09/01/16

Il grande ritorno dei Viridanse. Intervista a Flavio Gemma


Ed io che pensavo che il mio disco del 2015 fosse “Pylon” dei Killing Joke... già, perché ogni volta che mi capita di incappare in un nuovo lavoro di Jaz Coleman e combriccola mi rallegro che ci siano ancora e che siano ancora selvaggi. Ma i Killing Joke entrano in questo prologo solo per dire che non avevo fatto i conti con il grande ritorno dei Viridanse, una band che avevo tanto amato nei miei primi anni di formazione musicale. Chiaramente sapevo della ricostituzione della band di Alessandria -ed era già una splendida notizia in sè- ma il disco semplicemente intitolato “Viridanse” (fantastica scelta minimalista) va al di là di ogni rosea aspettativa. Disco gelido e caldissimo, e mi piace ancora da morire scrivere 'disco', tagliente, elettrico, visionario, disco serissimo di una band serissima. Disco di rock italiano potente, fedele al prima e innamorato musicalmente dell'ora e del dopo, disco che ripropone una fascinazione antica collocandola nell'attimo nuovo, in questi tempi, senza nessuna sbavatura spazio-temporale. I Viridanse non hanno bisogno di agiografie ed esaltazioni, perché arrivano al cuore dell'emozione con la musica. E noi di questo stiamo parlando. Finalmente, con i Viridanse, sappiamo che ci stiamo occupando di musica. Non voglio cercare e trovare definizioni di genere per questo splendido ritorno eponimo. Potrei scrivere new wave, post punk, rock puro ed elettrico, ma in realtà questo è un disco, il disco del ritorno, dei Viridanse. E va scoperto, indagato, consumato.
Con Flavio Gemma, bassista della band, parliamo di questo ritorno così denso, un nuovo inizio che sembra preludere ad una presenza in pianta stabile nei territori oscuri e luminosissimi del rock.

Ndr. Oltre a ringraziare Flavio e la band tutta, ci tengo a dire che ho provato un brivido di gioia nel sentire Flavio citare Percy Jones, Jack Bruce e Chris Squire, figure formative e imprescindibili. Le influenze “aperte” (Flavio consuma massicce dosi di musica estrema, di free jazz...) dicono tanto sempre di un musicista. Ero certo, conoscendo i Viridanse, di incontrare un musicista “open minded”. Così è stato.

RECENSIONE
Viridanse”, uscito per l'ottima Fonoarte-Danze Moderne, è innanzitutto un'affermazione decisa e senza sconti: i Viridanse sono tornati. Tornati, cresciuti, ulteriormente impreziositi. Non c'è un solo brano debole nel lotto degli otto qui proposti, incluso, come rimando ad un fulgido passato, “Ixaxar”, che acquista qui nuova luce. La sezione ritmica, Flavio Gemma al basso elettrico e Fabrizio Calabrese alla batteria, è coesa, compatta e melodica al punto giusto. Le chitarre di Enrico Ferraris si stendono sul tappeto ritmico, dilatano ed espandono il respiro del suono, implacabili richiami elettrici ma efficacissime anche negli inserti più lenti. Le tastiere, poi, sono anch'esse una carta vincente di questa nuova formazione a cinque, perché sono utilizzate da Giancarlo Sansone con puntualità, con un'intelligenza tante volte latente nel rapporto dello strumento con l'ambito rock. Notevole la prova vocale di Gianluca Piscitello (autore anche dei testi, molto belli e interessanti, con Enrico Ferraris, mentre le musiche sono a firma del duo originario Ferraris/Gemma), perfettamente a suo agio nel magma sonoro della band, impegnato a cantare testi mai banali, lontani da ogni forma di retorica o di disimpegno. E questo è un fattore non trascurabile, considerato che le liriche -spiace dirlo- sono state e sono spesso il tallone d'Achille del rock nostrano, naturalmente con le dovute eccezioni. Personalmente, confermando il livello qualitativo davvero alto delle composizioni, le mie preferenze vanno a due brani in particolare, “Samsara” e “Credi”, quest'ultimo estremamente seduttivo con un'alternanza eccezionale di elettrico ed acustico, di tiro squisitamente rock e di trasognata psichedelia post wave. Sì, i Viridanse sono tornati. 9/10


LDP: Flavio, ti dico che personalmente trovo il vostro disco una boccata di ossigeno, una boccata cupa e necessaria. Il vostro ritorno dopo trent'anni è una sorpresa coraggiosa ed effettivamente, come scrivete sul vostro website, lacera apertamente il tessuto del rock italiano indipendente. Insomma, un ritorno potente ma anche un gesto di rottura chiaro. Mi racconti della nascita e della gestazione del vostro lavoro?

FLAVIO GEMMA: È un lavoro cercato e voluto, con Enrico (Ferraris, ndr) abbiamo sentito la voglia di ritrovarci e costruire un progetto nuovo, il Viridanse! Appena ricostruita la line-up (Gianluca Piscitello alla voce, Fabrizio Calabrese alla batteria, Giancarlo Sansone alle tastiere, io al basso e Enrico alle chitarre) abbiamo subito ricostruito versioni di brani tratti dal primo demo e da Cellini, e portati subito in concerto l'anno scorso in una serata storica con gli amici Diaframma. Da lì in poi, nei primi cinque mesi del 2015 ho proposto e"jammato" i brani che senti del disco.

LDP: Il vostro non è un lavoro passatista e il suono, forgiato in tante pagine del rock non commerciale e non solo, ha una sua insospettabile modernità. Io credo, anzi, che “Viridanse” abbia un significato preciso, uscendo ai nostri giorni. Potremmo dire che la new wave elettrica e dark non è mai sparita in assoluto e certo non dai vostri cuori?

FG: Le influenze che attraversano il disco nelle composizioni e nella produzione che ho fatto passano attraverso i miei amori musicali degli ultimi anni, ma nel mio bagaglio musicale danzano sempre i periodi folgoranti della mia crescita artistica, post-punk e wave, ma anche molto il prog anni ‘70.

LDP: “Viridanse” è il primo lavoro dopo trent'anni. Come vedi la scena attuale e come pensi sia sopravvissuta -sempre se lo ha fatto- la flotta di band a voi affini di quegli anni irripetibili? E per affini intendo solo a voi vicini, perché ho sempre considerato i Viridanse come storia autonoma e (davvero) indipendente.

FG: Sì, hai ragione, mi sento indipendente da una scena possibile, mi sento piu “legato” agli Area come attitudine di pensiero... La scena attuale italiana è ricca di stimoli e di grandi artisti, musicisti anche di peso internazionale, penso e ti cito volentieri Sadist, Zu, Lili Refrain, Ufomammut, Bachi di Pietra, e tanti altri, ma tutte le sale prove sono piene di band talentuose e preparate, bisogna farle uscire e farle conoscere.

LDP: L'album ha sonorità cupe, è saturo di zone d'ombra che, per il contrasto al quale probabilmente tendevate, illuminano però una visione compatta e poco compromissoria della vostra musica. “Samsara” è incredibile in questo senso, una dichiarazione d'intenti. La gioia, per chi vi ha seguiti allora e vi scoprirà adesso, è constatare che non avete ceduto al mainstream. Ma l'Italia di oggi non è troppo stretta per i Viridanse?

FG: L'Italia musicale lo sappiamo com'è stretta per tutti i musicisti che hanno cose da dire, ma cerchiamo di essere positivi e costruire; se esisti tu e se esisto io è già qualcosa non trovi? L'importante è crederci, non mollare e non pensare di essere"ghetto", c'è tanta gente che ha voglia di nuovi stimoli, di ascolti forti! Si è vero, Viridanse è un album saturo di tinte ombrate, amo la letteratura horror!

LDP: E a questo proposito, in Italia il vostro nuovo album è uscito per la Fonoarte/Danze Moderne, molto meritoria nel perseguire un certo coraggio imprenditoriale, nel deserto di idee circostante. Come è nata la collaborazione con loro? Contate di avere una distribuzione estera per il disco?

FG: Facendo la campagna su musicraiser Carlo Fulvi, patron di Danze Moderne, ci ha visto su Fb e subito contattato, abbiamo parlato, ci siamo piaciuti nelle linee d'intesa artistica e....voilà!
Sì, Danze Moderne si appoggia ad un distributore americano.....

LDP: Dato che mi occupo con tanta attenzione del basso elettrico, deviamo su Flavio Gemma bassista e concentriamo tutto in questa domanda. Perché il basso? Ci vuoi parlare delle tue prime ispirazioni in materia bassistica, la tua strumentazione attuale...

FG: Il primo bassista che mi ha folgorato da fanciullo è stato Chris Squire degli Yes, unico nel tinteggiare melodie e sparare ritmo, poi Percy Jones, mago e alchimista del basso, per poi incontrare una sera a Genova nel lontano 1981 Steven Severin con Siouxsie&The Banshees.
Oggi uso un Washburn, anima metallica che accresce la distorsione alla Jack Bruce (me lo ha detto il carissimo Ufo dei mitici Zen Circus), ma posseggo anche un Fender Jazz.

LDP: Il genere (che è poi un crocevia di assimilazioni, rivisitazioni e impronta personale) dei Viridanse implica uno smaccato uso del basso suonato, diciamolo per comodità, con piglio wave e post-punk. Mi piace moltissimo la tua presenza in particolare su “Credi”, dove il groove è fluido e suggestivo. Tu hai un suono equilibrato, carico il giusto ma non fuorviante. Dita o plettro?

FG: Dita e Plettro.....

LDP: Il vostro disco, come è sacrosanto che sia, sta riscuotendo critiche unanimi molto lusinghiere su magazines, siti web specializzati, blog. Il passaparola è forte ed io stesso posso testimoniare lo stupore e il grande interesse per il vostro ritorno. Con questi presupposti, posso chiederti i programmi futuri della band?

FG: Sto già lavorando sui brani nuovi del prossimo disco, nel frattempo stiamo preparando il video di Disordine e naturalmente concerti. Sono felicissimo che il disco stia piacendo, e venga inteso nella sua vera natura, un concept da ascoltare e riascoltare!

LDP: I vostri testi sono a mio avviso focalizzati su un romanticismo particolare, dalle tinte notturne, e qui torna anche l'aggettivo “elettriche”. Le vostre sono parole di resistenza, passionalità, rischio. I Viridanse hanno un'indiscutibile aura letteraria. Sei d'accordo? Pensate di poter avere connessioni anche con la letteratura e con progetti multidisciplinari?

FG: Sicuramente, vista la collaborazione per il booklet del disco con il pittore Antonio DeNardis e l'artista Roberta Pizzorno, opere che mandiamo in video durante i concerti. Grazie per il commento riguardo l'aura letteraria, giro il tutto a Gianluca! (a parte Ixaxar, testo che ho tratto da un racconto di A.Machen....brivido......). Sì, parole di resistenza e passione, giusta miscela per essere veramente vivi.

LDP: Restando in tema di “altre arti”, nel booklet del cd ci sono immagini di opere di Antonio De Nardis e Roberta Pizzorno, che ben si sposano alla vostra proposta. Come si è concretizzata questa collaborazione “figurativa”?

FG: Antonio De Nardis aveva già realizzato un quadro ispirandosi a Vaso Cinese, da lì l'ho contattato e quando ho visto le sue nuove opere....folgorazione, aveva già dipinto senza saperlo le nostre musiche! Stessa cosa per le chine di Roberta Pizzorno, me ne sono innamorato. Dove Antonio esprime pathos Roberta esprime la luce di una parte dei nostri brani.
LDP: Facciamo un passo indietro: nel 2012 è uscita una vostra raccolta, “Gallipoli 1915 e le altre storie”, che conteneva il leggendario EP “Benvenuto Cellini”. Mi chiedevo, sull'onda del “Viridanse” 2015, se pensate possano esserci ristampe in vinile dell'ep in questione e del mai dimenticato “Mediterranea”...

FG: Per le ristampe di Mediterranea e Cellini, ma anche degli inediti di Psyco Session del 1987 ci sta già pensando Danze Moderne, per la prossima primavera.

LDP: Non posso non chiederti, poi, un'opinione sulla questione disco fisico e downloading. Come la vedi? Possibile un'armonia, un compromesso, una per così dire reciproca tolleranza?

FG: Amo e amerò sempre e incondizionatamente il disco!!!!

LDP: Grazie Flavio!

FG: Grazie a te Luca, grazie!!!!!!

©Luca De Pasquale/Manuela Avino 2015


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