io il Re, sono io Poseidone o Nettuno, sono io la Guardia Costiera, il custode del faro, l'unico pescatore dell'isola sommersa. E scrivo sei libri alla volta per quella storia delle probabilità.

Luca De Pasquale 2016

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