24/07/16

Memorie di un deuteragonista


Le poche serate in discoteca della mia vita sono state un disastro.
La “club culture” è un concetto che mi appartiene solo musicalmente, e comunque in modo tangenziale. Non amo i luoghi affollati, figuriamoci le discoteche. Se e quando ci sono andato, è stato -come mi accade quasi ovunque- per rubare attimi, osservare, annotare, “farmi capace di”, “misurarmi con”. Nessuna identificazione.
Nessuna identificazione” è la regola base che mi perseguita (anche in accezione positiva) da decenni. L'errare faustiano che tanto mi seduce e che funge da motore personale si fonda sul preciso scopo di non cercare inclusioni obbligate e facili, in nessun luogo e da nessuna parte, parafrasando un imperdibile libro/reportage di Franco Guerzoni e Luigi Ghirri.

Le luci stroboscopiche, i corpi in movimento, la disinvoltura di mosse in bilico tra rilassamento e perlustrazione del piacere possibile, erano tutti rituali che non mi coinvolgevano più di tanto. Mi piazzavo in un angolo con il mio bicchiere di coca ghiacciata, alternando i sorsi alle sigarette. E studiavo. Nient'altro. Niente balli e il sesso in freezer, perché le pulsioni sessuali non potevano arrivare, comunque controverse, prima delle tre o le quattro del mattino. Più sulla memoria che sul presente. Come sempre.
Per le feste, in particolare quelle estive, ho provato un misto di attrazione inconfessabile e di profonda ripugnanza. In genere, dopo venti minuti non ne potevo più. Divenni presto oggetto di sfottò amicali di grana grossa, perché i dinieghi ripetuti davano il pretesto di giudicarmi uno che si muoveva solo quando certo (o quasi) di fare caccia grossa.
Ebbene, credo di non aver mai pensato alla caccia grossa in vita mia. In più, quando uscivo con un altro amico -mi è sempre piaciuto girare con non più di una persona-, io ero puntualmente “l'altro”. Per caso o per scelta, mi andava benissimo così. Sono uscito con amici evidentemente meno attraenti (o più brutti, professiamo modestia, che si porta), ma era inevitabile che mi ritagliassi il ruolo del deuteragonista.
Vuoi perché non guidavo, vuoi per i gusti “strani”, vuoi per la sigaretta fissa in bocca anche a sedici anni, vuoi per il modo di vestire a dir poco anonimo se non sciatto. Potrei continuare per ore, giorni e settimane. Mi piaceva, la situazione. Avevo tempo di osservare, di regolarmi, avevo il tempo tecnico di decidere se accettare o rifiutare certi meccanismi.
In effetti, l'approccio non è mai mutato. In genere. Devo decidere io, e con calma, se una situazione -familiare, lavorativa, amicale, sentimentale, letteraria, musicale- fa al caso mio.

Sarà anche per tutte queste premesse che so per certo di detestare i reclutatori. Ogni entusiastico tentativo di proselitismo, se non ho il tempo di verificare, è destinato ad un fallimento totale.
Nei quindici anni che ho passato al pubblico, mi è capitato di tutto. L'aria spesso torva, da esistenzialismo fuori moda, mi ha procurato un numero ragguardevole di consigli, istigazioni e tentativi di annessione. I clienti e gli amici degli amici (i veri amici non potevano osare tanto) mi proponevano corsi di yoga, nuotate collettive patrocinate da associazioni di ambientalisti, buddismo, catechismo per tardoni, assemblee di residui del 1977 (a quelle del 68 sarei invece andato, mi sa), forum musicali in carne ed ossa e con carne alla brace, persino un salto in giacca e cravatta in una discoteca frequentata da russe e ucraine, come se questa connotazione garantisse chissà quali abissi di piacere.
Mi hanno detto che ti piace molto la poesia”, mi disse una ragazza una volta.
Mai detta una cosa del genere. Mi dispiace”
Ma scusa, non scrivi?”
Sì, ma non poesie. Le scrivevo solo per mia madre alle elementari”
Oh... vuoi comunque venire? Siamo un gruppo di poetesse”
Non sono un poeta e sono comunque un maschio, fa niente?”
Oh... scusa... cioè, vedi tu”

Con la musica, non ne parliamo.
Penso che uno come te si troverebbe al bacio con noi”
Dove?”
Ci incontriamo a Nerano, nel locale 'Camomilla al bitume'”
E che fate?”
Parliamo dei Van Der Graaf Generator fino al giorno dopo”
Grandissimo gruppo, ma ti ringrazio, no”
Ma scusa, qual è il tuo gruppo preferito? Non sono i VDGG?”
I Los Amigos Invisibles e i Roxy Music”

Perdonami Luca se mi permetto e ti chiedo scusa per quello che ti sto per dire, io in genere non sono così diretto e credo fermamente nel rispetto per il prossimo come da ins...”
Non farti problemi: dimmi”
... ecco, no, è che sono sicuro che ti farebbe bene frequentare la nostra comunità spirituale, che comunque si basa su un lavoro sulla mente, il cuore e il c...”
In cosa credete?”
Ecco, noi crediamo in una forza che non si manifesta a tutti, ma che appartiene alla nostra interior...”
Grazie, sei cortesissimo. Ma non mi interessa. Sono irrecuperabile”

Una volta, arrivò in negozio, alla mia postazione, un noto agente immobiliare che tutti i miei colleghi trattavano benissimo perché aveva in mano tutti gli appartamenti della zona ed anche molto altro. Comunque, uno creso.
Si chiamava Gallo Da Briga. Un bell'uomo dalla carnagione olivastra, aitante, sorriso bianco neve, pantaloni di lino, atteggiamento da chiavatore.
Uè Luca”
Ohilà Gallo”
Che cazzo è uscito di nuovo?”
Ecco...”
Che cazzo di roba è uscita in questo mercato discografico che è un malato del cazzo?”
Gallo... non è uscito un cazzo. A meno che non ti interessi una ristampa di Caetano Veloso”
Grande Caietanino, ma io ho tutto di quel pazzo del cazzo”
Cazzo, bello”
È un fottuto genio del cazzo. Si è inculato tutti, compresi Prince e Jobim. Senti un po' Lucariello... guarda qui...”
Mi mostrò una foto al suo citofono cellulare. Si intravedeva lui in penombra, seminudo su un divano, ed una donna con una parrucca rosa su di lui. Il culo della donna prendeva tutti i pixel dello schermo, senza pietà.
Ah... beh, complimenti, Gallo...”
Che cazzo di femminone... è vero? Ma tu sei mai venuto al 'Relax Body Interlazio' a Latina?”
Non conosco”
Un club cazzuto. Scambisti del cazzo. Grande atmosfera. Si chiava. Io lì sono più di Briatore. Se vuoi, una volta, puoi venire con me. Ti presento io. Levati di dosso questo gilet del cazzo, ti devi divertire. Puoi anche portare la tua compagna, se è una aperta. Oltre che con te, s'intende”
Purtroppo non è il caso, Gallo, ma grazie per il pensiero”
Mica ti sei fatto mettere le mutande in testa? La fedeltà non esiste, te lo dice Gallo Da Briga, chiavare è l'unica cosa che ci è rimasta in questo mondo del cazzo”
Okay... senti, vuoi gli Arctic Monkeys? Gilles Peterson?”
PETERSON! Un vero selecter del cazzo con i controcazzi!”
E così ne uscivo.

I giochi inclusivi, insomma, non mi attraggono: quale che sia la materia in ballo. Meglio annotare con cura che farsi piazzare nel trenino. Non mi fido dei trenini. C'è sempre qualcuno che ti fiata dietro l'orecchio, qualcuno che ti sistema in una foto o scambia le chiavi che hai in tasca per un'estensione priapea della tua persona. Un po' come quando ti mostri sensibile e più indifeso: ci sarà sempre qualche Gallo Da Briga che ti tufferà tutto intero in qualche club della speranza o della perdizione, luoghi dove l'espressione individuale è tollerata solo se controllata dal fine accertato dell'operazione.
Per molti versi, la “famiglia” è un tipo di associazione che spesso sconfina dalla sua (eventuale) nobile genesi e diventa un club di scambisti mancati e di bocciofili innamorati di forme immutabili nei secoli.
No. Meglio essere deuteragonista. La corda è più lunga, e forse riesci a vedere anche il mare, se sei fortunato.

Luca De Pasquale 2016





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