30/07/16

Conservare ancora


La ragazza sulla moto con il forzuto tatuato si gratta le cosce abbronzate. Un tizio guarda da lontano.
In farmacia, una donna matura capita con il farmacista giovane che sembra una versione stempiata ma affascinante di Higuain. La donna chiede una crema idratante e si tocca continuamente i capelli.
Io sono in fila per qualcosa, con un numero in mano, precipitato dalle prime ore della giornata in un abisso di troppi libri, troppe parole da riordinare e persino troppe idee.
Come tutti quelli che scrivono, sono un mezzo guardone. E così continuo ad osservare la lenta scena tra la donna non più giovane e il dottor Higuain.
Avverto che in qualche modo si piacciono. Che scoperebbero. Forse a casa di lei, dopo una cena con del pesce fresco, vicino al mare. Non posso non immaginare il dottorino che inchioda come se stesse in palestra, e lei che cerca di riacquistare qualche anno di sogni: senza riuscirci, naturalmente.
Questa scena di seduzione alla moviola mi fa soffrire, si muove dentro me come una figura geometrica tagliente e crudele, una ruspa stupida nei miei bar deserti, nelle mie stanze di spettri indignati e dediti a vizi oscuri.
La donna ripete più volte la frase “oh, ma lei è gentilissimo”, ed il giovane marpione gongola senza neanche troppo entusiasmo.
Poi entra una donna molto anziana che inizia a confidarsi con la farmacista alla mia destra. Stropiccio in mano il numero, ma ora ho mal di testa e troppe parole in testa. Troppa voglia di scrivere e nessuna voglia di guardare oltre il gesto. Non voglio affacciarmi al balcone, non voglio prendere aria alla finestra.
Quando arriva il mio turno, mi sento a disagio e scopro di avere la voce bassa, un filo di voce svogliata. La stessa che aveva mio padre quando rispondeva al telefono. Dovevo urlare io per convincerlo a rivelarmi la sua identità, perché non faceva altro che ripetere “pronto” con una voce-sfiatatoio che mi faceva sempre preoccupare a vuoto.
Chiedo quello che mi serve. Non ho voglia, nessuna voglia, che qualcosa mi serva.
Pago. Intanto, la donna che voleva idratarsi ha pagato anche lei. Usciamo insieme dalla farmacia. La vedo salire in macchina, indossa degli occhiali da sole sproporzionati e dev'essere stata una donna molto bella. Salendo in auto, per pochi istanti mostra le cosce a tutti quelli che passano. Chiude lo sportello, mette in moto, scompare.
Io sto fumando, con un vento insopportabile dentro, fermo per strada con la mia busta, chiuso in una maglietta blu come un vecchio indeciso, riassunto nel mio sorriso sigillato e per niente voglioso dei miei bisogni, delle mie smanie.
Ho troppa musica in testa e troppa impazienza. Corro più veloce del mio destino, fuggo prima del fumo della sigaretta. Il mio telefono è occupato, la mia porta non è restaurata, la mia voglia di scrivere è dolorosa e non c'è compiacimento che la faccia apparire una montagnella d'ego da claque. In giornate come questa, mi dico appesantito, tutto scava e tutto è vento dentro, senza possibilità di misurazioni, tattiche e compromessi.
Scriverò e sbaverò oltre la casa, la porta, la finestra, oltre me. La mia maglietta blu mi sembra enorme tanto per il corpo che per il portamento. E se ripenso seriamente alla voglia di piacere, è come parlare di un'antica amante mai conosciuta per davvero.
Non bastano le case sottomarine per scrivere in pace. Non basta l'amore per evitare il disorientamento rituale dei risvegli. Puoi scrivere nell'acqua marina fino al giorno dopo, se non sei predisposto uscirai comunque dal mare completamente asciutto.
Mentre finisco la sigaretta e già ne voglio un'altra, esce dalla farmacia anche la donna anziana. La vedo un po' persa quando deve attraversare, e così decido di darle il mio braccio sinistro, di aiutarla.
Attraversando, capisco subito che ho molta più paura di lei. E mi detesto per questo, perché allora non è vero che respiro come volevo, senza niente da perdere. Respiro ancora, e forse di più, come un uomo che deve difendere qualcosa, conservare, un uomo ancora in grado di riordinare carte, sventare ossessioni, accettare affetto.
Ho comprato un libro di Giovanni Arpino su amazon. Non costava niente. Ho voglia di un'altra sigaretta e credo, ora che ci penso, di essere annegato stanotte in qualche sogno che mi ha impedito di svegliarmi per non dormire.
Il giorno sarà lento come e più della seduzione squilibrata in farmacia, il mare è chiuso nelle case dei ricchi, il vento dentro si paga e se non si è vestiti per l'occasione è una piccola passeggiata nel buio.
Dove tutti continuano a salutarti con apparente bonomia, ma tu non fai che chiederti “perché mi conoscono? Cosa pretendono? Non li voglio”
Capricci di bambino, capricci da insonnia mancata. Mal di testa da troppa voglia di scrivere e conservare ancora.

Luca De Pasquale 2016


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