12/01/16

Le vere puttane


Tell me your secret
I don't just want to know
about any secrets of yours
I wanna know about
one special secret

Because tonight I want you
to learn all about the
secrets in your garden”

Barry White in “The Secret Garden” di Quincy Jones, da “Back on the block”

un punto qualsiasi dell'anno 2011, forse un sogno

Uno mi ha detto che se si va in quella libreria si può avere accesso al piacere. Sì, sembra che se entri in quella libreria e fai una domanda particolare alla persona giusta, allora puoi avere accesso ad un servizio diverso. Infatti, alle spalle di una finta parete c'è un varco segreto. Lì dietro, nell'enorme stanza che ti si aprirà innanzi, lavorano tre bellissime prostitute. Due sono italiane ed una è di origini asiatiche. L'amico ha una sorta di card per usufruire di tale servizio. Dice che può portarmi con lui. Che avrei così diritto ad una “consumazione” gratis.
Dice che la puttana esotica è la più bella ed è quella che ti può portare alla perdizione più assoluta. Lui l'ha provata. Ne parla come di una cosa, e questo mi fa schifo. Lui, poi, è viscido il giusto. È uno che ha sempre scopato poco e pensato male. Un pavido, un cacasotto. In tutto, persino sugli acquisti on line e sul cambio del rasoio. Non ha mai avuto il coraggio di perdersi o di tentare la strada, anche solo momentanea, dell'autodistruzione.
Ora è la strada del vizio a farlo sembrare più uomo. Ma non ci casco. Si caca ancora addosso. Lui e le sue raggiunte comodità. Non capisco perché mi voglia offrire una marchetta gratis. Forse perché nella sua mente è convinto che io sia abbastanza perverso per perdermi a comando. Ma non è mai stato così facile. Non è stato mai così scontato e radiocomandato.
Mi sono perso così tante volte da aver dimenticato com'è il colore di quella fetida virtù che si vuole/deve mostrare agli altri.
Mi sono perso per idiozia, per vocazione alla sconfitta, per desiderio di sterminio, per sensi di colpa cicatrizzati male e per rabbia repressa e non incanalabile. Non ho mai avuto bisogno di vizi annunciati. Non ho mai avuto davvero bisogno di fingere di disprezzarmi. Di trovare pretesti decadenti. La sua proposta mi trova gelido, ma non moralista. Non sono indignato o infastidito nel profondo. Penso solo che si è rivolto solo alla persona sbagliata.

Poi, però, in quella libreria ci vado. Senza di lui. Non amo gli accompagnatori. Quando sono amici è anche peggio. Mi piace muovermi da solo. Troppi amici, troppi ganci. Troppi movimenti intercettabili. Che crepi chi pensa di conoscere i miei movimenti ed i miei pensieri. Che crepi chi contrabbanda familiarità. Siamo tutti estranei, tutti sul precipizio a recitare invocazioni e scongiuri. È così deprimente.
Vado in libreria, faccio la domanda giusta, entro nel luogo segreto. Non scelgo l'esotica. Scelgo la più comune. Mi comporto come uno che acquista libri, non uno che deve fottere. Alla fine acquisto davvero un libro e non consumo la scopata. Ma dovevo vedere di che si trattava. Penso che quella che avevo scelto è la migliore, e sono certo che sia una delle donne più sensibili che possa mai aver incontrato. Sono bastati due sguardi e dieci minuti di conversazione.
La puttana non è lei, è invece quello che conosco, quello con la card per fottere. Lui è una puttana, anche poco dotata. La puttana sono io, che vado fuggendo tutte le volte che qualcuno mi ricorda vagamente un'idea di casa, di famiglia, di garanzia e fors'anche di fedeltà. Sono io la puttana. Con le mie manie di purezza alla rovescia, i miei colori scuri, la mia ambiguità appoggiata a fragili basi di presunta originalità espressiva, sono io la puttana che da anni e anni rispedisce al mittente le attenzioni di cortesia.
Sono io la puttana, quando mi auguro di essere letto ed apprezzato, riconosciuto. Sono una troia quando mi auguro di far emozionare qualcuno. Non uso reggicalze, pacchi di ovatta alla sinistra del cazzo e non mi faccio foto travestito da donna, ma ciò non toglie che la puttana non è quella della libreria. Quella proprio no.
Essere puttane non è questione di abitudini sessuali o di costumi spudorati. Neanche di mercimonio carnale. Le peggiori zoccole sono quelle persone che aspirano all'esibizione di doti -morali, intellettuali, emotive- spesso inesistenti. Tanti predicatori e soloni sono delle puttane squallide. Le gatte morte sono delle puttane insicure. La maggior parte degli scrittori sono puttane che finiscono a fare gli onanisti. Non credo di salvarmi da questo.
Per me le puttane non sono mai state le prostitute. E mai lo penserò. Puttane sono gli intellettuali di regime. Puttane sono quelli che pensano di essere un esempio per gli altri. Puttane sono quelli che ti blandiscono per ottenere qualcosa. Puttane sono quelli che simulano la commozione e la fratellanza. Puttane, infine, sono quelli che non escono mai dal delirio delle loro morti interiori, dei loro rapporti stabili, della loro purezza-gonfiatore, quelli che ti invitano a casa solo per mostrarti totem, feticci spillati e sghembo culto della misericordia personalizzata.
Io faccio libera impresa della mia disperazione idiota di esserci, e quindi sono una delle peggiori puttane in giro. Ma quella della libreria, come le altre due, non è affatto una puttana. Mi auguro che al mio amico edonista di fortuna caschi l'uccello per terra sul più bello, per punirlo del suo bisogno fasullo di ebbrezza a tempo. L'ebbrezza non può essere a tempo. È eterna, e come tale prevede la morte, l'estinzione, probabilmente la beffa.
Essere ossessionati dall'idea di distinguersi in attesa della resa dei conti è solo contabilità da mignotte.
E quindi, ammutinamento (in)civile.

LdP, 12 gennaio 2016



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