13/03/16

Fantasmi


Mi accorgo di essere diventato adulto dal numero di fantasmi che ho aggiunto al mio registro.
Gli anni sono passati e i fantasmi sono cresciuti. Alcuni li conosco. Li ho frequentati. Altri sono nuovi, differenti, timidi come studenti di un'accademia.
Non posso affrontarli tutti insieme. Solo se si mettono in fila indiana e non mi contraddicono troppo.
Alcuni fantasmi hanno i volti emaciati dei non incontri, della non gratitudine e della discendenza finita al mattatoio.
L'insonnia è lo spettro madre, che quasi ogni notte sceglie una sorgente, una foce ed un estuario diversi. 
E poi c'è il silenzio. Che mi piace tantissimo. Ma che spesso è una vera e propria adunata di fantasmi ed allora comincio ad avere problemi di traffico nelle vene, nella fantasia, nei corridoi deserti del rancore e non riesco, in quei momenti di caos, a certificare una verità che sia una. Nemmeno quella della scrittura. Non quella del risveglio e non l'identità che sembra interessare gli altri.
In quei momenti il fantasma sono io. Io e io solo. Dispongo di me. Accendo, spengo, mangio, bevo, scrivo, ascolto, confondo, disperdo. 
Oggi per me è una giornata di fantasmi. Colpa della notte. Colpa di queste gelate carezze di una primavera prenotata e indecisa. Oggi i fantasmi sono sul tavolo, alle mie spalle, negli specchi, nello schermo noioso del pc, nella musica che ascolto. Sono fantasmi selezionati e pericolosi. Poco disposti a familiarizzare. Si tuffano nella mia ombra e mangiano. Pure se corro, loro continuano a sguazzare nella pozza dell'ombra. Non abbiamo nulla da dirci. Solo, e forse, comprendere quanta strada è divorata e quanta luce si nasconde nelle foto che qualcuno mi proporrà. E -infine- quanta pazienza possa accordarsi con la scelta dello sguardo.

Luca De Pasquale 2016


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