20/02/16

Tito Mangialajo Rantzer - Dal Basso In Alto (2014)




Un disco di contrabbasso solo è sempre una sfida. Proprio concettualmente. Il contrabbasso è uno strumento estremamente impegnativo e con il quale, evitando la trappola immaginifica e retorica della stazza, si instaura un vero e proprio corpo a corpo, pur se teso all’armonia.
“Dal basso in alto”, uscito nel 2014, è il primo lavoro solista dell’indaffaratissimo contrabbassista italiano Tito Mangialajo Rantzer. Chiunque di voi abbia una collezione di dischi jazz in casa avrà probabilmente almeno un disco in cui suona Tito. Proprio il ragguardevole numero di incisioni e collaborazioni di TMR ha probabilmente fatto slittare l’atteso debutto da solista di qualche anno. Che, va detto subito, non delude nessuna aspettativa, perché è un lavoro molto vario, espressivo, che paga i suoi tributi in termini di ispirazioni con molta originalità.
Inoltre, ma questa non è una novità per chi conosce lo stile di Tito Mangialajo Rantzer, il suono è caldo, avvolgente, si potrebbe dire “concavo”. Sì, un suono che effettivamente è solido ma accoglie, e cita con rigore e fantasia l’icona Ornette Coleman in ben quattro episodi, tutti riusciti: “Dee Dee”, “I heard it over the radio”, “The blessing” e “Law years”. Il powelliano “The fruit” si rivela una scelta particolarmente felice, adattissimo al suono di Tito.
Tra i pezzi scritti dal leader, vanno menzionati lo splendido omaggio all’incomparabile Dave Holland nel riuscito ed icastico “DH”, l’omaggio a Sam Rivers “After Sam” ed il saltellante ed efficace “EB”.
Rantzer utilizza in questo suo primo lavoro anche tre composizioni di suoi partner musicali, e cioè Antonio Zambrini (Natale a Rimini), Paolo Botti (In Terra, molto intenso e con sommesso ed appropriato accompagnamento vocale) e il sassofonista Piero Delle Monache (Ascolta Se Piove, con in evidenza il tipico fischio del quale Tito ha fatto un’arte).
Molto interessante la resa dello standard di “I’ll be seeing you” di Sammy Fain, con un incedere seducente; allo stesso tempo, “The second time around” è perfettamente bilanciata tra il suo essere uno standard spot per i contrabbassisti più dotati e un’interpretazione voce/fischio assolutamente congrua.
Già, perché in questo primo episodio di una strada solista che ci aspettiamo proficua, Tito Mangialajo Rantzer è uno e trino, considerando che, accostando al suo sontuoso contrabbasso la voce ed il fischio, ha creato una sorta di piccolo ensemble di jazz da camera molto calibrato.
In attesa di un secondo capitolo solista che si annuncia allargato, mi sento di consigliare questo disco di Tito Mangialajo Rantzer. In primis, per avvicinarsi ad un contrabbassista tra i più fulgidi della scuola italiana, ma anche per avere ulteriore conferma che i dischi di solo contrabbasso, quando spontanei, riusciti e con un solido background alle spalle, possono essere tutt’altro che pesanti ed ostici, anzi. Sono dischi come questo che ci convincono ulteriormente che la fatidica emancipazione del gigante non si è mai esaurita ma è un work in progress. Basta che sia nelle mani giuste. Il disco è ascoltabile su Soundcloud: : https://soundcloud.com/titomangialajorantzer/sets/dal-basso-in-alto

Luca De Pasquale, 20 febbraio 2016

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