16/05/16

I fiori murati


Vogliono capire sempre da che parte stai.
Se stai dalla parte giusta. Accertamenti, insinuazioni, sondaggi, domande con il coperchio e con la coda vigliacca, domande di saliva e malizia, apparentamenti, analogie, decalcomanie assurde. Indagini. Quando le relazioni e i rapporti diventano indagini di mercato esistenziale, io allora sono solo silenzio e faccio fuoco a me stante.
Non c'è una parte giusta. Non c'è un'angolazione migliore e vincente. Se va bene, c'è la fortuna dello sguardo. L'odore della vita, che di notte si sente di più, se esageri ti gira pure la testa e ti innamori mentre il profumo ti muore addosso prima dei minuti.
Se esplori, non è detto che l'equipaggiamento ti basti o ti serva. In giorni di stupida pietà, di fratellanza costruita, di stessa barca per tutti anche se il mare è diverso, può darsi che l'equipaggiamento non sia necessario.
Il mare è diverso. Ci sono giorni di panna, di afa, di silenzio elettrico, che è meglio non profanare con tentativi di sorta.
Il mare di ognuno è diverso e anche le luci che si scelgono per dormire o rinunciare a dormire.

Oggi un tipo mi ha salutato con la manina. Non sapevo chi cazzo fosse. Mi saluti con la manina, ma io non so chi cazzo sei e cosa sei. Se sei un esploratore, un mago, uno meglio di me, uno veloce, uno che nuota, uno che è un salmone nelle fauci di un predatore, uno che prega e poi sbadiglia.
Giorni di panna, di burro, di genitali asciutti sotto la pancia, di cuore contabile e killer, giornate di impazienza e di parentele che si fanno barriera di brina, risveglio con il torcicollo e cerimonia funebre da saltare inviando maledetti fiori.
Giornate in cui ti parlano di musica e tu, nonostante tutto, non ascolti. Giornate di immagini belle, pregevoli, che ti fanno il solletico e ci spalmi sopra un temporale con capienza di una persona e mezzo.
Giornate di demoni con il numero per il turno, di colloqui vessatori con ricordi zoppi, di pelle che respinge e di vene che caricano lampi di contrabbando, quelli che servono per le ore fredde, per il saldo finale.

Poi ci penso. Ci penso bene.
Quello che mi ha salutato con la manina, come i bambini, aveva lo sguardo docile, gentile. Uno sguardo che non merita una ribattuta dura, armata, poliziesca. E allora, quando lo rivedo, lo saluto con tutto il mio entusiasmo, con una fantastica faccia da coglione. Perché interpreto meglio le parti accigliate, io. Crepuscolari. Però ogni tanto bisogna andare fuori copione.
Perché poi ci si pente. La mancanza di gentilezza, se ricordata, diventa una tortura. Una tortura che scava in pareti fragili, dove i fiori nascosti recitano ancora nomi, speranze, anni, risvegli. Anche se fingi bene di aver murato tutto, fischiettando, cinico ed inutile.

Luca De Pasquale 2016

Nessun commento:

Posta un commento