21/01/16

Barry White non garantisce l'orgasmo


Avevamo messo su quella raccolta di Barry White.
Per fare all'amore, come dicono i poeti. Per fare all'amore con il velluto e tutti i sensi accesi, esasperati. La compilation nice price di Barry White per coprire l'intero range della libidine. Le famose ore d'amore di cui anche Fred Bongusto.
Lei era arrivata con il giusto ritardo, quello che fa attesa e anche erezione anticipata. Io mi ero sbarbato, la prima volta in due mesi, e avevo indossato quella giacca di mio zio che mi andava pure stretta. Poi, chiaramente, più e più abluzioni intime. Avevo pulito casa e nascosto piatti e pentole nell'unico mobile alto del micro-appartamento. Non mi era passato neanche per la testa di mettere candele per casa (o incenso), perché non ho mai amato le americanate. Sono un europeo. Un europeo del sottosuolo. Sono sempre stato un dissidente sotto il livello del mare.
Sapevo che mi avrebbe chiesto di guardare le mie foto da bambino. Io detesto le mie foto da bambino, ho con loro un rapporto controverso di iconoclastia e di rancorosa nostalgia. Non ci sto dentro e nemmeno dietro. Mai. Sono foto che hanno scattato altri testimoni e non mi fa piacere guardarle, mai e comunque. Non assolvo me stesso e neanche le mie foto. Questa è la mia pace, non assolvermi.
Sapevo che avrebbe guardato nella mia piccola biblioteca, probabilmente sopravvalutando la mia mente e la mia capacità di apprendimento. Perché non sono uno molto capace di finire libri. Li lascio spesso a metà se non prima, soprattutto se capisco il canovaccio e percepisco di essere finito in un'opera architettata in tutti i dettagli. Se non sento l'istinto ed il guizzo, posso decidere di vendere il libro il giorno seguente. Gli scrittori organizzati sono la mia nemesi e una parte dei miei nemici.

Durante la serata, piacevole e stuzzicante sotto il profilo formale, mi domandai più volte se stessi vivendo l'ennesima scena di annusamento reciproco con altissime probabilità di esaurire tutta una serie di parole e racconti pletorici nel letto e nel rito indistinguibile, annunciato, voluto e tanto tanto inerziale. Facciamoci un sunto delle nostre vite e delle nostre attitudini, poi via con la digestione, il petting preparatorio, il sesso-scoperta, le canzoni di Barry White, l'imbarazzante dopo con tutte quelle promesse nascoste in ogni silenzio come fantasmi. E con quel gioco sporco e perdente che è il bisogno di appagare il proprio maledetto bisogno d'amore, più che quello altrui: quello, l'altrui, serve solo per incastrare meglio le cose. E chi non lo riconosce è un baro o un Peter Pan senza mutande.

Quella sera, nonostante i sussurri erotizzanti e le frequenze bassissime della voce di Barry, niente orgasmo. Non per lei. Non per me. Lei lo aveva simulato. Io nemmeno quello. Anche perché è molto difficile che un uomo riesca a simulare un orgasmo, per evidenti limiti tecnici ma anche per l'incapacità congenita di inventare nuove smorfie (quasi sempre orribili) di piacere. Non so perché lei non riuscì a farsi aiutare da Barry. Può darsi che il mio appartamento non le piacesse. O i miei dischi. O il fatto che, guardando le mie foto da bambino, avessi espresso fastidio per un periodo innocente della mia vita, apparentemente innocente. Più probabilmente, non le era piaciuto che non le avessi nominato schiere di amici e vecchi compagni di avventure. I lupi solitari, per alcune donne, valgono solo come scopata estemporanea, come allenatori, come sparring partner in vista dell'uomo maggiormente piantato nelle relazioni soddisfacenti con il mondo.

Ma anche lei non mi aveva convinto, ed era stato per mancanza di convinzione che la voce di Barry non mi aveva dato il via libera. Perché avevo notato un finto stupore in tutto l'arco della serata. Una cosa snervante. Una sorta di atteggiamento di meraviglia sperimentata per ogni frase che profferivo.
Le avevo raccontato della mia passione strana per la pallamano e lei aveva finto di meravigliarsi. Poi del mio odio per le scarpe alla moda. Nuovo stupore. Ero arrivato persino a dirle che per il mio funerale avrei voluto un pezzo dei Weather Report, la coda di “Cannon Ball” con quell'indimenticabile fraseggio di Jaco al basso fretless, uno dei momenti più poetici della mia vita.
Stupore, ancora, ma si sarebbe stupita anche se le avessi detto che durante la mia cremazione avrei desiderato “Lupo solitario Dj” di Marco Ferradini. Era gentile a stupirsi tanto. Ma non mi piacque, quell'atteggiamento. Perché io ero semplicemente nauseante, prevedibile e grottesco, con tutto quel cortese rituale atto a ritardare il coito per galanteria.

Già. Perché mi avevano insegnato -o lo avevo fatto da solo per istinto- che bisogna osservare le forme. Se dobbiamo scopare devo fingere che ci sia un po' di eterno in questa stanza? Devo fingere il giusto di essere un tipo a posto? Devo simulare a sufficienza di essere un personaggio costruttivo e relazionato al mondo, invece che un borderline capace solo di inaugurare passioni e tagliare la corda nello stesso istante, sia pure solo mentalmente?
La mia recita mi faceva schifo. Mi trovavo disgustoso ed incoerente. Avevo comprato quella raccolta nice price perché pensavo al sesso, ad un sesso rustico e furente, eccessivo e grandguignolesco, ed invece ecco che mi cimentavo in una delle mie migliori prove di caratterista, “l'uomo che potrebbe farti innamorare”. Forse volevo che mi smascherasse, che mi ridicolizzasse come meritavo. Che mi dicesse oscenamente “questa penosa raccolta di Barry White è solo una lettera che arriva dal tuo cazzo, non ci sto”.
E invece, come due idioti tentammo di flirtare con un eterno assolutamente latitante. In quella stanza e nella mia testa, sulla mia faccia da sbarbatello un po' sconfitto e un po' saccente. Ma l'eterno latitava -e molto- anche nelle sue aspettative su di me. Ecco perché Barry White non diede l'okay per l'orgasmo. E Barry aveva ragione da vendere. Altro che corpi d'ebano e gocce di rugiada, altro che immortalità del desiderio e geometrie della carne, eravamo come due che si erano dati appuntamento in un centro commerciale la domenica per simulare un innamoramento e trovare un alibi mentale ad una scopata disinvolta. Il mio appartamento era solo una casualità, in quel gioco di solitudini con il naso da tartufi.

Era tanti anni fa. Forse non è mai successo o è successo troppe volte. Quella era una fase della vita in cui non volevo ammettere di essere un europeo sotterraneo, un fuoriuscito, un fuoriuscito generico. Uno che si zittisce quando piove e che non può guardare il mare per più di cinque minuti, pena un ingestibile senso di irrequietezza e disarmo. Non ammettevo di essere un tizio che subito dopo un'emozione doveva deragliare per forza di cose. Uno che simula la presa ma ha già la mano sinistra sulla maniglia di un wagon-lit a lunga percorrenza. Uno che non può pensare, prima ora e mai, di conciliare l'idea dell'orgasmo con Barry White e con la buona creanza delle illusioni pianificate.

LdP, 21 gennaio 2016

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