01/06/16

L'equivoco del silenzio e la lista Benn/Bakunin


Ridicoli manifesti elettorali imbrattano la città. Sono in molti, gente alla quale a stento ti è capitato di rivolgere una parola sul tempo, a darti quei bigliettini elettorali che tendono tutti invariabilmente al grottesco.
Non si pongono nemmeno il problema della tua eventuale appartenenza: ci provano, la tentano. Se si sono presentati, allora la faccia tosta ce l'hanno di certo.
E non te ne danno mica uno: te ne danno almeno dieci. Sperano che tu li diffonda, sperano nel word of mouth, sperano -e forse credono- che tu sia un coglione.
Qualcuno tenta la carta della rassicurazione: “Se sei da quell'altra parte, puoi votare me e poi per il sindaco... capisci, alla municipalità tu... invece puoi...”
Ma io non sento già da qualche minuto, in quei frangenti.
Il fatto che io possa sapere chi sei non ti garantisce il voto. Anzi, è peggio. Magari mi stai sul culo. E poi sono sicuramente dall'altra parte. Quasi a prescindere. Io non ho mai votato in vita mia qualcuno per il solo fatto che speravo in qualche beneficio personale di riflesso. Sono un idealista totale, in questo senso.
La cosa strana e beffarda è che mi danno solo bigliettini elettorali afferenti a coalizioni di destra, o a liste civetta che sostengono candidati “dell'altra parte”. Quello che mi sorprende di più, è che in passato gente che mi conosceva benissimo si esponeva in un modo assurdo ed inspiegabile.
Ehi Luca, ciao, senti... qui ci sono dei bigliettini che ti spiegano... mio cugino, questo qui, si chiama Siasema Gallazzo... si presenta, me lo puoi votare?
Ehm... per chi si presenta, scusa?”
Ah, hai ragione, non te l'ho detto: per Forza Italia”
Si taceva per qualche lunghissimo secondo.
Ma tu lo sai come la penso io, in genere?”, chiedevo basito.
Ed è lì, lì che scattava il divertimento più grande, surreale e surrealista. In quelle circostanze capivo come fossi stato frainteso, per giunta senza aver mai espresso lunghi giudizi o essermi dilungato in polemiche politiche. Io non sono il tipo da scaldarmi con persone che la pensano tanto diversamente da me. Li rispetto, ma non intendo scontrarmi con loro. Tanto, nessuno cambierà mai idea. E se pure sarà così, quel qualcuno non sarò io.

Oltre alla sgangherata frase “ma perché, non sei di destra, tu?”, che chiudeva la porta ad ogni discorso, scoprivo con orrore di essere stato individuato e catalogato come anarco-capitalista (ma chi, io???), monarchico, maoista da vineria, prog-liberista, utopista filobasco e tanto altro.
Le prime volte mi sono scandalizzato. Assai.
Poi ho capito. Se taci, per buona educazione, per rispetto, per una sorta di strategia atta a lasciar passare il brutto momento, sei a rischio di annessione. A forte rischio.
Come una settimana fa, quando uno con il quale ho lavorato decenni fa mi ha apostrofato così: “Basta non ce la faccio più con questo calcio di merda... che schifo! Ma tu ti rendi conto di quanto prendono quegli analfabeti per tirare calci ad un pallone?”
Ed io: “Infatti io preferisco il calcio gallese e lussemburghese”
Lui stranito: “Ah, ma quindi il calcio ti piace? Non lo avrei mai pensato...”
E perché mai?”
Perché non me ne hai mai parlato, ecco”
Il punto, uno dei punti cardine di certo, è proprio questo. Se non parli, sei in mare aperto. Come se ti si chiedesse di manifestarti continuamente, di farti riconoscere. Ma così le persone, allora, diventano delle maledette dogane.
Io non vado al supermercato a parlare di Tony Benn e l'estrema sinistra inglese negli anni settanta; a parte che penserebbero al massimo al cantante Tony Bennett (ed avrebbero pure ragione), credo anche che mi metterebbero alla porta (ed avrebbero certamente ragione).
Oppure dovrei entrare a piedi uniti negli infami forum musicali o in gruppi di amici melomani urlando come una bestia “Non mi attribuite la passione per il classic rock, stronzi! Non mi infilate nel prog italiano, teste di cazzo! E non osate, pendagli da forca, collocarmi tra le cose di fusion pugnetta che mi piacevano a diciassette anni! Io sono uno off, off tanto al chilo, capite? Io ascolto agit funk al cartavetro, andate affanculo! Non ascolto cantautori westcoast, quella è roba da cresi!”

Invece io svicolo. Evado. Evado, sempre. Mi seccano i confronti ad orecchie mute.
Se il mio migliore amico mi dice “Credo che il PD stia facendo un gran bel lavoro, e comunque è una fortuna che ci siano i pentastellati... questo è un paese moderno!”, io mi limito a rispondergli “No, non la penso così”
Ah! E come la pensi?”
Il massimo che posso dirgli è che credo in forme di situazionismo e difuorismo, passo per pazzo e il discorso se ne va finalmente a farsi fottere altrove.
Ora capisco perché qualcuno mi ha urlato dietro negli anni cose del tipo “sei contro il confronto!!! Scendi dal tuo piedistallo, arrogante!”
Ma quale piedistallo? Perché sovrastimarmi in questo modo? Sono semplicemente uno che non vuole essere rotto il cazzo. Non sono adepto, non sono adeptabile, la mia aspirazione è essere un intelligentleman. Basta.
Tutto quello che voglio è finire a bordo piscina con una sigaretta nella mano sinistra, con una giacca bianca posseduta da Bryan Ferry; e dal bordo di quella piscina, come in un quadro di Billout, fare il crooner licantropo per una luna che non mi caca di striscio. Il fatto di volere la giacca di Bryan e aspirare ad un croonerismo destinato allo strazio del cuore non significa che io non propugni le mie idee egualitarie e sociali, ma dove decido io e con chi voglio io. È un mio diritto precipuo non girare per la vita imbottito di cartelloni e istruzioni per l'uso.

Non rompo amicizie e rapporti per stronzate. Non mi ergo. Se vuoi essermi amico puoi anche venirmi a dire “il santone essenziale Cotenna mi ha detto che non devo mangiare formaggio di capra e quando ho un orgasmo devo contare da 1 a 47 saltando i multipli del tre”. Io ti dirò “okay” con il retropensiero “fai quello che cazzo ti pare”, ma ti deve essere chiaro che non mi proporrai il santone Cotenna o mi farai assistere ad uno dei tuoi orgasmi.
Le mie scelte le ho fatte. Le principali, almeno. Nella vita cerco di essere casuale, nel senso inteso dai Talking Heads, e casuale sono fino al midollo: ma quello che penso, che desidero, che mi emoziona, quelle non sono cose casuali, semmai sono filiazioni di qualcosa che si muove a livelli profondi e non sempre (per grazia di Dio o chi per esso) comunicabili.

In uno studio medico conto venti quadri nella sala d'attesa. Potrebbe contenerne un massimo di sette. Le riviste sul tavolino vanno da Panorama a L'Espresso, passando per F e Donna Moderna, ma c'è spazio anche per due riviste cattoliche, una sul fai da te ed una di modernariato. Sembra che nessuno le abbia mai sfogliate. Sotto una rivista di pettegolezzi trovo quindici bigliettini elettorali. L'uomo raffigurato sotto un sole passato a photoshop sorride potente: la sua lista fa capo ad un esponente della destra che si definisce “ripulitrice”. Mi sento quasi perseguitato. Ma non cederò. Non basta un sorriso photoshop. Non sono così casuale, anche se per tante cose mi definisco da solo una specie di scherzo non sempre ben riuscito.

Ah. Mi rendo conto che non ho detto per chi voto. Ho promesso il voto alla Lista Bakunin Per La Privacy Citofonica. Appoggia pezzi della sinistra italiana che non si trovano più. E questo non trovarli, doverli reinventare, ha un suo preciso perché. Il tipo di casualità radicata che preferisco e che non so ostentare a dovere.

Luca De Pasquale 2016





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