07/01/16

A tu per tu con il maestro del crossover. Intervista a Paul Randolph



complete interview:

Paul Randolph è uno di quei musicisti che certamente deve fare i conti con il tanto e non con il poco. Riprova ne sia anche l'intervista che mi ha rilasciato, nella quale leggerete delle sue influenze, dei suoi ascolti, della sua storia musicale. E vi accorgerete che c'è tanto al fuoco e tanto di concreto.
Bassista, cantante, produttore; capace di ammantare il suo basso di (P)Funk, di cantare in modo eccellente con i Jazzanova, di screziare di soul e di elettronica il blues e viceversa, muovendosi abilmente in territori potenzialmente sconfinati ma confinanti: una zona franca dove soul, house, funk e molto altro convivono in armonia.
È in quel punto meticcio che troveremo Paul Randolph, ben sapendo che potrà spiazzarci con una mossa a sorpresa, con sonorità impreviste.
Oltre alla giustamente celebrata collaborazione con i Jazzanova, Paul ha inciso dei dischi solisti ovviamente molto vari, partendo da “This is... what it is”, forse il più funk in senso stretto, continuando con l'ottimo e soulful “Lonely Eden”, più tardi ristampato con aggiunta di remix con il titolo di “Echoes (Of Lonely Eden)”, e poi il lavoro in duo con il leggendario produttore dub step Zed Bias, “Chips'n'Chittlins”. Non ci sarebbe da stupirsi se Paul avesse in serbo qualcosa per noi in questo 2016...
In definitiva, prima di lasciarvi alla nostra intervista, posso dire che effettivamente Paul Randolph è un artista che va esplorato a fondo, e dunque seguito, nei suoi spontanei movimenti verso l'ottima musica, una musica non prigioniera di etichette e catalogazioni deteriori, ma forma di espressione autentica, come appunto Paul ha dimostrato in questi anni.

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LDP: Paul, tu sei certamente quel che si dice un musicista eclettico. Nella tua carriera hai spaziato tra i generi con grande disinvoltura. Come ti sei avvicinato alla musica?

PR: Innanzitutto grazie per averlo notato. Sono cresciuto in mezzo a persone creative e dedite all’arte, i miei primi ricordi sono connessi alla musica. Mio padre suonava il trombone, studiava la chitarra classica quando sono nato io e la fotografia. Suo padre a propria volta era un cantante ed un ballerino che ha lavorato con Sara Vaughan. Mio nonno era un perito elettrotecnico, aveva uno studio di registrazione che puntava al vinile e dirigeva una banda che eseguiva musica “oom-pah” tedesca. Mia madre cantava in chiesa da piccola e ha studiato pianoforte per un po’. Mia nonna si è laureata in una scuola d’arte nel New Jersey per poi lavorare come cucitrice esperta amante di tutti gli stili di musica. La mia madrina è una stilista.  
Ho ascoltato musica classica, slow drag (doo wop), rock n roll, rhythm and blues, blues, bossa nova, ritmi afro-cubani ed africani. Una volta in grado di entrare da solo in un negozio di musica e di acquistare dischi e riviste dedicate, mi ci sono immerso ancora di più e non ho mai smesso. Ho iniziato a studiare musica all’età di sette anni mentre vivevo a Sao Paulo del Brasile. In quel periodo suonavo la chitarra e le percussioni, ho imbracciato il basso non prima di aver compiuto quattordici anni.

LDP: Sei un polistrumentista e un vocalist. Quali sono state le tue principali influenze bassistiche e musicali in genere?

PR: In pratica si tratta delle radici della musica, il blues, il rhythm and blues, il rock’n’ roll, il funk, il jazz  e più tardi altri generi.

LDP: I tuoi lavori solisti sono sempre stati molto affascinanti e ricchi di spunti. Hai in programma nuove uscite a tuo nome? Puoi anticiparmi qualcosa in proposito?

PR: Ho due dischi pronti per il 2016 che sono stilisticamente agli antipodi… beh, almeno io la penso così, (ride)!

LDP: Il tuo curriculum di collaborazioni è impressionante. Tony Allen, l'esperienza con i Jazzanova, DJ Kawasaki, Charles Webster, il tuo amico Amp Fiddler, Zed Bias, J Dilla, Trus'Me, Kiko Navarro e tanti altri, attraversando funky, dance, pop, elettronica. Quali sono state le esperienze che ti hanno arricchito di più?

PR: Tutte quelle che mi hai citato!

LDP: Si fa un gran parlare della crisi del mercato discografico e dell'industria musicale in genere. Quale è la tua opinione al riguardo?

PR: Se si comprende la definizione di “industria” e di “mercato” allora se ne potrà dedurre che riusciranno a funzionare bene solo in una realtà dinamica e in continua evoluzione.

LDP: C'è, secondo te, un appiattimento del gusto medio verso una musica troppo di consumo? C'è quella mancanza di curiosità che molti critici musicali riscontrano nel pubblico?

PR: Una domanda a cui è difficile rispondere. Senza consumatori non può sussistere alcuna industria, non c’è nessuna musica da valorizzare e niente per i critici su cui scrivere. Inoltre credo che questo tema sia una questione di prospettiva: se ti riferisci alla “Musica popolare” allora ci sono altre variabili da considerare. Il prefisso “pop” proviene dalla parola “populous” che significa musica per le masse, la domanda è chi decide su quale tipo di musica debba essere improntato il mercato potenziale. La risposta è ovviamente l’industria. La società (di consumo) è diventata compiacente, noi pretendiamo ogni cosa bella e pronta, pretendiamo un’immediata gratificazione senza alcuno sforzo reale. Tutti coloro che dipendono dal consenso popolare, vale a dire le riviste, la televisione ed i social media per l’informazione, sono a servizio di formule di mercato testate ed efficienti, di cui l’industria dispone per vendere prodotti e servizi.
La musica popolare non comprende l’intera musica, dunque spetta al consumatore tipo trovare nuovi mezzi da solo. Grazie ad internet ora noi abbiamo accesso diretto al mondo, nuove modalità attraverso cui la musica può essere distribuita e venduta su più livelli, in particolare quelli  del circuito indipedente. Diresti che mi sono laureato in marketing al college? 

LDP: Mi parli della tua strumentazione? Collezioni bassi elettrici?

PR: Ho otto bassi che spaziano dall’elettrico all’acustico, i due più vecchi sono un Aria Pro originale ed un ESP che ho comprato la prima volta che sono andato in Giappone, li ho personalizzati e li suono ancora oggi. Per quanto riguarda gli amplificatori ho due Kustom amps vintage che adoro, un Ashdown ed un sistema EBS. Dispongo di una vasta gamma di pedali che uso a seconda del mio mood e della musica che faccio.

LDP: Ti faccio dei nomi. Larry Graham, Louis Johnson, James Jamerson, Verdine White, Chuck Rainey, Jerry Jemmott, Marcus Miller, Jaco... a quali di questi bassisti ti senti più legato? Oggi c'è qualche collega bassista che senti affine e che ti piace?

PR: Ognuno di loro. Devo comunque integrare questa lista con le mie influenze passate:
Pino Palladino, Tony Levin, Thundercat, Norwood Fisher, Gail Ann Dorsey, Meshell Ndegeocello, Tal Wilkenfeld, Marion Hayden, Doug Wimbish, Doug Pinnick, Colin Moulding, Percy Jones, Bruce Thomas, Billy Cox, Paul Chambers, Ron Carter, Niels-Henning Ørsted Pedersen, Bootsy, Cordell “Boogie” Mosson, Chris Squire, Jack Bruce, Mark King, Randy Jackson, P-Nut, Paul Jackson, Fernando Sanders, Ralphe Armstrong, Stuart Zender, Lee Sklar, Bobby Vega, Carmine Rojas, Jimmy Haslip…di gran lunga troppo numerosi da menzionare tutti ma troppo importanti per dimenticarli. 

LDP: Ho un ricordo legato a “Lonely Eden”, quando lavoravo in un negozio di dischi. Era uno dei dischi che facevo girare di più in airplay. La gente si fermava, mi chiedevano: “Ehi, ma è fantastico! Cosa è? Funky, soul, house, rock? C'è di tutto qui dentro!”. Come gestisci, quando componi, tutta questa ricchezza di influenze?

PR: Non ci presto attenzione. Penso solo a concentrarmi, mi arrendo al momento, e seguo il mio istinto per tutto il tempo fino alla fine del processo creativo. 

LDP: Proprio legandomi a questa domanda, posso chiederti di partecipare liberamente al gioco dei dischi da isola deserta? Quali ti porteresti con te, senza limiti di numero e di genere?

PR: Oh cavolo! Fammi pensare… Jimi Hendrix “A Band of Gypsies” e “Axis Bold as Love”, Vince Guaraldi “A Charlie Brown Christmas”, Weather Report “Mr. Gone” and “Black Market”,  Howlin’ Wolf  “Electric Blues”, Nessun Dorma, Parliament Live, Led Zepplin “Blackdog” Fishbone, 311 “Music”, Rage Against the Machine “Renegades”, Prince “Dirty Mind” and “Controversy”, Bill Bruford “Gong”, Gino Vannelli “Brother to Brother”, King Crimson “Discipline”, Thomas Dolby “Flat Earth” and “Aliens ate my buick”, Santana/Buddy Miles Live, Police “Zenyatta Mondatta”, Grace Jones “Slave to the Rhythm”, David Sancious “True Stories” and “The Bridge”, Los Lobos “Colossal Head”, Buddy Guy “Sweet Tea”, AC/DC “Black in Black” Queens of the Stone Age “Songs For The Deaf”, Marvin Gaye ‘What’s going on”, Lenny White “Astral Pirates”, OURS “Distorted Lullabies”, U2 “Boy”,  Missing Persons “ Spring Session M”,  qualsiasi cosa di Nusrat Fateh Ali Khan, Billy Withers, Phoebe Snow, Ella, Elis Regina, Sarah Vaughan, Nat King Cole, Billy Strayhorn, Aretha Franklin, Joni Mitchell, Ofra Haza, Miles, Coltrane, Oscar Peterson, Herbie Hancock, Billy Preston, Horace Siver, Ruth Brown, Wynonie Harris, Carole King, Allen Toussaint, Dr. John, XTC, James Brown, Brand X, Ryuichi Sakamoto, Return To Forever, Jeff Buckley, Gil Evans, Fela, Ali Farka Toure, David Bowie, Bad Brains, Death, Oliver Lake, Thelonious Monk, Dr. John, Mahavishnu Orchestra, Morphine, Al Green, Otis Redding, Youssou N’Dour, R.L. Burnside, Squeeze, Tom Waits, Nina Simone, Edith Piaf, Moondog, Little Richard, Joy Askew, Professor Longhair, Chic, Slave, Stevie Wonder, Motown, Bob Marley, Steel Pulse, Black Uhuru, Gregory Issacs, Burning Spear, Leonard Cohen, Roy Clarke, Glen Campbell, Hank Williams, Koko Taylor, Alberta Hunter, Etta James, BB King, Rolling Stones, Earth Wind & Fire, The Tubes, Peter Gabriel, The Allman Brothers, The Doobie Brothers, The Cult, Graham Central Station, Sade, The Eurythmics, Japan, Peter Torn, Dion Farris, Johnny Thunders, Adrian Belew, Black Light Syndrome, Yellow Magic Orchestra, AWB, Baby Huey, Curtis Mayfield, Mandrill, WAR, Elvin Jones, Billy Cobham, Quincy Jones, The Emotions, Gladys Knight and the Pips, Sun Ra, Charles Mingus, Ornette Coleman, Hugh Masekela, Mongo Santamaria, Tito Puente, Antonio Carlos Jobim,  Celia Cruz. Potrei andare avanti!

LDP: Dischi solisti a parte, c'è qualche altra uscita con altri artisti prevista per il 2016?

PR: Sì, e qualche piccola sorpresina! 

LDP: Oltre la musica, chi è Paul? Hai passioni ed hobby? Nello sport, quali sono le tue preferenze?

PR: Mi piace cucinare, viaggiare, socializzare, ballare, vedere film classici, i vini rossi italiani, sono un amante della fantascienza, vorrei iniziare a dipingere e a sperimentare qualche altra forma artistica. Mi alleno molto ma onestamente non mi dedico particolarmente allo sport; ad ogni modo mi piace l’atletica leggera per la sua energia pura.

LDP: C'è qualche speranza di vederti prima o poi in Italia? Invia un saluto ai tuoi numerosissimi fan italiani...

PR: Farò del mio meglio. Ciao!

 

©Luca De Pasquale e Manuela Avino 2015















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