04/08/16

Alan Sorrenti, l'insegna sempre accesa nelle notti insonni


Sogno un negozio di santini con le insegne rosse. Al calare della sera.
Fuori al negozio, in un'auto, una coppia pomicia pesante.
Nel sogno, con me ci sono Pietro e Gianluca. Mi stanno spiegando che avrei fatto uno sgarro ad un tale Orru, qualcosa che riguarda la sua donna. Orru.
Mi portano al tavolino di un bar, dove ci sediamo con un bel ragazzo che si chiama Cavagaja. Costui mi saluta nel momento in cui si sta togliendo le lentine. Poi arriva la donna di Orru e nel sogno la riconosco. È proprio la donna di Orru. Cerco di alzarmi dal tavolo, ma non ci riesco. Non riesco ad alzarmi e il tramonto si fa rosso ruggine.
Ho voglia di fuggire, dico a tutti che devo andare a presentare un libro, la donna di Orru mi guarda con rimprovero e Cavagaja ha un'espressione indefinita. Non vedo più Pietro e Gianluca.

Cado dal letto che sono le cinque e quaranta del mattino. Cerco l'orologio sul comodino, non lo trovo. Non ci sono neanche gli occhiali e -cosa più grave- nemmeno le sigarette.
Sarà avanzato un po' di caffè del giorno precedente? Temo di no.
Maledetti sogni, maledetti incubi.
Barcollo. Se mi fossi sbronzato ieri sera, starei meglio. Maledetto sogno. Chi è Orru? E perché volevo rubargli la donna? Che bastardo.
Dopo la prima sigaretta, mi snebbio quel che basta. Decido che non so e non saprò chi cazzo è Orru, ma in compenso ho in testa, per l'ennesima mattina della mia vita, una delle canzoni di Alan Sorrenti.

Stamattina tocca a “Sottacqua”.
... dove l'amore è possibile... dove si può guarire, sai.. da quelle notti insonni... ed è assai probabile che io non ricordi poi... dove ho parcheggiato... ma non fa freddo e la notte è più bella che mai”
Meraviglia assoluta. Sì, perché una volta per tutte, a me piace l'Alan Sorrenti “commerciale” più di quello “progressivo astrale”. La sua musica ha sempre esercitato su di me una fascinazione violenta, quasi un magnetismo sensuale, e mi ha per questo spesso portato fuori strada. Di parecchio, pure.
In particolare, proprio l'album “Sottacqua”, che molti considerano facente parte della sua fase calante (idea che non condivido), è stato il simbolo di un periodo difficile, controverso, di insonnia assoluta e violenta, di albe livide e amare sulle terrazze di Napoli, testimone flessuoso di silenzi a bordo piscina, discutibili trattative affettive, desideri di rinascita destinati ad uccidere sempre il più innocuo angelo che mi aspettava fedele dietro l'angolo per evitarmi una morte a caso.

Alan Sorrenti per me significa sigarette notturne brevi come la partecipazione al proprio destino; significa anche aver capito in tempo che la memoria amorosa è inchiostro simpatico e coltelli nei punti vulnerabili e sempre freddi. Alan Sorrenti significa che gli anni passano, che in certe notti le ombre per avere un colloquio con me devono prendere il numero, e che gli elementi cancellati devono restare all'inferno, o nel loro incomunicabile lusso fatto di indifferenza, stolta presunzione e mancanza di peso.
E così, anche stamattina mi scorre Alan sottopelle, segno che qualcosa cozza contro il muro d'acqua non potabile della mia coscienza; segno che mi muoverò come una biscia verso forme di notte e di sonno che mi sembreranno più simili ad un'idea di quiete. Quando le prime note del risveglio sono quelle di Alan Sorrenti, posso illudermi di essere ancora un individuo in piena crescita.
Svegliarmi con una canzone di Alan Sorrenti ultimo periodo in testa è come ispezionarmi senza pietà, in cerca delle ultime pietre grezze da levigare per darmi il tono di anima bella.
Il resto, c'è poco da girarci intorno, deve solo andarsene a fare in culo, con o senza garbo. La musica di Alan Sorrenti è il mio personale cartello di 'lavori in corso'.

In questa mattina d'estate, reduce dall'aver sognato di essere protagonista di un assurdo sgarro emozionale, dovrei solo vestirmi di bianco completo, bianco latte e vecchiaia, accendere una sigaretta e scattarmi una foto. Da poter riguardare nelle giornate pigre, quelle senza lampi interni.
Invece mi vesto normale e la canzone “Sottacqua” lascia il posto a “Donna luna”. Mi muovo come un ebete in cucina, mentre preparo il secondo caffè.
Luna, Donna Luna tu / nell'ombra tu mi appari nuda / misteriosa sei e magico è l'amore che mi dai”
Sono fregato. Fregato dalla voce di Alan, dal basso gonfio, dai Fender Rhodes a goccia sulla mia fossa delle Marianne.
C'è chi con Alan Sorrenti ci fa i trenini del revival, ma anche chi con noiosa erudizione spiega ai poveri mortali che il “periodo serio” era immenso e poi che peccato, che scialo.
Non appartengo a nessuna delle due categorie. Nemmeno un po'.
Alan Sorrenti è un elemento di valutazione esistenziale, forse è la mia decadenza, forse la giovinezza che non ritroverò mai più, se non tra le pagine, mie o di altri non importa.

La vita è strana, scivolosa, molto più composita di quello che vogliono farci credere nei libri sul destino e sul caso; molto più appuntita di quanto fede e psicanalisi vorrebbero spiegare. Molto più deperibile della pappagorgia degli ottimisti a tutti i costi.
Non so che dire. Sono un figlio delle stelle come tanti. La vita è talmente strana che un cantante è diventato, negli anni, un totem esistenziale le cui onde sonore silenziosamente contengo, cercando di non sbagliare troppo. Non come una volta, non con la scusa delle luci in giro.
Stanotte o mai / amami e saprò chi sei, Donna Luna”
Fregato.

Luca De Pasquale 2016




Nessun commento:

Posta un commento