01/12/15

L'essenza del sound che attinge dal basso. Intervista ad ENIO NICOLINI


Vorrei partire da una breve premessa.
Quando ero ragazzo, già appassionato di hard rock ed heavy metal, incappare in un (buon) disco solista di un bassista del genere era davvero un evento. I bassisti di area hard incidevano pochissimi lavori solisti. In Italia il non fenomeno era ancora più evidente. Si faceva festa se uscivano dischi di Billy Sheehan, Stuart Hamm e pochissimi altri: tutto il resto delle uscite soliste di bassisti sconfinava nella fusion. Una fusion che iniziò a parodiare se stessa fino allo sfinimento. Era desolante.
Questo breve cappello per dire che sarei stato felice, all'inizio degli anni '90, di accogliere un lavoro come quello che Enio Nicolini, figura storica del metal italiano, ha rilasciato da pochi giorni sotto l'egida dell'etichetta Buil2Kill, “Heavy Sharing”.
Enio Nicolini non ha bisogno di presentazioni. Bassista solidissimo, “centrale” ma mai prolisso, metronomico misuratore di basse frequenze con The Black, Unreal Terror, Akron. “Heavy Sharing” è, innanzitutto, un'ottima idea davvero; basso e batteria come base, vocals a cura di ospiti carismatici e di grosso impatto nella scena hard internazionale. Non il solito disco di assoli di basso; non il consueto showdown in cui, alla fine, il basso inizia pericolosamente a somigliare ad una chitarra a sette corde. I riff di Enio, in questo lavoro, sono saturi: aggettivo che spero renda -in chiave assolutamente positiva- la portata del suo suono.
Il cd è uscito da poco, mi sento di consigliarlo sinceramente non solo a chi nel metal ci crede per davvero e a chi ama il basso elettrico con valenze rock, ma a chiunque sia curioso di ritrovare o scoprire un musicista con un curriculum sontuoso che ancora, più di tante nuove leve con poco alle spalle, riesce a dare forma alla curiosità ed alla sperimentazione in modo accattivante e degno. Degno è una parola che con il metal si accorda bene, e naturalmente anche con un personaggio come Enio Nicolini. Vi lascio alla nostra intervista.


LDP: Enio, innanzitutto complimenti per la tua iniziativa. Coraggiosa e unica, nel panorama metal italiano. Un disco per basso, batteria e voci. Dove il basso è ovviamente l’elemento ritmico, ma anche quello melodico. Come è maturata quest’idea?

EN: Tutto parte da un'esigenza di ricerca dell'essenziale e dell'impatto diretto. Questa esperienza l'ho iniziata già nel 2013, quando per la BloodRock/Black Widow uscì "A matter of Time" con il progetto Sloe Gin, sempre basso,batteria e voce; un combo senza ospiti che vedeva Eugenio Mucci alla voce e Giuseppe Miccoli alla batteria (due ex Requiem).

LDP: Altra idea innovativa–in un album di sezione ritmica factotum- è stata quella di attorniarti di ospiti prestigiosi alle voci. Dall’ex Maiden Blaze Bayley a Trevor dei Sadist, Morby, Ben Spinazzola, il tuo compagno negli Unreal Terror Luciano Palermi, John Cardellino, Tiziana Radis, Giacomo Gigantelli, Mahdi Khema, Daniele “Bud” Ancillotti… Ospiti ragguardevoli. Mi parli della gestazione dell’album e di queste collaborazioni?

EN: Premetto che la gestione di questo progetto mi ha dato delle emozioni incredibili, sia per la grande disponibilità degli ospiti e sia per la loro grande professionalità. La mia idea era quella di realizzare un prodotto semplice ma allo stesso tempo di grande impatto sonoro. Una possente base ritmica, supportata da un groove aggressivo, personalizzato di volta in volta dagli ospiti, ho pensato potesse essere la chiave giusta per "Heavy Sharing" . Quindi, una volta catturate le caratteristiche di ogni ospite ho cercato di realizzare per ognuno di loro una base ritmica, dove potevano poi costruire un testo ed una melodia. Elemento importante che voglio sottolineare è che nessuno conosceva il proprio brano. Questo ha dato il valore aggiunto a tutto il lavoro.

LDP: Sei una figura di riferimento del metal italiano, memoria storica ma sempre pronto a rimetterti in gioco: questo progetto ne è la riprova. Ne approfitto per chiederti che cosa pensi della scena metal italiana di oggi e quali sostanziali differenze trovi con quella che ti accolse agli inizi della tua carriera.

EN: La scena metal italiana è sempre in divenire; ne sono la riprova i tanti Festivals che si propongono e le tante nuove proposte. Noto anche con piacere che c'è un ritorno di molte band del primo periodo, quindi una nuova linfa che si rigenera. La sostanziale differenza tra il periodo degli anni 80/90 e oggi è sostanzialmente Internet. Questo mezzo ha stravolto la comunicazione e le opportunità. Tutto è visibile in tempo reale a chiunque, anche se alle volte con la stessa velocità scompari.

LDP: Domanda che non posso non farti, ci racconti dei tuoi inizi e della scelta del basso? Quali bassisti ti hanno maggiormente influenzato e quali, nella scena attuale, ritieni i migliori in ambito metal?

EN: Nasco come bassista, anche se da ragazzino ho iniziato studiando contrabbasso. Da ragazzino, la scelta dello strumento mi è stata stimolata dall' ascolto delle prove del gruppo beat di mio cugino, i Gens (gruppo famoso in Italia negli anni settanta con il brano "In fondo al viale"). Il loro bassista aveva un Vox con un suono molto intenso e penetrante e lì ho razionalizzato che quello era il mio strumento. Dopo, crescendo, i bassisti che maggiormente mi hanno influenzato sono stati fondamentalmente il grande Mel Schacher dei Grand Funk, che aveva un suono ruvido e innovativo, come pure il fantasioso John Entwistle degli Who, ma senza dimenticare il funambolico Phil Lynott dei Thin Lizzy. Della scena attuale metal mi piace ricordare Cliff Burton dei Metallica, Steve Harris, uno dei migliori bassisti ritmici, e per affetto oltre che per stima Lemmy dei Mothoread.

LDP: Vorrei anche una tua opinione sulla situazione del mercato discografico metal in Italia e, per esteso, in genere. Innanzitutto, cosa pensi della “liquidità” della musica, delle “strategie di download”? Pensi che il supporto fisico possa essere veramente in via d’estinzione? Credi che l’heavy metal possa contare ancora su uno zoccolo duro che possa preferire l’album in vinile ed in cd? Vedi una guerra possibile tra la realtà del download ed il diritto d’autore?

EN: Le nuove tecnologie sicuramente hanno modificato il mercato del supporto fisico Cd e Vinile, ma di contro hanno favorito una maggiore diffusione e anche un mercato nuovo, dalle regole differenti. Il mondo è cambiato e quindi bisogna adeguarsi a queste nuove regole. Il supporto fisico, soprattutto il vinile, credo non andrà mai in estinzione, non fosse altro per il mercato del collezionismo e ne noto anche un ritorno. L' Heavy Metal sicuramente si presta molto al vinile, questo è anche dimostrato da alcune recenti produzioni. Per i diritti d'autore c'è un po' di confusione nelle procedure, specialmente nella Siae, comunque spero che in un prossimo futuro non si faccia una guerra, ma un accordo chiaro tra i download e i diritti d'autore.

LDP: In “Heavy sharing” l’uso del basso è molto differente dalle scelte tipiche e dall’estetica generale dei dischi solisti di bassisti dell’area hard. In genere, da un disco solista di bassista metal ci si aspetta un’esuberanza strumentale che può patire in termini di creatività. Le tue linee, solide e sorrettive, sono molto potenti e concedono un minimo spazio al virtuosismo, il pezzo in cui giochi di più su questo è “Ai confini del mondo”, sostenuto da un’efficace base elettronica. Ti sei soffermato sul suono e sulla struttura dei pezzi, scelta che ci piace, invece di indugiare magari in un hard rock di maniera con assoli di basso, come appunto accade spesso. Mi dici come consideri debba essere, per così dire, il basso nell’heavy metal? C’è secondo te una contrapposizione tra bassisti di scuola Geezer Butler e gli innovatori di fretless a sei corde nel death, nel black, etc? E c’è una REALE contrapposizione, volendo fare solo due nomi, tra uno come Ian Hill e Steve DiGiorgio?

EN: È vero, in Heavy Sharing l'uso del mio basso non è basato su virtuosismi ma piuttosto su costruzioni ritmiche che poi credo sia la mia caratteristica. Ho cercato di dare al basso un ruolo portante, centrale ed anche essenziale a supporto delle voci. Il basso nell' Heavy Metal deve avere ed ha un ruolo fondamentale di supporto con la batteria alle dinamiche ritmiche del brano. Costituiscono la base solida d'impatto sonoro e il groove del brano, anche perché senza questo le chitarre, che sono l'emblema e la caratteristica del metal, non avrebbero modo di uscire dal brano e dare la sferzata tipica al sound. La mia scelta di andare fuori dagli schemi classici del Metal è stata sicuramente coraggiosa e comunque vuole essere anche un modesto esempio di come una solida base ritmica può, nella sua essenzialità, dare lo stesso groove ed essere in equivalenza con i canoni propri del Metal. Nel brano "Ai confini del mondo" mi sono messo alla prova e in discussione su un pezzo di elettronica. Personalmente lo trovo giusto anche perché la musica ha bisogno di sperimentazioni. Oggi il basso ha avuto le sue evoluzioni, certo dalle solite 4 corde oggi arriviamo ad usarne fino a 6. Personalmente ho avuto poca esperienza con bassi a 5 e 6 corde. Sì, è vero, danno una maggiore disponibilità di sonorità e spesso sono molto utili, ma attenzione alle mode. Personalmente sono un bassista da 4 corde classiche, ruvide "Rotosound scala 45-105"... Steve DiGiorgio (Testament, Death) è un bassista dall'impatto sonoro immediato, deciso, con un suono aggressivo e moderno, e lo preferisco oggi all'ascolto, senza togliere nulla al grande Ian Hill (Judas Priest), il quale ha fatto scuola per quanto riguarda il come usare il basso nel tessere una ritmica di base, senza fronzoli ma essenziale nel creare le strutture giuste per le chitarre. Se c'è fra loro una contrapposizione? Credo che siano complementari e comunque due grandi a cui va il mio assoluto rispetto.

LDP: Utenza e pubblico italiano. Il paese, musicalmente parlando, è funestato da oscene trasmissioni spesate e direzionate da major sempre più orientate verso la banalità di un pop urlato senza nessun’anima. I più catastrofisti dicono che l’Italia non è mai stato un paese davvero rock. Tu cosa risponderesti su questo? Il rock, ed in particolare il rock duro, è stato e sarà sempre di nicchia in questo paese?

EN: È una vecchia storia! Il Rock in Italia oggi è una realtà, a differenza dagli anni 60/70 dove eravamo in una fase di "apprendimento" anche se nel Progressive eravamo più in linea. Comunque, il nostro Paese ha radici diverse dagli altri Paesi Europei e d'oltre oceano. Non dobbiamo dimenticare la musica lirica e la musica napoletana degli anni '30 e del dopoguerra che hanno segnato nel bene e nel male il nostro background culturale. Una cosa è certa: la melodia della musica italiana è riconoscibile ancora oggi e anche il Metal Made in Italy lo porta nel suo dna e sicuramente questo è un valore aggiunto. Cosa diversa è il mercato discografico che ha regole legate al marketing più bieco e più di massa che non presta troppa attenzione alle proposte più alternative. Questo ci sta in una società consumistica, ma noi che viviamo anche di tanta passione, possiamo orientare un po' il mercato del Metal, soprattutto con la nostra partecipazione, perché solo con il supporto sempre più presente riusciamo a innescare sempre maggiori interessi.

LDP: “Heavy Sharing” (titolo molto significativo) esce per la Buil2Kill. Che puoi dirci di questa label? Tu in passato, con Unreal Terror, The Black, Akron hai lavorato con la storica Black Widow. Pensi che label specializzate in Italia debbano affrontare una sorta di “prova di resistenza” per restare coerenti a ciò che intendono proporre?

EN: Nel titolo c'è l'essenza della mission del progetto "insieme in condivisione in nome del metal”. Aver incontrato i ragazzi della Buil2Kill /Nadir Music è stato molto costruttivo. Loro sono molto professionali e soprattutto si respira una bella aria e si riesce ad avere condivisioni senza ombre alcune. Con la storica Black Widow c'è sempre un discorso aperto per via dei The Black. In Italia viviamo di prove di resistenza in diversi campi e quindi anche le label devono fare i conti con tutto questo, ma loro sono vincenti, perché oltre all'abnegazione e al lavoro, senza trascurare il marketing, hanno come valore aggiunto la passione e il credo.

LDP: Nel tuo lavoro solista, come dicevamo, ci sono dieci singer per dieci pezzi diversi. Hai in programma un tour e pensi di coinvolgere qualcuno di questi ospiti illustri anche nella tournée?

EN: Ci sto lavorando, non è semplice ma qualche data si farà. Tutto dipende dalla disponibilità degli ospiti. Comunque ci sarà un Tour Clinic dove presenterò il cd suonando su una base.

LDP: Ora ti chiedo, e sono molto curioso di questo, la tua strumentazione attuale. Collezioni anche strumenti?

EN: La mia strumentazione attuale da tour comprende un Fender Precision del 74, un Kramer del 83 è una Esp più fresca del 2001. Corde rigorosamente Rotosound scala 45-105. Uso anche una pedaliera della Pearl con vari effetti e sono molto affezionato ad un vecchio Overdrive per basso PD7 della Ibanez che ho usato in qualche brano di "Heavy Sharing". In studio e a casa ho anche un basso Ibanez sempre a 4 corde per provare nuovi riff oltre ad un basso acustico Fender. Mi accompagna da ragazzino il mio vecchio contrabbasso con cui ho iniziato. Una chitarra Yamaha e una Ovation, entrambe acustiche, fanno da accompagnamento. Mi dispiace di non avere con me i miei primi strumenti e soprattutto il mio primo basso elettrico, che i miei mi comprarono in terza media, un meraviglioso Ariston modello Hofner (forma di violino): è proprio con quello che ho iniziato le prime note.

LDP: Non ti lascio sfuggire una breve e libera domanda alla Nick Hornby: senza preclusioni di genere e numero, mi dici i tuoi dischi fondamentali, quelli cui non potresti mai e poi mai rinunciare?

EN: Mi va di citarti album che sono stati molto importanti per la mia crescita: “Are you Experienced"di Jimi Hendrix (genialità ed evoluzione), "Paranoid" dei Black Sabbath (nascita del doom), "Grand Funk" dei Grand Funk (Railroad) (affascinanti nella loro essenzialità e un grande suono di basso) e poi “In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterfly (metal e psichedelia).

LDP: Ultima domanda, prima di lasciare un saluto ai tuoi numerosi fan. Domanda che non ho mai fatto a nessun altro musicista e che inauguro qui con te: vuoi consigliare, oltre al tuo disco notevole che consiglio io in prima persona, cinque dischi che ogni buon metaller appassionato di basso elettrico dovrebbe ascoltare?

EN: Non è semplice indicare dei suggerimenti, comunque i primi cinque dischi che mi sento di proporre in maniera istintiva sono "Kill 'em All" dei Metallica con un grande Cliff Burton al basso, "Into Glory Ride" dei Manowar con un poderoso Joey De Maio, "The Gathering" dei Testament con l'innovatore Steve DiGiorgio e il suo fretless bass, "Powerslave" con il poliedrico e grande ritmico Steve Harris, e non posso non citare "Ace of Spades" dei Motorhead con il granitico e ferruginoso basso di Lemmy Kilmister.



ENIO NICOLINI MAIN DISCOGRAPHY

Unreal Terror
HEAVY AND DANGEROUS 1985
HARD INCURSION 1986
Song "Pulling the switch" su ROCK MEETS METAL (Compilation) 1987
 
The Black
ABBATIA SCL CLEMENTIS 1993
REFUGIUM PECCATORUM 1995
APOCALYPSIS 1996
Song "Suspiria et..." su E TU VIVRAI NEL TERRORE (Compilation) 1997
GOLGOTHA 2000
PECCATIS NOSTRIS/CAPISTRANI PUGNATOR 2004
GORGONI 2010
 
Akron
"Il mulino delle donne di pietra" su E TU VIVRAI NEL TERRORE (Compilation) 1997
LA SIGNORA DEL BUIO 2000
IL TEMPIO DI FERRO 2002

Sloe Gin
A MATTER OF TIME 2013

Secret Tales
L'ANTICO REGNO 2014

Enio Nicolini
HEAVY SHARING 2014 
Libri
ROCK N FOLLIA 1997 Edizioni Tracce (Illustrazioni by MARIO DI DONATO)


©Luca De Pasquale/Manuela Avino 2015

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