12/06/16

Negative Downtempo


Le ritmiche disco granitiche, il basso pompato e ipertrofico, insinuante e dall'andamento sensuale, fanno a pugni con la mattina silenziosa e con il profilo esteriore dell'uomo.
Un uomo che fa colazione, svolge servizi e mansioni di contenimento, si lava e poi si veste leggero. Tutto con accompagnamento di un tiro di basso molto dancefloor, più adatto ad essere ballato, “stompato” con camicia bianca aperta e un esplicito languore sessuale. E così, stamane casa mia sembra una discoteca della riviera negli anni '70 ed io invece ostento tranquillità, metodo, quasi una rivisitazione in salsa incanutita di me stesso e delle mie ossessioni. Del delirio passato è rimasto, onnipresente, il basso e il suo pulsare disordinato ed implacabile.

Alle sei del mattino ho visto il macellaio scendere ad aprire bottega; dev'essere insonne. Sul balcone di casa non ho più piante. Da molti anni. Da quando non c'è più mio padre. Non avrebbe più senso, quelle piante, quella dedizione, quel passatempo. Non ci sono più piante e neanche sdraio e sedioline per ospiti. Non prevedo di ricevere, non si riceve gente quando puoi mostrare solo un sorriso blu e non puoi accollare le colpe al dentifricio sbagliato.
Buongiorno”, mi ha detto il macellaio, da giù.
Buongiorno a lei”
Si sarà chiesto perché sono tornato qui dopo tanti anni. Perché sono tornato alla base, per quali ferite, per quali rovesci, per quali disdette. Gli risponderei, tutto nella media, la vita che gira su se stessa e nella trottola perde pezzi, molti pezzi.
Non sono stato in galera, ma è come se ci fossi passato. Non mi sono macchiato di crimini evidenti, ma non sono più pulito come diciassette anni fa. Sono sofisticato, adulterato. Il macellaio non sapeva niente di me diciassette anni fa; ora ne sa ancora meno. Sorrido pochissimo. Il sole mi provoca fastidio e mi stampa in volto un'espressione corrucciata, imbarazzata, ai limiti del seccato. Il macellaio penserà che ho avuto guai.
Ho avuto guai. Non più e non meno di altri. Con la sostanziale differenza che non ho fatto ricorso alle famiglie allargate per salvarmi il culo. E questo cambia molte cose.

Non ho mai avuto il pollice verde. È strano, ma nella giungla dei miei rifiuti c'è invece sempre stato spazio per il movimento. Forse ho un'anima da discotecaro e non l'ho sfruttata a pieno. Perché ho sempre pensato che bisogna chiudere gli occhi e lasciarsi andare al suono, farsi guidare e poi demolire dalle pulsazioni del ritmo. Dev'essere così quello strano sentimento di infelicità permanente che costeggia gli strapiombi dei sogni, un sentimento guidato nel buio più stratificato dai suoni. Dev'essere così il sesso, mai restare a terra, mai restare razionali e costruttivi, sempre cercare di consumarsi. Mai legarsi ad una prospettiva, meglio farsi torturare dalla materia, tangibile, reale, terriccio sporco sul quale sedersi e capire quanto il bisogno di credere in qualcosa sia una mistificazione oscena.

L'ultima cena “sociale” cui ho partecipato è stata un disastro. In queste occasioni devo sempre tenermi a freno, è una cosa che mi fa impazzire. È uno sforzo insensato dover tollerare tutte quelle maledette chiacchiere. Non si tratta di voler dare via di matto, quanto di rompere quella barriera di armonia preconfezionata che va in scena. Mi sono sempre riservato il diritto ed il dovere di avversare qualcuno senza fingere. Ho il diritto di discostarmi e me ne avvalgo.
E non ho mai sopportato il vacuo flirtare tipico di queste situazioni. Abbiamo voglia di essere sporchi ed immorali? Andiamo nella stanza dei cappotti, spogliati, e levami dalle palle tutta questa morale in auriga e carrozza. Poi si vede che succede, ma ogni programma che comporti pianificazione degli affetti è uno schifo totale.
Di che si parla alle cene? A cosa servono? A fare foto? A conoscere gente e quindi sperare di essere annessi in qualche nuova cosa emozionante?
Uomini in camicia, ordinati, pettinati, con una goccia di profumo; l'uccello nella fodera, come degli occhiali di sole di notte, roba che non serve a niente e a nessuno.
Complimenti per la vostra bellissima bambina! Quanto è bella!!!”
Frasi fatte. Complimenti, perché complimenti?
Francesca, stai d'incanto... hai capito la nostra professoressa, com'è maliziosa...” e risatina che vorrebbe essere maschia ma è da castrati, da spadoni, da voci bianche.
Solo per non dire a Francesca, non ti ho mai considerata, sai, ma stasera me lo fai venire duro; te lo vorrei infilare dentro e conoscere il sapore della tua lingua, testare la forza dei tuoi fianchi mentre mi accogli e forse godi.

Queste cene di merda: temporaggiamenti da invertebrati, insulsaggini di uomini-tramonto, soli e delusi, Peter Pan con il fiocchetto al pisellino e la pasta di Fissan attorno al buco del culo, consigliata dalla vecchia madre.
Impazzisco, per tutte quelle chiacchiere, per quelle sigarette fumate per darsi un tono, è così stupido fumare forte solo quando si è in compagnia. La dipendenza dal tabacco dovrebbe invece essere quasi sempre solitudine.
Inutile o quasi menzionare le cene aziendali. Sorridere a quello al quale vorresti pisciare in bocca usando un piccolo imbuto, dopo averlo fatto vestire da viado e umiliato con piccoli schiaffetti sul culo. Mai sorriso ad un nemico. Il nemico me lo deve leggere in faccia, che gli voglio fare il culo e umiliarlo.
Se tu sei un nemico ed io non ho più niente da perdere, perché mai dovrei sorridere? Io ti entro in casa, ti corrompo la famiglia, ti rubo quello cui tieni, ti dimostro che non sei un uomo, che hai paura della morte, che il tuo Dio è solo l'esternazione lacrimevole del tuo terrore di morte ed oblio.
In queste occasioni mi aggiro per stanze e balconi e corridoi illuminati da candele con l'istinto del cecchino, con la frenesia dell'abbandono ineducato, cerco solo pretesti per aumentare la portata delle distanze. O per forzare la normalità preparata fino a farla diventare la simulazione di uno stupro emotivo che serva -per primo a me stesso- come lezione, come monito.

Cosa dovrebbe fare secondo te il Partito Democratico per recuperare l'elettorato di sinistra?”, mi chiede Giglio.
Un suicidio di massa”
Dai, Adriano”
Giglio, ti ho più volte spiegato che mi sento vicino, forse, solo al New Black Panther Party”
Ma tu non sei nero, dai, Adriano”
È come se lo fossi”
Non è possibile”
Giglio, la lucidità è un tipo di ghetto”
Non sei l'unico lucido in giro, Adriano, anzi... scusami, ma ti trovo confuso, non c'è mai qualcosa che ti vada bene”
Non è opportuno che io e te si parli di politica. Per me puoi votare anche per Siffredi o per Bruno Vespa, sono cazzi tuoi”
Complimenti per la tua voglia di confrontarti”
Sono confronti inutili. È come se io e te, Giglio, ci stessimo lavando le palle in un lavandino fischiettando. Questo è”
Non hai nessun senso di partecipazione”
Sì, hai ragione”
Peccato”
Faccio ammenda”
Ti è piaciuto l'ultimo degli Animal Collective?”
Non mi piacciono”
Sono bravissimi. Come i Black Keys, li hai ascoltati?”
Non mi piacciono”
Che stai ascoltando?”
Old disco stuff, negative downtempo, deep funk, revival balearico, pop wave, agit funk, laburist no-music e deep soulful house”
Non ti riconosco più. Mi hai venduto del rock bellissimo in passato... sei cambiato... fammi dei nomi”
Nell'ultima settimana un'orgia di Kajagoogoo, poi Lizzy Mercier Descloux, Was Not Was, DJ Steaw, Shudder To Think, Parliament, Sad Lovers And Giants, Thin White Rope, Terry Lee Brown Jr.”
Conosco solo i Parliament, ma poco”
Va bene”
Sto molto bene con Valentina, lo sai?”
Ne sono lieto”
È dolce ma anche molto femminile. E sta nel sociale”
In che senso?”
Si preoccupa veramente degli altri. Mi ha insegnato ad occuparmi del mio bisogno di dare”
Significa che riesci a farla venire? Ho i miei dubbi al riguardo, fiorellino.
È utile occuparsi del proprio bisogno di dare”, dico, mentre mi occupo della più lunga boccata di fumo degli ultimi cinque anni.
Valentina mi ha disciplinato”
Povero stronzo. Povero testa di cazzo. Povera pecorella.
Mi sembra okay”
Tu, sempre complicato con le donne?”
Io complicato? No, sono semplice. A volte sono come un Big Jim passato per il catechismo”
Ho sentito che hai un nuovo amore”
Sentito? Te lo ha detto l'uccellino Scacazzo? O qualcuno degli invertebrati, che mi avrà visto per strada a far attraversare una vecchia e avrà pensato che me la scopo per interesse? Qualcuno pensava cose del genere. Io i nuovi amori non li esibisco, a differenza del sentire comune che vuole come impellente e necessario mostrare il cambiamento, la fortuna, il risarcimento, il nuovo corso. Non può aver visto nessuno, questo nostromo del talamo, e nemmeno “sentito dire”.
Guardo in faccia Giglio, gli butto del fumo. Brav'uomo, ma quanto si fa mettere in riga dal suo bisogno di ordine e pulizia. Si farebbe pettinare pure i peli del culo, se questo lo facesse sentire retto. Ma non sarebbe meglio, invece di parlare con me, se andasse da Valentina a dimostrarle la sua gratitudine? Dovrebbe leccarle la fica sul divano di casa. Dovrebbe mettere su un bel disco di Isaac Hayes e chiederle di divaricare bene le gambe, dovrebbe mostrarle devozione e trasporto, usando quella lingua da ramarro che si ritrova.
Le donne ci sono infinitamente superiori. Non è dando piacere che si conquista l'anima di una donna. L'anima di una donna, quasi sempre, è inviolabile.
Leccagliela bene, fino in fondo, mordicchia, fallo con la stessa compunzione che si usa per le cose sacre. Leccagliela e soprattutto levati dai coglioni, qui, adesso. Il disco di Isaac Hayes costa solo cinque euro, basta un best per un buon cunnilingus di stampo “costruttivo”.

Sono sul balcone di notte.
Guardo le stelle. Sembrano animali infestanti su un lenzuolo nero che copre tutta la pazienza della morte.
Mi sento un pezzo di nostalgia ambulante. Nostalgia non capisco di cosa. Di quello che non conosco, tutto ciò cui non arrivo e non arriverò mai. Di quello che ho sottratto e che continuo a sottrarre. Forse il tempo degli arcobaleni è finito e si è convertito in veloci passaggi di energia, e se n'è accorto il mio inconscio, che per questo mi tortura, mi sequestra, mi sevizia e poi mi lascia libero, claudicante, uomo che scrive, aborto di una libertà inqualificabile e alla resa dei conti inutile e stereotipata.
Non trovo rimedio alla percezione delle distanze. Tra me e le stelle. Tra le stelle e la linea del mare. Tra me stesso e me medesimo. Tra l'educata sparizione nel sonno e la smania di testare momenti di assenza.
La cosa più insopprtabile è avvertire l'amore degli altri, esserne grati e felici, e al tempo stesso sentire che quel che si dà ha un confine, un limite, un limite indegno ed inaccettabile che è la propria stessa vita e quel che è accaduto, la conoscenza rozza e assennata della propria gittata.
All'amore che ti viene dato dovresti replicare con una serie di bellissimi sorrisi, con carezze, con la distinzione netta tra ciò che è bene e male, e invece sei corrotto, sei in una pastoia di miele e veleno, sei il mare e vorresti essere oceano, sei un lampo e vorresti invece regalare la pioggia nel giardino, quieta, limpida, lieve sulle foglie e nelle fontane. Non negli occhi dei demoni che sono diventati i tuoi nani da giardino.
L'amore degli altri diventa offensivo quando ricama l'identità ai tuoi limiti.

Fumo. Tutto sembra lontanissimo. Non guardo l'orologio, intravedo all'interno la vecchia poltrona dove mio padre leggeva il giornale all'alba.
Mai più piante in casa mia. Mai più girandole per il vento. E nessun parafulmine. Appena vedrò i lampi di notte uscirò io, sorridendo, le braccia spalancate a contenere malamente le stelle rimaste. Fingendo che l'amore mi offenda profondamente. Per non sentirmi troppo ininfluente.

Luca De Pasquale

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