15/04/16

Fiammiferi, petting nei portoni, biografie ridondanti


C'è un modo di perdere più lentamente”
Robert Mitchum, "Out of the past", 1947

Giro mezza città per trovare fiammiferi. Tutti mi propongono gli svedesi da cucina, ma io voglio i piccoli. I “cerini” di una volta. Sono quelli che esaltano il gusto della sigaretta. Sono quelli che ornano al meglio il rituale.
Dopo una ricerca di ore, finalmente li trovo. In una vecchia tabaccheria dove una donna un po' sorda ci mette tre minuti per capire cosa desidero.
Del resto, mi è sempre stato difficile far capire cosa desideravo. Sempre.

Esco dalla tabaccheria e subito faccio partire il rito. Solo che il fiammifero perde velocemente la capocchia perché la scatola, cazzo, è umida. Ci riesco al terzo. Al terzo desiderio.
Mentre accendo, con la coda dell'occhio mi accorgo che ci sono due figure rintanate in un portone semiaperto. Sono un uomo ed una donna. Si stanno baciando, e per quell'istante che guardo per davvero intercetto le loro lingue. Si toccano, si baciano profondo, lui accenna a spingere. Come un coniglio. Come un cane con la rogna. Se non fossero le quattro del pomeriggio, scoperebbero. Non è escluso che lo facciano. Amanti? Una coppia che si è ritrovata? Amici che hanno deciso di provarsi? Coniugi con il gusto del sommesso esibizionismo? Non me ne frega niente. Assolutamente niente. Sono solo le avvisaglie di un coito come un altro. Niente di metafisico, niente che stiri l'anima. Scopare. Ansimare. Venire. O forse no. E poi questi non mi sembrano disperati. Questi due stronzi vogliono solo godere. Provare benessere. Come una vacanza. Un messaggio. Una sauna.
Questi due stronzi vogliono solo una dose di piacere. Semplice e lineare piacere. Mi sembra una cosa assurda, non volere altro. Molte persone scopano con lo stesso spirito che vien fuori se si accende uno di quei finti camini con le fiamme fasulle. Molti scopano solo perché stanno insieme. Perché devono farlo. Forse contano pure i giorni. Scopano perché si fa, e perché qualche volta, durante e dopo, si sta bene.
C'è gente che scopa meglio in contesti affascinanti. Come i personaggi di Beautiful. Scopano meglio in vacanza, mentre il mare sciaborda, su una barca di notte. Molti scopano per sigillare: sono dei mostri di ceralacca, e i loro umori sono solo roba turistica, roba che non significa niente, il solletico sotto l'idea di Dio. Come le scopate/letteratura, che fanno schifo, con tutto quel sussiego e quella solennità da imbecilli. Poesia e penetrazione non vanno d'accordo, alla faccia degli esaltati che pensano di produrre dell'ottima letteratura dopo una strippata di sesso (forse) esaltante.
Ma sono troppo severo. E così, allontanandomi, distante dalla minima smania voyeuristica, penso che quei due continueranno altrove più sul serio. Nulla è da escludere: che girino un video da riguardare nei momenti di stanca, oppure che si innamorino ancora di più, se in qualche modo si amano.

Io ho i miei fiammiferi umidi e dunque non me ne fotte più di niente, sono a posto. Mi hanno regalato un libro che ho fatto volare contro il muro della stanza, mentre provavo a leggerlo. Un libro con pretese motivazionali, come riuscire, come cambiare le carte in tavola e le chances, come relazionarsi al lavoro e ai compagni di lavoro. Detesto questa robaccia. Penso che a scrivere questa merda siano solo psicotici, gente con evidenti problemi mentali. Mi rifiuto di leggere un libro infarcito di regole cervellotiche, insensate, borghesi e padronali, commerciali e consumistiche, regole per schiavi che finiscono pure per crederci.
Non credo nei marchi, nelle sigle, odio qualsiasi forma di aziendalismo e di appartenenza commerciale. Questo mi fotterà. Ma mi ha già fottuto altre volte, non è una novità. Bill Gates non è mai stato un eroe, per me. Con tutto il rispetto, di quelli come lui non mi interessa molto.
E non mi piacciono le biografie che si ripetono e che non dicono nulla di nuovo. Conosco un tipo che ha scritto dodici libri su Miles Davis e non ha mai detto un cazzo di nuovo. Scrive sempre le stesse fesserie e le spaccia per nuove, per conoscenza che si sedimenta e si rinnova in un magico gioco di meraviglie. Dodici libri inutili, sempre con quella foto in retrocopertina, quella faccia da segaiolo egotista.
Ma conosco anche molti che aspirano a scrivere dodici volte lo stesso libro, senza avere nulla da dire. Nulla di rilevante, mi si creda in parola. Io almeno lo dico, sono spesso un tronco vuoto con un inferno farcito dentro. Sono un pezzo di natante finito su una spiaggia, non sono un prezioso scrittore e della bella forma, della parola che si pavoneggia, ci faccio falò, continuamente.
Non sono un innovatore e non sarò mai un tradizionalista. Non mi credo in possesso di un dono, mi credo invece in possesso di ottimi fiammiferi umidi. Per accendermi, di notte e di giorno. Per spaventare i miei pigmei dell'inferno e riscaldare i pochi angeli a cottimo.

Sulla strada per casa incontro un piccolo cane nero. Mi annusa, mi gira intorno, familiarizziamo ma non mi fermo. Non mi fermo mai. Il tempo mi sfugge da dosso, perdo pezzi ad ogni passo, tiro dritto, senza l'arroganza dell'unto da non si sa cosa, senza la pretesa dell'unicità. Sono uno che usa i fiammiferi. Sono giorni che ascolto blues, scrivo, fumo e tiro dritto. Nessuna nostalgia mi eccita sul serio. La nostalgia mi annoia mortalmente.
Non c'è niente che costruisca tradizione, attorno a me. La tradizione merita spesso agguati. Agguati vili, forse vuoti, isolati atti di eversione che confondano le stupide regole precotte.
Me lo avevano detto da bambino: stai attento a come parli, a come scrivi, a come ami, a come guardi. Ma io pensavo di aver capito già tutto. E quando i miei piani sono andati gambe all'aria ho iniziato a dormire di meno, perché dovevo capire. Dovevo tornare indietro ed apprendere di nuovo. Dalla strada, dal tempo che si perde.

A casa, sistemo la scatola di fiammiferi in un posto asciutto. La cura termale dei fiammiferi. Penso per un istante a quei due che facevano petting.
Nessuno mi fa godere come te”
Anche tu sei un sogno bambina, con le altre non era così”
Dove eri nascosto, uomo incredibile?”
Oh amore, sei una fata...”
Nonsense. Quasi come l'ennesima biografia di Miles Davis scritta dallo stesso mitomane o come i libri motivazionali. Io voglio solo dei fiammiferi.
Li ho avuti.

Luca De Pasquale 2016



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