05/02/16

Recensione: ADELHARD ROIDINGER - SCHATTSEITE (Ecm, 1982)


Siamo nel 2016 e mi chiedo ancora, dopo tanti anni, come mai la gloriosa Ecm, che licenziò questa oscura meraviglia nel lontano 1982, non abbia ancora provveduto a ristampare “Schattseite” di Adelhard Roidinger.
Il disco è infatti un ideale raccordo tra la proposta “nordica” della celeberrima etichetta e il romanticismo tipico di una parte di jazz tedesco ed austriaco nella forchetta che va dai primi settanta agli ultimi ottanta.
Per intenderci, siamo dalle parti di Eberhard Weber, ma anche del Garbarek più sognante, in un territorio tangenziale a quello di altri profondi esteti della suggestiva scena tedesca come Michael Naura e Wolfgang Schlüter.
Roidinger è un contrabbassista (molto abile anche al basso elettrico) di scuola prevalentemente free; ha suonato con grandi nomi quali George Russell, Yosuke Yamashita, Anthony Braxton, Albert Mangelsdorff e molti altri. In questo disco meteora del 1982, che scoprii un po' per caso (splendida copertina) e per necessità (cercavo comunque contrabbassisti) in un negozio di vinili nel 1986, si fondono le due anime di Adelhard Roidinger, quella più affine al dettame sonoro Ecm e l'altra, più orientata al free e all'improvvisazione.
Il primo brano dell'album, “Fü Pfü”, è un bellissimo sogno lungo dieci minuti, con passaggi atmosferici di grande suggestione, non inferiori alle migliori pagine del succitato Weber. Il contrabbasso del leader, mai aggressivo e accentratore, funge da raffinato tappeto per gli splendidi interventi del chitarrista Harry Pepl, uno dei migliori chitarristi europei e già con Adelhard nel bell'episodio Austria Drei, del pianista Bob Degen e del vibrafonista Werner Pirchner, altro nome onnipresente della fertile scena di lingua tedesca. Il secondo episodio, “Lufti” è invece una prova di forza di Roidinger, libero di agire in territori più free. Altra prova lunga è “Loveland”, dove Pirchner e Pepl si ritagliano spazi di prim'ordine, sorretti magnificamente dal basso del leader e dall'agile batteria di Michael DiPasqua, altro nome eccellente che andrà a rinfoltire la schiera di batteristi eccezionali transitati nell'Eberhard Weber Group (con l'irraggiungibile John Marshall, già Soft Machine, in testa).
Stress” riporta alla mente atmosfere -inevitabile il raffronto, ma Roidinger sa essere acuto ed originale, sia chiaro- del weberiano “Fluid Rustle”, dove spiccava un ancora acerbo Bill Frisell. Citare Frisell permette di fare una riflessione su Harry Pepl, che per molti versi è da considerare un musicista estremamente sottovalutato, capace di evolvere in fraseggi personali e sontuosi e di dire la sua, e bene, in spazi che potrebbero appunto appartenere a Frisell e al primo Metheny. Ed in questo brano è impossibile non operare un raffronto tra il drumming di DiPasqua e quello, leggendario, del grande Jon Christensen. Spicca in questo brano il lavoro di Heinz Sauer, al sassofono tenore, su una densa base ritmica; perfetti i contrappunti pianistici di Degen.
Con “Ania” Roidinger sconfina quasi nel free: a farla da padrona è Aina Kemanis con i suoi vocalizzi. Ricordiamo che la Kemanis ha lavorato con grandissimi esponenti del jazz inglese '60 e '70 e... con Eberhard Weber, tra gli artisti del roster Ecm.
Il disco si chiude con il sorprendente “When earth becomes desert”, che parte ammaliante con un loop quieto e dominato dal piano di Degen. Ma il brano prende poi la forma del più classico e seduttivo Ecm sound, transitando stavolta in una terra che evoca i primi lavori di Arild Andersen e Bobo Stenson. Profondissima la cavata di Roidinger e scintillante Pepl, clamoroso il solo di Sauer in coda.

In definitiva, un disco che andrebbe riscoperto per più motivi. Di sicuro gli amanti delle prime uscite Ecm non dovrebbero essere sprovvisti di questo lavoro così sfaccettato e romanticamente espressionista. C'è da sperare che qualcuno in Ecm riconsideri l'eventualità di ristampare in cd “Schattseite”, o quantomeno in vinile 180g. Perché merita. Come altri sepolti titoli della prima fase Ecm, vedi ad esempio Pepl/Joos/Christensen, Lask, Bill Connors, “Underwear” di Bobo Stenson e tutte le leccornie dell'indimenticata Japo Records.
Prima del boom del jazz norvegese e scandinavo in genere, in anni più vicini a noi, anche l'Austria di Adelhard Roidinger era ghiaccio nordico, cristallo freddo di spettrale e avvolgente bellezza.

©Luca De Pasquale, 5 febbraio 2016


ADELHARD ROIDINGER – Schattseite (Ecm 1982)

Adelhard Roidinger : contrabbasso
Michael DiPasqua : batteria e percussioni
Heinz Sauer : sax tenore
Bob Degen : piano
Harry Pepl : chitarra elettrica
Werner Pirchner : marimba e vibraharp

Aina Kemanis : voce




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