05/12/15

Non trovo


DEDICATA A SCOTT WEILAND R.I.P.

Non trovo in giro.
Non trovo in giro quella curiosità quasi dolente, quello stupore un po' lancinante che dovrebbe accompagnare le scoperte e le passioni.
Trovo invece manie totalizzanti, gratuito gusto della provocazione, hobby estremi per non morire, trovo arroganza nel contemplare e vantare il proprio giardino. Fiorito o meno che sia. Trovo immagini sessuali, corpi affamati, nel miglior caso trovo l'annoiata inappetenza di passioni bruciate ancora prima di verificarsi. Trovo la smania di piacere, contrabbandata per voglia di mettersi o rimettersi in gioco. Trovo sconfortante la dicotomia di dichiarazioni ed ammissioni di molti (sedicenti) artisti. O ti dicono, fingendosi schietti e selvaggi, che suonano e scrivono per la fama, la fica e i soldi, oppure c'è quell'intemerata sfida al ridicolo involontario che è dichiararsi autentici, veri e sofferenti il giusto. Sofferenti senza nichilismo. Senza cupio dissolvi. Quello è fuori moda e non ti fa vendere una copia.
Non trovo un'idea, in giro, che invece inseguo sin da quando ero bambino: vedere in una passione, in una fede che richieda azioni e non solo comode preghiere, l'ultima tappa prima della fine. Amare qualcosa o qualcuno a tal punto da vedere l'oltre, la morte, la finitezza delle cose, delle storie, dei respiri appena dietro l'angolo.
Non un premio, non una punizione: il naturale ordine della consunzione.
Io credo che quel che piace, quel che emoziona, consumi.
Non dovrebbe rendere arroganti, sicuri di sé, spasmodici, enfatici, pedanti. Non si può fare filologia su qualcosa che consuma.

Non ho una concezione particolare di come dovrebbe essere e comportarsi un artista. Mi basta però sapere che sorrido sempre amaro quando leggo o ascolto frasi del tipo “degli altri non mi piace e non seguo nessuno, penso principalmente a quel che devo fare io, perché so di valere molto e di essere molto originale”.
E cosa vuoi più interloquire? Niente. Beato te che ci credi. Beato te che ti passi il ventaglio sotto le palle tutte le mattine. Curiosità zero. Umiltà zero. Sicumera e stitichezza della fantasia al massimo livello. Sono un artista, ti rispondono sorridenti, e che il mondo mi faccia un pompino. Una profondità di pensiero che mi lascia sempre pensoso, perplesso, persino un po' arreso. E quindi, spesso e purtroppo, anche in certi rami del mio mestiere io non trovo.

Non trovo tanti dubbi, in giro. Trovo più che altro paure. Che somigliano ai dubbi, ma non sono la stessa cosa. Trovo sicurezze minate, incertezze da ginocchia molli, trovo tantissima insoddisfazione ma non dubbi. Io so di essere strutturato in modo tale da essere condannato ad una certa forma di dilaniamento perenne da dubbi. Che non significa non conoscere la strada. Che non significa avere paura di sbagliare. Anzi, è il contrario. Perché a volte ho addirittura la certezza che sia l'errore a chiamarmi ad una nuova prova, ad arricchirmi. Non mi sono mai sentito uno scrittore, un vero scrittore. Eppure, qualcosa l'ho pubblicato. Noto con piacere che oggi anche chi non ha scritto nulla -o forse nulla di rilevante- si autoproclama scrittore. “Scrittore” oggi vale come “ha i capelli castani”, “maschio”, “altezza 1,78”; una volta che hai pubblicato un cazzo di libro, potrai dirti per tutta la vita scrittore. Ma “scrittore” non è una connotazione esistenziale. Come molti vorrebbero. Come a molti piace pensare. Principalmente agli scrittori stessi. Io scrivo e dunque sono.
Io invece penso sempre, io scrivo e mi consumo. Io, anche quando scrivo, sono spesso un'assenza. Un luogo deserto che non ti regalerà il miraggio dell'oasi, i confetti della festa, i baci della familiarità. Spesso, quando scrivo, sono lontanissimo da me stesso. Le mie non sono confessioni. Non sono nemmeno verità personali. Non sono quello in cui credo. Quando scrivo sono solo, forse, un viandante che entra in una taverna, mangia qualcosa, scambia un cenno del capo con qualcuno e poi scompare.

Non ho mai saputo scrivere d'amore. Non lo farò mai. È troppo doloroso. Ci vuole troppa buona volontà. L'amore, quando scrivo, è solo uno sguardo in una stanza, per strada, in un treno, sul ponte di una nave. Non vado oltre. Il mio romanticismo è diversamente abile. Molte attività gli sono precluse. Almeno nella scrittura. Poi, la vita è un'altra cosa. La vita è un altro lavoro. Devi avere altre competenze e un altro coraggio. Uno dei dubbi che ho, appunto, è quello di essere un vigliacco perché l'amore e la mia scrittura si guardano in cagnesco, si odiano anche dopo essersi accoppiati.

Stamattina, tra la gente di Natale, tra gli alberi accesi, le due zingare che mi hanno chiesto i soldi e mi hanno lanciato volgari maledizioni, la tabaccaia che non aveva il resto ed il signore attempato che parlava di cyclette al bar, non ho trovato. Ho ripensato ai film di Melville. In quei film, quando il personaggio viene scarcerato alle prime luci dell'alba o sta per uccidere, sa bene che non troverà. Non troverà altro che le sue azioni e i suoi amori muti.

Non trovo, infine, anche nel fumo. Che tanto amo e al quale non rinuncerei mai. Il salutismo è per me il modo migliore di chiudere con una persona.
La prima sigaretta del mattino mi aiuta a riprendere contatto con la realtà. Devo ricordarmi chi sono e cosa penso di volere. Cosa voglio evitare e in quale gabbia non voglio finire. La prima sigaretta del mattino mi mette fretta; non di andare al cesso, ma di vivere. La prima sigaretta del mattino mi dice che la vita è una macchina veloce e non sempre sono certo di esserne alla guida. A volte mi sento un passeggero. A volte un incidente. A volte un vigile aggressivo che deve fermarla per capire a che velocità andava. A volte sono la strada, la strada notturna che farà in modo di non arrivare ad una destinazione del passato. Almeno quello.
La sigaretta della notte, l'ultima prima del tentativo del sonno, è invece come quella del killer quando ha finito. Dello studente dopo l'esame. Del condannato dopo l'udienza. Dell'amante dopo l'addio scongiurato. Dell'attore dopo la recita. È la preghiera ridotta all'osso, la preghiera che non ha trovato i luoghi di culto, è sonno accumulato, è musica, è l'amore che non scrivo mai, sono io, in un certo qual modo. E non pretendo di durare a lungo. Non pretendo di trovare.
Non trovo. Ed in questo, almeno, sono sincero.

Luca De Pasquale, 5 dicembre 2015



















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