21/12/15

Una serata tra persone per bene


13/11/1963 Sporting Lisbona-Apoel Nicosia 16-1

APOEL NICOSIA: Antonis Mavroudis, Savvas Partakis, Stavros Nathanael; Dimitris Chiotis, Nikos Kantzillieris, Stelios Charitakis; Antros Antoniadis, Solis Andreou, Nikos Agathokleous, Andreas Tassouris, Andreas Stylianou. Coach: Neil Franklin

Quando esci da un appartamento, dopo una serata con amici, la notte ti offre il suo spettacolo. È come tornare a casa, prim'ancora di tornare veramente dove vivi, dormi e mangi. È come finire lo spettacolo. La sensazione più veloce è che non tutto torni. Che non si detto tutto. Che non si è detto il vero. I rapporti si reggono su un sistema così fitto di piccole e grandi menzogne da tenere al guinzaglio che una serata sincera, davvero sincera, è quasi sempre l'ultima.
La mania di apparire veri è una delle ultime e più perniciose idiozie dell'uomo moderno. A me è passata la voglia da tempo. Non apparirai mai come vorresti. Non riuscirai mai a comunicarti completamente senza incorrere in equivoci. E allora perché applicarsi tanto?
Perché cercare l'armonia prima del tempo? Perché tentare la cieca strada di una verità?

Anche stasera ho fatto il mio. Tra una sigaretta e l'altra, lo show della simpatia: ma avevo una pistola carica nella giacca. Il mio acre -e qualche volta sgradevole- umorismo mi ha fatto timbrare il cartellino senza il rischio di passare per asociale. Ho parlato anche di calcio. Di quella partita del 1963 che tanto mi colpì da bambino. Sporting Lisbona-Apoel Nicosia 16-1. Record di goal e di scarto nelle coppe europee. Ho raccontato che in camera ho un piccolo gagliardetto dell'Apoel Nicosia, che l'ho comprato su ebay qualche anno fa. Mi piacciono i gagliardetti, i pennant. Più le squadre sono piccole, più mi piacciono. Qualcuno degli amici ha sorriso al mio racconto, che si è fatto forte della vittoria, proprio mentre ero lì con loro, del Real Madrid sul Rayo Vallecano per 10-2, nel campionato spagnolo.
Emilio, per esempio, mi ha detto: “E ora acquisterai il gagliardetto del Rayo Vallecano?” Risate di gente per bene, e intanto lui e la sua compagna si sono scambiati un velocissimo bacio sulle labbra. Lei è incinta.
Carmelo detto Carmelitano, che ci ospitava in casa sua, ci ha voluto per forza mostrare la sua collezione di bottiglie di vino. Un branco di quarantenni che stava in compagnia, nessuno che pisciava fuori dal vaso o in un vaso, nessuno che desiderasse, seppur minimamente, di comunicare qualcosa al di fuori di una serata tranquilla e di comodo. Ci sono stati momenti di noia assoluta. Mi sono più volte chiesto, mentre li osservavo, se si rendevano minimamente conto di aver perso. Forse meno di me, ma hanno perso comunque. Con i loro modi affettati, il vezzo di contrabbandare i propri privilegi per diritti inalienabili, i loro noiosi spot da condottieri di famiglie perfette.

Hanno mangiato tutti come porci. Tranne me, che mangio pochissimo, e alcune delle donne che dovevano mantenere la linea.
Mi mette a disagio vedere come gli altri si fiondano sui piatti, la foga con la quale masticano, la voracità con la quale finiscono la porzione. Io mangio tabacco e fumo e c'è sempre qualche tristo mietitore che mi paventerà sommessamente un tumore ai polmoni. Può essere. In quel caso, mi lancerò dal Transiberian Express in corsa, impugnando un libro di Henry Miller. Mi sembra abbastanza poetico ed esotico, ed è quello che molti si aspettano da me. Qualche stranezza anche in coda. In coda, invece, occorre essere sobri, spartani, mai solenni.
Tutte le coppie che ho osservato mi hanno un po' depresso. Non ho trovato dolcezza, solo abitudine, tra di loro. Poi magari scopano anche deluxe e sono soddisfatti. Capita che il benessere ridicolizzi e annienti il sesso. L'abitudine rende le coppie simili a fratelli o cuginetti. Almeno all'esterno. Ma i miei sono giudizi sommari e sono disgustosi, perché si basano sulla disarmonia che serate del genere mi istillano dentro. Non sono tagliato per queste cose. Forzo la mano per non annoiarmi troppo; ma anche la dinamicità delle mie risoluzioni ha difetti di fabbricazione, ed ecco che all'uscita del palazzo scopro che è notte, notte fonda, e qualcosa mi torna ancora meno di prima.
Degli altri mi rimane poco addosso. Tutti i miei compagni di serata non mi hanno lasciato addosso neanche una mollica di autentica disperazione di vita, di fretta esistenziale. Mi sento sporco ed invischiato. Corrotto dalla quiete che mi hanno esibito e che ho dovuto replicare. Nauseato dall'olio, dalla salsa, dalle pizzette, dai rutti trattenuti, dall'odore di deodorante ambientale e da quel leggero lezzo di piedi che emanava Giuliano.
Nando poi, lui e Pat Metheny. Che tedio. Lo ha chiamato prima “PADMEDINI” e poi, cercando di anglizzare e glottizzare, “PADH MEDENEY”. Ha anche messo su un disco, di Padh Medheneye. Il basso manco si sentiva. Sembrava la colonna sonora di un programma di Focus sui viaggi. Quelli che alla fine ti alzi dalla poltrona, vai a pisciare e non ti sei arricchito di niente, se non di immagini patinate e montate.
Mentre Nando parlava di Meodhoney, e la sua compagna si perdeva nell'iphone, ho avuto voglia di impasticcarmi forte e di mettere su un pezzo che adoro, “Lip reading” dei Soul Of Hex, nel trattamento di Mr. Fingers/Larry Heard. Impasticcarmi e andarmene via di cervello, libero e fluttuante.
Annamaria e Ciro, invece, ci hanno mostrato foto della Grecia e della Turchia. Il loro viaggio. Il loro viaggio autentico alle radici del bello. Schiumavano entusiasmo, ed io fingevo di seguire, ma in realtà guardavo oltre la finestra, disperdendomi nel nero elettrico di una Napoli troppo tersa per essere davvero la mia città, almeno stanotte.
Le serate trascorse a guardare foto dei viaggi di Gulliver mi possono mettere knock out per qualche mese. Si sentono tutti Bruce Chatwin e questo è deprecabile. Anche io ho viaggiato, a raggio limitato, ma non ho mai ammannito le mie foto a nessuno. Non si viaggia per mostrare poi. Altrimenti siate coerenti. Scattate foto anche prima di un coito, con addosso quello straccio ottomano sexy. Scattate foto al cesso della stanza e dite: “Qui ho cacato potente, erano tre giorni che non andavo di corpo”. E tu Ciro, fai vedere la foto che hai scattato al culo di quella turista olandese, che sarà il soggetto delle tue fantasie solitarie da scaldasonno sei-minuti-e-poi-mi-addormento e niente coccole.
La verità atroce è che il mio approccio è fetente e fastidioso. Sono fuori quadro, in queste riunioni. Parto prevenuto, lo ammetto, sono greve, strumentale. Ma poi non accade nulla che mi fa cambiare idea, e questo lo trovo grave, perché giuro che sarei felice di smentirmi. Non voglio parlare di cereali. Di prodotti della natura. Non voglio parlare della nuova biblioteca per ciechi. Non voglio essere corretto per correttezza. Se siamo amici o parenti ma non mi vai a genio, siamo spacciati. Sono antipatico e fetente. Limitato, cortese e falso. La mia gentilezza è costruita: è frutto della buona educazione che ho ricevuto, ma l'anima sbava fuori cornice e si vede. Sono antipatico al fondo della vera essenza, perché vedo le rovine anche nei templi che le persone mettono su. Basterebbe osservarmi bene: sarei depennato in eterno da qualsiasi imbastitura festaiola e commemorativa.

Finita la serata, come detto, mi trovo la notte di fronte e rifiato. È finita. Non devo più parlare. Non devo rifugiarmi in Sporting Lisbona-Apoel Nicosia 16-1. L'odore del pesce fritto è rimasto in quella casa. La mia giacca imbottita puzza di fumo stagnante e un letto, da qualche parte, mi aspetta. Una pillola e un libro sul comodino. Non sono dalla parte giusta delle cose, ma non mi riuscirebbe diversamente. La strada è deserta. Cartacce. Vento. Insegne e luminarie natalizie. Avrebbe senso mettersi a ballare come un imbecille, come un drogato, dato che si è completamente fuori dal binocolo di Dio e dal microscopio di amici e conoscenti. La notte è la grande madre, la stupenda e fedifraga puttana che in fondo non mi chiede più niente da anni, ed io da lei. Il nostro incesto non fa rumore e non produce figli che piangono e richiedono attenzione. Ce ne andiamo per motel senza specchi, con un solo abat-jour mezzo fulminato sul comodino, consumiamo i nostri rapporti senza dirci niente dell'amore, senza una sola di quelle promesse creme caramel che piacciono alle persone-spot.
La notte sa quanto sono minuscolo, ininfluente e incattivito; la notte sa quanto posso essere perverso nel mio garbo, nel mio scrivere, nel mio provocare il destino fino a smontarlo. Nel mio ostinarmi a non mostrare un lato più attraente, che pure sarebbe facile, perché basta spalancare gli occhi e mostrarsi bonari per sembrare meno una merda di quel che si è davvero.
Purezza. Non saprei. In notti come queste, se mi garantisci un pasto caldo, un pigiama scuro e un lavoro, io le tue foto del cazzo me le guardo pure. Ti faccio i complimenti per la piantana in salotto, per il quadro alla parete, per la moglie con il culetto tirato a lucido e liposutto, e mi complimento per la fede che continui a mostrare, tra una sventagliata di ego ed un qualsiasi pezzo di Padd Madhedhoney. La musica adulta per chi non sogna neanche quando fotte o muore. La musica comoda delle poltrone, del prelievo in banca, la musica del “lasciamo tutto alla signora delle pulizie”.
Io lascio tutto al vento. E domattina, memore di quanto io sia avido di errori, non mi guarderò allo specchio. Preferirò le canzoni e un telegiornale in bassa frequenza. Preferirò scrivere, lontano dagli amori retti o ad angolo retto che mi avevano profetizzato i soloni. Un animale con le fauci a forma di zero, abituato ad azzannare la neve per dormire almeno un po'.

Luca De Pasquale, 21 dicembre 2015

Nessun commento:

Posta un commento