17/12/15

Il pesce di traverso. Asti Gancia per tutti.


Di notte la città in lontananza sembra una specie di presepe. Ma, forse, la scena è stata vista già troppe volte. Ho sempre la sensazione che il giorno dopo troverò gli addetti del comune ad arrotolare festoni, a staccare prese, a sostituire ghiotti inviti a veglioni di capodanno con facce ottuse di amministratori e relatori di conferenze.

In città c'è tanta voglia di rinascimento. Un fervore palpabile e distinguibile da chilometri. C'è voglia di riscatto con qualche sfumatura di redenzione. C'è voglia, in giro, di roba edificante. Edificante. Costruttiva. Una smania che fa muovere persone, idee, voglia d'espressione, una smania che accalora da morire quelli che si sentono sulla sponda giusta. C'è voglia di storie positive. Di piccoli miracoli di resistenza. Questo è uno dei tanti motivi per cui siamo invasi da una sorta di narrativa da riporto, una letteratura-parrucchino. La mia città, ma non è certo la sola, è stata invasa non dagli alieni -l'effetto sarebbe stato più divertente- ma da ogni specie di individuo affetto da spirito costruttivo presente sul territorio regionale e forse nazionale.
Artisti che si declamavano impegnati ed incorruttibili presenziano ad ogni sorta di inaugurazione, celebrazione, festa di piazza, festa del libro rilegato, festa dei galeotti recuperati, festa del caratterista che ha recitato la parte del camorrista buono, festa dello scrittore monumento regionale, cittadino, quartierale, condominiale. Si scopre una targa per un poveraccio ucciso durante una rapina, ed ecco che l'artista schierato e incorruttibile è lì, probabilmente a vomitare luoghi comuni contro un sistema che ha in testa solo lui. Ossessioni accresciute da un vittimismo epocale e mai sanato.
Non ho mai amato gli urlatori di verità accecate in partenza. Non ho mai amato i finti ribelli con il conto in banca pingue e le royalties garantite. Non sono loro i miei eroi. Non li ho mai presi sul serio.

In questa volontà di vedere e vivere cose belle, le persone spesso dimenticano di tirare lo scarico nel cesso di casa. Nelle loro sommarie santificazioni dimenticano sempre di bonificare qualcosa. E la puzza di merda, di vomito rimangiato e di tare caratteriali è sempre quella. Quell'odore zuccheroso, nauseabondo, che porta con sé un'imbarazzante scritta perenne: RIMEDIO. Loro cercano di rimediare. Ci provano. Chi non si accoda è un disfattista schifoso, un caso perso. Per molti esiste un solo tipo di lotta. Un solo tipo di giustizia. Un solo tipo di arte popolare. Loro dicono che il popolo vincerà sempre e comunque; io dico che il popolo ha permesso l'espansione di una second life qualunque di fantocci e persuasori neanche occulti. Ma chi se ne fotte, poi? Metti le lenticchie in tavola, che portano soldi. Sistema bene il puntale sull'albero. Sistema meglio il puntale nel culo del nemico immaginario. Fuori i nomi dei corrotti. Fuori i nomi dei maiali. Intanto abbuffiamoci, che è Natale. Indigniamoci, ma diamoci sotto con il pesce la sera della vigilia. La mattina dopo il cesso sarà intasato, ma la coscienza sarà rimasta convinta, l'unico organo intangibile da non mettere in discussione.

E intanto.
Intanto ci sono quelli cui le cose stanno girando. Te ne accorgi perché stanno zitti. Improvvisamente zitti. Non protestano più. Ma non sognano neppure. Hanno la pagnotta calda in bocca e preferiscono non salutarti, non sorridere. Ti inviano dei segnali, ma sono timidi. Perché sono soddisfatti e hanno paura di confrontarsi con i tuoi incubi. I tuoi incubi, quelli all'olio di ricino, quelli non conservati nella riserva dell'ideologia e della fede, quegli incubi che ti fanno sembrare un relitto anche se stai bene, perché stai seguendo quel che senti. I tuoi incubi inutili, che a quelli con la pagnotta calda in bocca sembrano dei maniaci con il cazzo duro di fuori davanti ad una batteria di bambine.
In questo momento storico di ossessione per l'edificante, gli incubi sono pornografia sociale, vanno stroncati; e chi lotta senza un quartier generale continuerà a scrivere, suonare, girare film e parlare per pochi intimi.
D'accordo. Ci stiamo. Accettato questo compromesso. Questo si accetta: la marginalità. Anzi, come diceva un tizio molto intelligente, accettiamo di sembrare crepuscolari, umbratili, paradossalmente d'élite nel nostro vagare a vuoto mentre si scoprono targhe, mentre falsi eroi tutti di un pezzo arringano il malcontento incurabile del cittadino incazzato.

Classi povere che amano i ricchi. Individui narcotizzati innamorati del benessere storpio che ci farà morire meglio. Consumismo scacciapensieri. Poltrone che assorbono lo scacazzo delle insicurezze. Capitalismo illuminato, ma io preferisco dire capitalismo che illumina le sue sole stanze. Populismo becero per passaparola, per selfie, per artisti di regime che simulano la rivolta. Controverso garantismo da anime pie. Regole ambientali ed ecologiche che valgono solo per il proprio giardino. Votare bene, votare giusto. Votare ciò che serve e chi serve. Deridere sommariamente il vecchio gusto dell'ideologia riottosa, quella con pochi mezzi ma forse sincera. Tutto si annulla nel “Buon Natale” indistinto che si manda a più destinatari. Che tu ti stia suicidando o che tu stia baciando con la lingua, buon Natale a te e famiglia. Mille di questi giorni, mille di questi culi. Mille di quegli accomodamenti sostanziale. Mille di quei miglioramenti. Accenditi il tuo Dio al neon, ti suggeriscono, mettiti a pregare e vai pure a farti fottere. Io sono d'accordo su tutto, perché le fratture servono. Le fratture sono vita, mentre le fritture nei giorni santi finiscono solo nel tubo fecale.

Quelle che a tanti sembrano tenebre, in realtà sono coppe di champagne. Anzi, di spumante. Per il tempo che resta. Forse coerenti con la sordida sconfitta iniziale. Forse soli nella sala d'attesa senza garanzia di essere ricevuti. Forse imbecilli e non in attivo negli affari. Forse liberati definitivamente da questa mania della nobiltà d'animo e di intenzioni.
Ci sta anche questo: sono tanti i girasoli. Qualcuno che si voti all'ombra, senza votare e senza prendere i voti, costituisce l'inutile cifra della differenza da determinare.

LdP, 17/12/2015





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