24/01/16

"Il calcio? Solo ventidue uomini in mutande che inseguono una palla..." e altre sciocchezze


Non seguo il calcio, sono solo ventidue uomini in mutande... uno spettacolo deprimente... uno sport che risveglia i peggiori istinti...”
Tutte le volte che ho ascoltato questa frase sono rimasto sempre perplesso. Perché, anche senza voler essere maliziosi per forza, è questa una dichiarazione -sovente spontanea e non richiesta- che tradisce una malcelata forma di snobismo. Sì. Perché a questa frase manifesto segue, nella maggior parte dei casi, l'elencazione un po' spocchiosa delle proprie personalissime passioni “sostitutive” e “contrastanti”.

Un amico ieri in pizzeria, sentendo che scherzavo con un altro cliente a proposito di finocchi e vedendomi impegnato a spiegare per la milionesima volta come mai tifo viola, ha ritenuto opportuno cercare la mia complicità con quest'uscita: “Ma vogliamo mettere l'ascolto di un gran disco con una partita di pallone, ma dai!”
Io la complicità non gliel'ho mica data. Perché sarebbe come dire, anche e per esempio, che sesso e passione per il tabacco non possano coesistere, o che possa risultare conflittuale l'apprezzare allo stesso tempo il puntillismo e le tisane. Gli ho spiegato, all'amico che insisteva con le sue puntute sortite polemiche, che adoro i dischi più di ogni altra cosa, ma mi tengo regolarmente aggiornato sui risultati delle serie minori (fino alla Promozione), sui campionati esteri (inclusi quello moldavo e la coppa del Liechtenstein) e che ho addirittura la tessera di socio onorario di club come il Progres Niedercorn, il Pirin Blagoevgrad bulgaro e lo Zurrieq maltese.
Quando poi gli ho detto che ho da sempre una smaccata idolatria per il ruolo del portiere, che naturalmente trovo poetico e sublime, il mio amico si è arreso. Perché per lui o dentro o fuori. Bisogna pensarla come lui. Il bello è che poi danno a me dell'estremista, solo perché ho ben chiarito certi punti circa cose che non mi interesseranno mai (ideologie destrorse violente e razziste, integralismo religioso, fanatismo intellettuale, preclusioni alimentari dovute a regole non precisate).
Per il mio amico, se uno vuole sembrare un tipo intellettuale, sofferto, trascendente e misterioso (anzi misterico, come dice lui), allora deve dire che il calcio è una deriva popolare di grande volgarità, e che tifare per dei miliardari che corrono in mutande è da sottosviluppati. A me invece sembra che siano certe forme di snobismo con i paraocchi ad essere da sottosviluppati.
Non ho mai avuto problemi con persone che non amano il calcio, ma il predicozzo saccente mi sembra davvero eccessivo. Posso benissimo, e lo faccio da decenni, gustarmi il “clasico” Barcellona-Real Madrid (ma anche Rapid Vienna-Tirol Innsbruck) e poi ascoltare John Coltrane, e viceversa.
Senza per questo sfociare in forme di incoerenza intellettuale, che esistono solo nelle menti dei restringitori di ambiti, sottoinsieme logico ed illogico in crescita esponenziale.

Il grafico ad eliminazione diretta di regole e conseguenti liste di proscrizione (cervellotiche, approssimative, anche contraddittorie) è un enorme cartellone che ogni tanto mi si para innanzi come la peggiore delle noie. In musica non va meglio. Il vero dark rifiuta tutto ciò che contiene luce, per partito preso. Tutto deve essere malinconia e lacrime gotiche. Se osi scorrazzare anche nel funk, non sei puro. Il vero rocker non ti perdona la passione per il jazz spirituale, che sembra una fumisteria intellettualoide da posa plastica. Il vecchio predicatore lenitivo ti dice che dopo Charlie Parker c'è il nulla. L'amante dell'America, di quelli che sostengono che la vera libertà c'è solo lì, si scandalizza per la tua (in questo caso mia) passione per la Repubblica Democratica Tedesca.
A nulla è valso spiegare a questa persona il senso dell'Ostalgie, e comunque la curiosità storica. La risposta semplice e sprezzante è stata: “Ma come può piacerti uno stato dove c'è stata la Stasi?”
Questa parte di conversazione, ovviamente, è costruita sul tuo senso di vergogna, che dovrebbe venir fuori. Avrei dunque dovuto replicare con la coda tra le gambe “hai ragione, cercherò di interessarmi alla Cia, scusami davvero, ma come ho potuto...”. Invece, ho recuperato smalto e gli ho detto, al fake american dreamer, che sono un appassionato studioso del Black Panther Party. No, risposta sbagliata. Non è quella la parte di America che deve interessarmi: forse avrebbe preferito i suprematisti bianchi perché non sono negro? Ma io sono fiero di essermi sempre sentito un bianco negro, e di non aver chiuso gli occhi solo perché la cosa non mi riguardava da vicino.

La verità è che nei rapporti, in molti rapporti, bisogna essere pazienti ed aspettare che le fasi predicatorie finiscano, che si esauriscano per sfinimento; e bisogna essere bravi a non rispondere, a non rovinare tutto perdendosi in sterili polemiche. Facendo capire ai vari interlocutori che non sei pronto ad abbracciare le loro passioni per assecondarli e stringere il vincolo.
Io non ho mai preteso, neanche una sola volta, che le persone a me vicine diventassero dei patiti di basso e contrabbasso, o che scegliessero la narrativa cupa di Hamsun o Dagerman, o ancora che invece di scegliersi un partito politico italiano andassero a rastrellare improbabili bibliografie sugli anarchici e sulle Pantere.

Per il calcio la cosa si fa più semplice. Il dentro o fuori è immediato e non prende quasi mai sfumature ideologiche, che invece sono pericolosissime per il prosieguo dei rapporti. Se il nemico del calcio incoccia nella mia passione per questo sport, forse ci può passare sopra. Vorrà dire che sono di grana grossa, e che trovo significati reconditi in ventidue forsennati che tirano calci ad una palla. Allora vorrà anche dire che gente come Galeano, Welsh, Soriano, Hornby, Beppe Viola e Arpino, giusto per elencare i nomi più riconoscibili, hanno sbagliato tutto. D'accordo.

Il calcio, a parte le fetenzie che sono in ogni campo ed in ogni branca, è per me uno sport appassionante e mi regala emozioni vere e profonde. Infatti, questo blog potrebbe finire perché l'autore, il sottoscritto, rischia un infarto ogni volta che un certo signor Josip Ilicic sbaglia un rigore o fallisce a porta vuota. Ma questo blog, e con lui il suo autore, continua a trovare linfa ed ispirazione nel calcio. Non necessariamente quello di oggi. A volte scrivo di ben altro, ma sotto sotto penso che abbiano il loro peso la grande Ungheria e la Honved di Budapest, l'Olanda totale, il Foggia di Zeman, la Cecoslovacchia di Panenka, le parate di Helmut Ducadam dello Steaua Bucarest, le presenze di Pat Jennings con l'Irlanda del Nord e tanto tanto altro. Poi, se sono miliardari e in mutande conta poco, tanto mi resterà sempre la scappatoia del campionato estone o i preliminari dell'Uefa ad agosto di ogni anno, con quei meravigliosi scontri tra piccole.

Luca De Pasquale, 24 gennaio 2016











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