17/07/16

Sogno e desiderio, diapositiva 579


Quel che si trattiene, rispetto a ciò che si perde, è solo una parte minima, quasi ininfluente.
Siamo destinati a perderci noi stessi, singolarmente, collettivamente.
La scrittura, poi, figuriamoci. Scrivere illude. Ti sembra di aver chiuso quello che ti interessa, quello che ti muove, in un prodotto finito. Bugia.
La conosco, quella sensazione di colabrodo, quando finisco di scrivere. Uomo gruviera, piccolo cielo impallinato da un pazzo, infine scarabocchio.
Sensazioni simili, di roba che ti supera, che non sei riuscito a filtrare, di materiale che ti ridicolizza e ti stringe al muro, puoi provarle durante l'amore, quando parti, quando torni, e quando sei così stupido da pensare di poter catturare gli occhi di qualcuno senza la loro e la tua ombra.

Nella luce del primo mattino, quando sono senza nome, quando la mia storia non la conosce nessuno e non ho il coraggio di esprimermi in alcun modo, striscio come un verme sotto i muri del porto, sotto il mio specchio, a pochi millimetri dagli spigoli delle finestre, a mezza stella spenta dalla morte.
In quella breve luce vera che è il nascere del giorno, bisogna essere soli. Così nessuno ti chiederà di essere riconosciuto e non potranno dirti chi sei. Un'alba salva un uomo solo quando non prevede altro numero secco che l'uno, quell'asta in piedi con un po' di naso in avanti.
Solo così potrai incamminarti verso una stazione, un bar, una sconfitta, rigorosamente senza voglia di comunicarti, attirare l'attenzione o -per assurdo- tentare di farti amare.

Di notte non filtro i miei sogni. Mi lascio sopraffare e quasi sempre li ricordo. A volte, cambiano il corso delle mie giornate. L'umore, le movenze, lo sguardo, persino i contatti.
Ma sono i sogni ad evitare i miei filtri conservativi come una pozzanghera, sogni che diventano malinconie interrotte, di fronte al mio penoso cercare di convincerli a diventare parola scritta. Anche stanotte ho sognato, i desideri si mescolavano alle paure, i richiami alle suggestioni; quel che mi è rimasto addosso è il numero 579.
Un numero di colore rosso scuro, rosso in fuga, rosso temporaneo, irridente, fuoriuscito da un quadro astratto e pronto a mutare in assenza calda.
Dopo i sogni di stanotte, ho addosso la sensazione di trovarmi su un treno, su una spiaggia, nel giardino di una casa mai vista, nel baule dei lutti della mia stessa famiglia di fantasmi.

Ma mi insolentisco pure. Cosa pensavo di fare, di scriverli, i sogni? Di fermarli, trattenerli, ampliarli come un racconto, poco importa se autocentrato o meno?
Cretino, rompicollo, fallito. Non fermi niente. Non filtri, tu blocchi le lame e ti perdi le scintille; conti le luci e le ombre ti portano di nuovo a casa. Perdi. Soprattutto con la luce del giorno, perderai sempre. Scrittore o non scrittore, uomo sensibile o determinato mitomane che tu sia. Perdi.
Durante il giorno tornano altri scampoli dei sogni notturni. Io in una stanza scura mentre fuori piove, la sensazione di qualcosa di caldo sullo stomaco, la vicinanza di un corpo, un orologio verde alla parete. Un piatto sporco su un tavolo di legno. Il sogno sembrava un addio, oppure lo ero io stesso mentre sognavo. Non posso saperlo.
Il numero 579, quello mi torna spesso durante queste ore. 579. Codice? Follia? Impossibile approfondire qualcosa che non si ripete e che non può, per fortuna, finire nei ricordi ufficiali, motivabili, ricostruibili. In questo, i sogni non sono nemmeno delitti. Molto di più: cospirazioni senza tracce. Quel che resta è suggestione, qualche volta languore, e peggio per chi scrive se si cerca di trasmetterli, darci costruzione e trama. Perdi.

E così, oggi le mie parole sono monche, come e più di me. Scavano nella sabbia, ma sono bambini che non riescono a finire di giocare, perché la madre li chiama a pranzo troppo presto. Quando avevano appena cominciato, illudendosi di finire.
Una delle cose che ho imparato prima dalla mia nuova età consiste nel ritenere impraticabile lo studio e l'emancipazione (quindi la “normalità”) dei sogni, delle parti sopite di ciò che si è e si voleva essere. Tutto quello che si può fare è prendere atto che una notte di sogni strutturati e violenti lascia solo una minuscola traccia: la sensazione di essere in viaggio e la cattura di un numero, 579.
Tra poche ore, non significherà più nulla e dovrò chiedermi di non eliminare questa nota per manifesta inattualità.


Luca De Pasquale 2016

Nessun commento:

Posta un commento