07/06/16

L'estremismo dei moderati


La purezza è un’idea da fachiri, da monaci. Voialtri, intellettuali, anarchici, borghesi, vi trovate la scusa per non fare nulla. Non fare nulla, restare immobili, stringere i gomiti al corpo, portare i guanti. Io, le mani, le ho sporche. Le ho affondate nella merda e nel sangue fino ai gomiti.
Jean-Paul Sartre

Da quando sono in età cosciente -se ci sono mai stato- incontro molti problemi con i moderati. Una definizione, questa, sfuggente e ambigua, un calderone melmoso dove a turno finiscono tutti, senza distinzione di classe, ceto, età, origini e progetti.
Il moderatismo è quasi sempre censorio. Almeno per mia esperienza. C'è sempre quell'aria di riprovazione, di reprimenda, che mi estenua e ovviamente mi allontana.
Mi è capitato spesso di pensare che in realtà il moderato è quasi sempre un estremista travisato, che con la sua aria saccente e professorale si sente in dovere di discettare su ciò che è “controproducente”, “nichilista” e addirittura “sfascista”.
Credo di non aver mai raccolto in vita mia l'invito all'unione da parte di un moderato. I modi sono importanti quanto i contenuti. La compunzione non mi piace. E non apprezzo, non la apprezzo assolutamente, la mancanza di immedesimazione tipica del moderato doc. Perché spesso il moderato è qualcuno che vuole tenersi stretto qualcosa e pensa che la cosa debba essere paradigmatica.
O qualcuno che pensa di aver trovato la pietra filosofale. In qualsiasi campo: dall'accumulo di denaro non tassabile al ruolo riconosciuto, dalla religione giusta alla filosofia di sopportazione più adeguata. Il moderato rischia sovente di fare dei suoi credi la religione degli altri, la regola opportuna. L'estremista invece lo riconosci, difficile che non sia un invasato, probabile che giochi a carte scoperte e che tu possa mandarlo affanculo velocemente, soprattutto se la sua visione estrema non collima con la tua.

A scuola giocavo a fare il millenarista scorbutico di estrema sinistra e finivo per avere problemi con i moderati. I moderati però occupavano la scuola per fumare canne e farsi qualche scopata moderna, io non occupavo. Io ero per incendiare la scuola e basta. Uno sporco estremista.
Quelli che occupavano ai miei tempi il liceo borghese e conservatore parlavano di libertà e Che Guevara, ma si vedeva lontano chilometri che avrebbero ricusato tutto, tempo massimo una decina d'anni. Estremizzavano tutto, da moderati quali erano. Io buttai per terra due bidelli fuggendo dal laboratorio di chimica che avevo provato ad incendiare, e finii quasi per essere oggetto di una petizione pubblica per essere cacciato da quella nobile scuola.
Oggi sono passati più di venti anni ed i contestatori estremi (dal loro trono di sublime moderazione) sono diventati tutti notai, avvocati, docenti, ricottari borghesi o disinnescati possidenti. Si vedeva lontano un miglio che in cuor loro erano moderati, che volevano conservare i privilegi, e che la loro ridicola guerra a padri e vecchi professori farneticanti nasceva quasi come un hobby di estremismo accennato.

Moderati erano anche alcuni miei colleghi, i quali -in tempi di paura di disoccupazione incombente ed improvvisa- dicevano di “voler appoggiare il pesce in bocca” ai capi, agli azionisti esteri, ai coordinatori nordici della nostra azienda Brancaleone. Moderati furono i sindacalisti moderni, i quali arrivavano sempre in ritardo alle riunioni e passavano la maggior parte del loro tempo con noi a leggere cose sul telefonino. Moderati erano, oltre gli slogan letti su qualche vecchio impraticabile manuale e biascicati a pappagallo, quando uscivano dalla sala riunioni della nostra azienda Brancaleone e sorridevano al direttore come se lo conoscessero da tempo.
Moderati sono quelli che sono usciti dalle loro schifose e monotone crisi personali ed ora si ergono al ruolo di “commentatori della crisi altrui”.
Moderati sono quegli intellettuali alla vaniglia che nell'orecchio ti dicono che uno scrittore è un pezzo di merda al quale non si rizza il cazzo e poi vanno alle sue presentazioni a distribuire pacche e complimenti più bagnati di una piscina.
Moderati e molesti sono coloro che vogliono mescolare i loro sogni ai tuoi incubi, e vincere a mani basse. Per la legge del bene che trionfa. Del raziocinio che smembra ombre e demoni sotto una luce immensa e molto privata, la luce della quiete personale.
Per molti, la quiete personale è solo successo. Denaro, posizioni, auto nuova, nuovo rapporto sentimentale, riconoscibilità sociale dopo anni di anticamera, gavetta e cazzi in culo. Non funziona così. Non dev'essere la società -e il circostante, la nostra minuscola geografia personale- a decidere se possiamo stare su e pontificare o aprire la finestra di notte e farla finita.
Il moderato si regola sulle basi di quel che ha costruito e gli viene riconosciuto, e da lì decide come comportarsi. Troppo facile.

Sono un moderato anche io. E dei peggiori, spesso. Perché mantengo certe forme anche se dentro ho il lupo che ulula e finisce per divorarsi zampe e muso da solo. Anche io crollo di moderazione quando ho paura. E questo rende queste mie annotazioni volatili, vigliacche, contestabili da me stesso in primis. Anche io mi regolo. Non sono libero come vorrei. E mi capita di essere nella condizione di dover profferire dei “grazie” che detesto.
Quando non mi espongo, quando non rendo chiaro quello che infiamma, mi sento in colpa principalmente con me stesso. Alla mia età non devo dare conto a nessuno. Sono libero di vivere e di morire (incluso morirmi addosso), di amare e di odiare, di credere in qualcosa di nuovo o di autodistruggermi come spiega doviziosamente l'ingiallito manuale della mia creazione. Posso fingere di poter scegliere. Mi hanno dato gli strumenti per fingere e per illudermi, anche.
Ma i condizionamenti esterni sono troppi per non essere sopraffatti la maggior parte delle volte. La purezza è una vuota principessa di cui parlano in troppi, vi pregherei cordialmente di diffidare.
La purezza è un compromesso della mente quando la paura del vuoto diventa male oscuro, cancrena sociale. La parola “purezza” sembra moderata ed ottimistica, ma è infestata da un estremismo arcaico ed orrendo.
La purezza non la vuole nessuno. Nessuno l'ha mai toccata per davvero.
Anche la morte non sa cosa farsene dei vestiti bianchi e delle tenute aziendali.

La mia estrema moderazione nell'essere estremista mi fotte da sempre, e senza chiedermi mai, dopo, se mi è piaciuto averla dentro.

Luca De Pasquale 2016

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