29/01/16

Hamsuniana o dell'escapismo del lettore vigliacco


Inseguii i riflessi della luna sui vestiti di quella donna, quella sera. Mi ero illuso che quella donna contenesse particelle lunari. Le rivolsi tante di quelle domande che dovette pensare mi fossi innamorato all'istante. La indagavo, volevo conferme, volevo scoprire quanta luna aveva dentro.
Ma quando, diverse sere dopo, mi ritrovai a casa sua la luna non c'era. Nè in cielo, né sulla sua pelle. Mi sentii ingannato e feci in modo che mi detestasse presto.
Non c'erano tracce di luna in lei. Niente. Solo risposte vezzose e quella disponibilità al tentativo che non rende nessuno migliore.
Non l'ho mai più rivista.

Le pizzette fredde con la mozzarella scura perché vecchia; la prendevo con le dita, si staccava l'intero pezzo e lo buttavo nel cesso. Le lenzuola erano sempre le stesse, verdi pisello. Trentacinque euro a notte. Ogni sera, leggevo tre pagine del libro che mi portavo dietro dappertutto. Non più di tre pagine. Bastavano tre. Avevano voglia di raccomandarmi la lettura di quello scrittore tanto ammirato in giro, non mi attraeva, non mi interessava. Ogni sera tre pagine di Knut Hamsun. Nessuno mi avrebbe chiesto in prestito il libro. Tanti sono banali. Banali da leggere solo ciò che viene universalmente raccomandato. Ciò che hanno sentito nominare e che forse è già consacrato. Sono i lettori schiavi, non i lettori liberi. Schiavi delle infatuazioni altrui. Schiavi dell'elzeviro sul loro quotidiano preferito, on line o su carta. Schiavi di libri e letture che potranno scambiare con amici e conoscenti. Così è più facile e non ci si sente emarginati.
No, pochissimi comprano i libri di Knut Hamsun. Ancor meno quelli di Dagerman, perché per quel poco che ne sanno, Dagerman si è suicidato ed è quindi deprimente. Però Cioran lo leggono, e di Nietzsche pure hanno dei tascabili in libreria. Cioran e Nietzsche sono più famosi, e poi c'è quel critico che da anni si è calato le mutande, si fa pagare le recensioni e forse pure inculare, lui Cioran lo ha consigliato ed ecco che molti sono scesi in libreria a richiederlo. Con lo stesso entusiasmo con il quale si vuole provare una nuova marca di profilattici che si dice faccia intostare meglio e durare di più.
Leggevo tre pagine di Hamsun e poi cercavo di dormire. Gli amici erano scomparsi, le persone hanno sempre paura delle derive, quando non riescono a prevederne gli sviluppi. Ho conosciuto poche persone coraggiose e pochissimi uomini con le palle. La maggior parte si sono rivelati dei vigliacchi, dei faccendieri del benessere, dei cacasotto. Mentre leggevo quelle tre pagine e resistevo all'idea di cambiare città e cerchie, ridacchiavo pensando che nessuno di loro avrebbe mai acquistato un libro di Hamsun o Dagerman, mentre i più prevedibili avrebbero cacciato in mezzo Camus e Sartre, più agevoli da affrontare solo perché di loro si sa di più e si legge ancora con una certa frequenza.
Accendevo la sigaretta prima del sonno, poi la donna nella camera a fianco fingeva l'orgasmo con il suo spazzolone sterile e stitico, quello con la faccia da gufo con blocco intestinale. Il gufo con il blocco intestinale lo incontravo per le scale di mattina, sempre con il suo quotidiano moderato sotto le ascelle sudate. Poi andavo a fare resistenza. E non so come ho fatto, ancora oggi.

C'era quella che voleva fottermi perché era curiosa. C'era anche uno che voleva incularmi perché era curioso. O forse voleva farsi inculare, ma non cambia. Entrambi superavano il limite della curiosità, costruendomi addosso un mondo inesistente. Chissà che pensavano di fare. Pensavano che esistono gli scrittori-pirati, i Julio Iglesias della penna? La professione di scrittore in Italia non esiste, se non ad alti livelli di vendite. Che, molto spesso e senza invidia, non sono alti livelli qualitativi. Ma c'è ancora della leggenda che ammanta chi scrive, come se si trattasse per forza di una persona speciale. Quasi mai. Certi scrittori dovrebbero solo indossare degli abiti di Dolce&Gabbana e piroettare con i loro libri rilegati e le loro menzogne. Con quel senso di protezione borghese che emanano, quel profumo di riuscita in salsa accattivante. Comunque, quelle due creature volevano andare oltre con me. Non credo perché piacessi loro fisicamente o intellettualmente. Non sapevano niente di me. Niente. Un cazzo di niente. Ma avrebbero preso tanto la mia compagnia che il mio uccello.
Lettori vigliacchi, fantasiosi, spiritualità a supposte. Io rispettavo la loro idealizzazione e dunque mi sono allontanato da entrambi. Ci siamo risparmiati una recita sconnessa, due copie in più del mio primo libro, e nel caso della donna abbiamo risparmiato sull'albergo e sui fazzolettini. Nel caso dell'uomo, gli ho risparmiato la mia goffaggine nel rifiutarlo: ed infatti mi liquidò come un lurido fascista, anche se scrivevo della Rote Armee Fraktion. Le persone rifiutate hanno sempre tanta fantasia; fantasia da vendere, ma poi finisce tutto bene con una puntata in libreria per il nuovo nome da onorare. Hamsun e Dagerman mai. Bjorneboe manco a parlarne. Nessuno ne parla e pure lui si è suicidato. Vigliacchi.

Oggi. Oggi ho quarantatré anni. Me lo hanno detto al comune.
Oggi, se scrivo una retrospettiva sui Led Zeppelin o sugli Who mi fanno i complimenti e mi dicono che mi sono calmato. Che ho direzionato le mie energie. La mia vocazione al tormento è confluita in qualcosa di costruttivo: me lo possono dire per i Led Zeppelin, ma non per Knut Hamsun. O per Stig, o Jens.
Quelle sono influenze sconosciute, da non approfondire. Sono fissazioni un po' esotiche. Lontane. Un'esibizione di anticonformismo. Sono le mie stelle letterarie. Con Henry Miller, che è conosciuto ma in disuso, John Braine, che si ostinano a non tradurre, e gli Angry Young Men che nessuno legge dal 1979 o giù di lì. Quello sembra escapismo anticonformista, non mi concede diritto di crescita. Ma è meglio così. Perché non mi sono affatto calmato. Non ho rinunciato alle pietre scure. Alle stelle cadenti e poco pubblicate. Continuo ad assistere ai trionfi dei ribelli in cravatta. All'equivoco della passione come evento costruttivo. Un uomo passionale deve essere orientato alla costruttività. Chi si è bruciato, meglio dimenticarlo. Il lettore codardo ha bisogno dei consigli del critico che si è abbassato le mutande da anni e non fa altro che succhiarlo ai giovani scrittori che gli vanno a genio, oltre naturalmente a stroncare disinvoltamente chi non lo convince. Oggi vanno di moda gli eroi civili, gli agit-prop con la pancia e la tranquillità di una vita riconoscibile: due divorzi, vari figli, quattro case, una media di due libri l'anno, un'unanimità di entusiasmi che neanche in Corea Del Nord. Va di moda chi sa parlare al nostro cuore sempre in cerca di sicurezza, di uscite di emergenza, di indignazione preparata per bene con l'aiuto degli editor e degli agenti, vanno di moda vini e pappe biologiche, va di moda una nostalgia che non si sporca mai le mani. Tantomeno con chi si è suicidato senza chiedere l'emozione veloce dell'incredulità, nemmeno quella.
Io ho quarantatré anni e aspetto con calma. La mia calma. Che non è quella che mi infilano addosso gli altri. Aspetto che Knut Hamsun faccia il boom, aspetto di vedere tutti in metropolitana con “Fame”. O con “I giochi della notte” di Dagerman. Potrei anche accontentarmi de “Il comunista” di Morselli o “Un dramma borghese”. Ma sono altri i libri che vedo in giro.
Mi piacciono le utopie. Per questo escludo il suicidio.

Luca De Pasquale, 29 gennaio 2016





Knut Hamsun


John Braine

John Osborne


Stig

Stig Dagerman

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